Missione italiana di archeologia: rinvenuto in Pakistan un antico monumento buddhista

Nel 2002 iniziarono degli scavi illegali al centro del sito, nei quali furono coinvolti anche esperti scavatori, e forse anche trafficanti stranieri. Gli oggetti scavati sono stati contrabbandati e venduti sul mercato antiquario internazionale

Scoperta storica in Pakistan per la missione archeologica italiana: a Barikot, nella valle dello Swat (Nord), dove è stato rinvenuto un antico monumento religioso buddhista, risalente al III secolo a.C.: una scoperta senza precedenti che getta nuova luce sull’organizzazione architettonica e la vita nell’antica città pachistana, sui “legami” tra i sovrani greci dell’epoca e il Buddhismo ma anche sull’espansione della religione in tutta la regione. Il Direttore della missione archeologica italiana in Pakistan dell’Ismeo (Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente), il professor Luca Maria Olivieri dell’Universita’ di Venezia Ca’ Foscari (dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea), che ha eseguito gli ultimi scavi del 2021 a Barikot, in collaborazione con altri enti italiani, con il dipartimento provinciale pachistano di archeologia e con i musei locali, ha dichiarato a Rainews: “Lo scavo di quest’anno ha dato risultati importantissimi per la nostra conoscenza del sito, l’antica Bazira degli alessandrografi. Gli altri risultati di quest’anno hanno un valore storico ben più vasto. Lo scavo completo dell’acropoli, e la scoperta di una delle porte urbiche nonché di uno degli assi viari dell’antica città, sono fondamentali per la comprensione di un grande sito urbano del Gandhara del primo millennio d.C.”

In questi anni sono stati scoperti il tempio induista di epoca Shahi (700-1000 d.C.) e messa in luce in tre trincee l’intera sequenza culturale dell’acropoli dal Calcolitico (1700 a.C.) fino al periodo ghanavide (1020-1080 d.C.). Nel 2001, degli attivisti pro-talebani hanno cercato di distruggere il tempio Shahi sulla sommità dell’acropoli. A seguito di ciò la Missione decise di interrare il tempio in modo da salvarlo da ulteriori danni e distruzioni.  Nel 2002 iniziarono degli scavi illegali al centro del sito, nei quali furono coinvolti anche esperti scavatori, e forse anche trafficanti stranieri. Gli oggetti scavati sono stati contrabbandati e venduti sul mercato antiquario internazionale. Questa pratica è continuata fino al 2008 quando l’esercito fece dell’acropoli una base militare contro i talebani e gli scavi illegali non furono più possibili e quindi cessarono. I lavori di scavo legali sono stati ripresi dalla Missione nel 2009 che li ha continuati fino ad oggi. Durante questo periodo, dal 2009 al 2021, sono state effettuate 21 stagioni di scavo, tra cui dal 2011 al 2017 quello nel quartiere sud-ovest della citta’ antica.  E’ stato determinante l’intervento di recupero della missione italiana guidata da Olivieri, che ha nel 2012 ha ultimato il restauro del celebre Buddha di Jahanabad, statua enorme costruita nella roccia 1.500 anni fa, che i talebani tentarono di distruggere nel 2007. 

Dal 2021 all’ISMEO si è unita l’Università di Venezia Ca’ Foscari. Gli ultimi scavi a Barikot sono stati diretti dal Prof. Olivieri con la collaborazione della vice-direttrice Dr. Elisa Iori (Max-Weber-Kolleg, Erfurt), del Dr. Michele Minardi (Universita’ di Napoli L’Orientale) e del Prof. Massimo Vidale (Universita’ di Padova), con fondi ISMEO-Ca’ Foscari Universita’ di Venezia, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Max-Weber-Kolleg/Erfurt, Universita’ di Padova. Gli scavi sono stati autorizzati da una licenza di scavo emessa dalle autorita’ competenti (DOAM) e sono stati eseguiti sotto la sorveglianza di rappresentanti governativi Mr Faiz-ur-Rahman (Assistant Director, Curator Swat Museum) e Nasir Khattak (Gallery Assistant, In-charge Reserve Collection Swat Museum).

Il professor Olivieri sotto linea anche un’altra scoperta quella ” di un edificio di culto buddhista come quello trovato nel settore BKG 16, al centro della città, ha implicazioni ben più vaste, che riguardano la prima diffusione del Buddhismo nel Gandhara, quasi duemila chilometri a occidente dalla patria del Buddha. Durante lo scavo sono state portati alla luce centinaia di frammenti di sculture buddhiste in pietra, argilla e stucco, di varie epoche, nonché iscrizioni dedicatorie su pietra e ceramica, di cui la più antica è della fine del I secolo a.C.”

Guardando al futuro, Olivieri prospetta che nei prossimi anni le attività si concentreranno ancora a Barikot, dove occorre non solo scavare ma anche restaurare, e su un nuovo sito dell’età del Bronzo rinvenuto sempre nello Swat. Un altro filone di studi, nel quale è molto attiva la Ca’ Foscari di Venezia, è quello degli studi sul paleo-clima e gli effetti del cambiamento climatico su insediamenti, produzione agricola e persino sul Buddismo, durante alcune fasi-chiave del primo millennio avanti e del primo dopo la nostra era.  

La collaborazione tra Italia e Pakistan nel campo archeologico risale al 1955 quando la Missione italiana, la prima straniera nel Paese, venne fondata da Giuseppe Tucci. Nel 2025 la Missione celebrerà i 70 anni di ininterrotta attività. Le scoperte storiche sono le ultime di una lunga serie di ritrovamenti e restauri ad opera della storica Missione Archeologica Italiana in Pakistan dell’ISMEO, che ha iniziato le sue ricerche a Bir-kot-ghwandai (Barikot) nel 1977, anno in cui il professor Giorgio Stacul dell’Universita’ di Trieste scoprì le fasi più antiche del sito (1700-800 a.C.).  Nel 1984 furono poi trovati i resti della antica città di Bazira di Alessandro Magno nota dalle fonti greche e latine, sotto la direzione del professor Pierfrancesco Callieri dell’Università di Bologna. Dal 1985 al 1992 la ricerca si è invece concentrata sui settori meridionali delle mura di età indo-greca (c. 150 a.C.). Dal 1993 al 1995, è stata condotta un’indagine di superfice su tutta l’area al termine della quale, nel 1996, il terreno dell’acropoli della città antica fu preso in affitto. Dal 1998 al 2000, sono stati effettuati scavi sull’acropoli di Barikot.

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