Identità, Amore e Risveglio Interiore. La vita che stai vivendo è davvero la tua?


Sara Squintu racconta come lo yoga e il respiro l’abbiano costretta a smontare l’immagine costruita di sé, trasformando il rapporto con il corpo, le emozioni e l’amore.

C’è un momento nella vita in cui qualcosa si incrina. Non sempre è un crollo visibile. A volte è solo una sensazione sottile: vivere giornate intermin(abili, correre senza sapere verso cosa, sentirsi disconnessi dal proprio corpo e dalle proprie emozioni.
Per Sara Squintu quel momento è arrivato tra il 2016 e il 2017.
Oggi si occupa di comunicazione, attività che riempie gran parte delle sue giornate. Ma il cuore del suo percorso è altrove: nello yoga, nell’Ayurveda, nella formazione continua e nella ricerca interiore. È insegnante certificata con un diploma avanzato di 760 ore e operatrice ayurvedica tradizionale, dopo un percorso biennale concluso nel 2022. Eppure, la sua storia non nasce da una vocazione spirituale precoce.
Nasce dallo stress.
Prima dello yoga, Sara lavorava in un’agenzia pubblicitaria. Le sue giornate iniziavano alle dieci del mattino e terminavano alle nove di sera. Undici, dodici ore di lavoro continuo. Nessuno spazio per lo sport, nessuna reale connessione con il corpo.
“Ero totalmente disconnessa da me stessa. Non sapevo nominare le mie emozioni. Vivevo solo nella testa.”
Il primo incontro con lo yoga fu quasi casuale. Cercava Pilates, trovò un centro yoga vicino casa. Entrò in una lezione dedicata al primo chakra, il centro simbolicamente legato alla radice, alla stabilità, alla sopravvivenza.

“Ricordo che ero estremamente mentale. Quella lezione mi ha riportata nel corpo. E alla fine, lavorando sul respiro, un dolore allo stomaco che mi accompagnava da tempo è sparito. Lì ho capito che questa era la mia disciplina.”
Per Sara, il respiro è stato il punto di svolta.
Non solo in senso spirituale, ma anche fisiologico. Il modo in cui respiriamo influenza direttamente il sistema nervoso, il livello di stress, la percezione del pericolo. Rallentare il respiro, allungare l’espirazione, significa inviare al cervello un messaggio preciso: sei al sicuro.
“Le emozioni influenzano il modo in cui respiriamo, ma il modo in cui respiriamo influenza il nostro stato d’animo. È uno scambio continuo.”
Nel tempo, la pratica le ha insegnato a riconoscere le emozioni senza contrastarle, a sentirle nel corpo e lasciarle fluire. Non per diventare “zen”, come lei stessa ironicamente precisa, ma per creare una distanza consapevole tra ciò che accade e la reazione automatica.
“Prima non ero zen e ne soffrivo. Ora magari non sono zen, ma me ne accorgo…E questo cambia tutto.”
Curiosamente, il primo vero incontro di Sara con lo yoga, avvenuto anni prima, era stato un rifiuto.
“Allora avevo un’immagine di me molto razionale. Tutto ciò che non potevo vedere e toccare mi sembrava superstizione.”
Identificata fortemente con un ruolo sociale e con un’idea di sé costruita intorno alla razionalità, non era pronta a mettere in discussione quella struttura.
“Se mi fossi aperta a quella dimensione, avrei dovuto smontare l’immagine che avevo costruito di me stessa.”
Eppure, la vita l’ha portata proprio lì, non per moda, non per tendenza, ma per necessità. Per sopravvivere a un ritmo che non era più sostenibile.
Il percorso nello yoga ha influenzato anche la dimensione relazionale. Sara è sposata da meno di due anni, ma sta con il suo compagno da undici. Ed è proprio durante quella relazione che ha iniziato la sua ricerca.
“Oggi mi chiedo ogni giorno se scelgo ancora questa persona. Non per dubbio, ma per lucidità. La consapevolezza ti porta a scegliere, non a restare per abitudine.”
La pratica le ha insegnato a distinguere tra l’immagine iniziale di qualcuno e la realtà che si rivela nel tempo. A rimanere presente, non attaccata a una proiezione e Sara sceglie ogni giorno suo marito in maniera consapevole.
Accanto allo yoga, l’Ayurveda ha ampliato la sua visione del benessere, soprattutto sul piano dell’alimentazione e della prevenzione.
“Mi ha insegnato ad ascoltare il corpo anche attraverso il cibo. A distinguere tra gola e reale beneficio.”
Non parla di guarigioni miracolose, ma di trasformazione del rapporto con sé stessa. Postura diversa, energia diversa, percezione diversa delle proprie necessità.
“La mia giornata cambia completamente nei giorni in cui non pratico.”
Se c’è un messaggio che Sara desidera condividere, è semplice ma radicale: tornare al proprio nucleo profondo.
“Non è una moda. Non è per diventare migliori degli altri. È per allinearci con ciò che siamo davvero.”
Per lei, la ricerca interiore significa togliere strati di condizionamento, smontare immagini costruite, interrogarsi su chi si sarebbe stati senza tutte le sovrastrutture accumulate nel tempo.
“Credo che ognuno di noi abbia un progetto dell’anima. E che andare verso il proprio centro sia la chiave per stare meglio nel mondo, con sé stessi e con gli altri.”
La sua non è una storia di fuga dalla realtà, ma di integrazione. Di una donna che non rinnega il mondo materiale, ma smette di identificarsi solo con quello.
Una scelta quotidiana. Consapevole. Imperfetta. Viva.
Dott.ssa Grazia Carolina Menza
Biotecnologa Agro-Alimentare e Industriale
Facilitatore Mindfulness, Ideatrice del metodo Pilat Tonic
Rubrica GCM · Scienza del Benessere