Cinque lauree con lode, 26 anni e un libro che spiega il suo metodo: «Il segreto è la motivazione. Farsi il mazzo (di carte) e camminare»

Cinque lauree con lode in quattro mesi e un titolo mondiale. 150 esami, 1 esame a settimana, media del trenta. Segni particolari: 26 anni, un metodo di studio infallibile (ora raccontato in un libro “Il metodo geniale”, in libreria dal 25 gennaio). E un obiettivo: sconfiggere un giorno le malattie neurodegenerative. Lui si chiama Giulio Deangeli e nel 2020 si è laureato in Medicina, Biotecnologia, Ingegneria, Biotecnologia molecolare. Più un diploma d’eccellenza della scuola sant’Anna in scienze mediche. Oggi sta facendo un dottorato di ricerca in neuroscienze cliniche a Cambridge, selezionato tra oltre 23mila candidati.«Non servono superpoteri, basta la motivazione. Quando apro un libro di una materia completamente nuova, percepisco due cose: quanto sia ignorante, e quanto quella materia sia utile. Per superare quello che io chiamo il “momento capra”, mi metto a studiare»

Grazie a quello che lui chiama “un salto mortale” è riuscito a laurearsi contemporaneamente. L’articolo 142 del regio decreto n. 1592 del 1933 – che ora si sta cercando di abrogare – impedisce agli studenti italiani di essere iscritti contemporaneamente a due percorsi universitari, ma non vieta di dare esami extra curricolari. «Anzi, è permesso dallo Statuto dell’Università di Pisa».

Figlio unico, di Este (Padova), mamma professoressa di inglese, papà veterinario. Ogni estate della sua adolescenza l’ha passata a studiare all’estero: Australia, Nuova Zelanda, USA, Canada, Germania, Uk, Francia, Svizzera. A 18 anni, Giulio rappresenta l’Italia al campionato mondiale di Neuroscienze, presso il Congresso Mondiale di Neurologia:  conquista il secondo posto. È un record. «A 19 anni, sono arrivato a Pisa, spinto dalla passione per la ricerca. Lì ho conosciuto la storia di Carlo Maria Rosati, unico italiano fino a quel momento ad aver preso due lauree e ho iniziato a pensarci».

Nel 2016 Giulio vince una borsa di studio e va a Cambridge. Lavora con Maria Grazia Spillantini, la biologa italiana che nel 1997 ha scoperto la proteina del Parkinson, tra le miglior allieve di Rita Levi-Montalcini.

Nel 2018 vince un’altra borsa di studio. È la volta di Harvard, unico italiano nella storia dell’università ad aver partecipato a questa borsa di studio. «A Harvard le mie ricerche sono state pubblicate su Science, e sono stato classificato nel top 5% degli Harvard alumni».

«Studiare dà super poteri»

«Studiare dà super poteri. Aggiunge strumenti potenti nel cassetto dei tuoi attrezzi, cosi quando affronti un problema lo risolvi in modo più efficace e più veloce. Mio nonno è morto per una malattia degenerativa. Io lo guardavo e mi sentivo impotente. Ho giurato a me stesso che avrei fatto qualcosa per l’umanità. Oggi abbiamo dei farmaci che alleviano i sintomi, ma quasi nulla che lavori sulle cause (un accumulo di proteine che invade il cervello)».

Intervisto Giulio in questo primo lunedì del 2022 e ascoltandolo penso che non potevo scegliere un lunedì migliore. Ride, è pieno di energia e di ottimismo. «È stata una pazzia ma mi sono divertito moltissimo». Lui è a Cambridge, in laboratorio, sta facendo un dottorato di ricerca in neuroscienze cliniche, è Vice-Chancellor’s Awardee, è stato selezionato tra oltre 23mila candidati: sta cercando di capire il viaggio che le proteine responsabili delle malattie degenerative fanno all’interno del corpo. Nel frattempo studia machine learning e intelligenza artificiale.

A fine gennaio sarà in Italia per presentare il suo primo libro. Si intitola “Il Metodo geniale” (Mondadori) ed è il metodo che lui ha usato per studiare, basato sui meccanismi del nostro cervello. «In tutti questi anni mi sono sempre sentito chiedere: come fai a studiare? Quante ore studi al giorno? C’è un metodo migliore di un altro? Cosi ho fatto cavia su me stesso e capito il metodo». Giulio di giorno fa ricerca, di notte scrive il libro.

Farsi il mazzo (letteralmente) «Uno dei miei metodi personali consiste nel “ farsi il mazzo” nel verso senso della parola. Mi costruisco un mazzo di carte, sul lato A scrivo la domanda, sul lato B la risposta. Poi le metto in tasca e mi interrogo, ad alta voce. Se conosco la risposta, butto la carta. Se non la conosco, metto da parte la carta, per interrogarmi nei giorni seguenti. Funziona. Numerose evidenze scientifiche mostrano che per ricordare un materiale lo devi manipolare, devi metterci del tuo, riscriverlo, fare delle dispense, ripeterlo ad alta voce… Ma c’è di più. La neurogenesi adulta, ossia quel meccanismo con cui gli adulti generano nuovi neuroni, funziona se ci si espone al movimento. Io ho percorso tutta Pisa. Prima degli esami facevo decine di vasche al parco delle Piagge, camminando mentre mi interrogavo e ripetevo ad alta voce. Chissà quanta gente mi ha visto e ha pensato: “questo è pazzo”».

Il metodo più utilizzato per studiare da tutti è quello di rileggere un testo. «Eppure è il più inefficace, soprattutto a lungo termine». Ma esiste un metodo diverso a seconda della materia? «Per studiare medicina, uno dei metodi migliori è ripetere ad alta voce, pur con alcuni accorgimenti importanti. Le formule di ingegneria, invece, devi ripeterle un numero di volte tale fino a che non riesci a esporre la formula senza usare nessun termine tecnico. Einstein diceva: devi saperla raccontare a tua nonna (cosa che io facevo molto spesso!). Per imparare l’inglese, sfrutta i momenti in cui ti stai riposando. Guarda i cartoni animati, lessico più semplice rispetto ai film, e spesso quei cartoni li abbiamo visti tutti e ce li ricordiamo» consiglia Giulio.

Perché hai fatto tutto questo?
«Una persona su 4 soffre di malattie neuro degenerative, che quadruplicheranno entro il 2050. Solo un approccio multidisciplinare e una mentalità corale ci aiuterà a risolvere i problemi. Non basta mettere due esami di matematica a biologia. Bisogna conquistare una “beautiful mindset”. Da medico devi buttarti in una corte di ingegneri e imparare per osmosi.

«I primi due anni ho fatto solo medicina, poi quando mi sono iscritto al primo esame di ingegneria, Analisi 1, il professore mi ha guardato e complimentandosi mi ha detto: seguimi. Mi ha portato davanti a un cartellone che diceva: “Ricercatore medico scopre l’integrale per la curva glicemica”. Era il 1993, si pensava che avesse inventato il metodo integrale che invece ingegneri e i matematici conoscevano da centinaia di anni».

Giulio è un ragazzo come tanti. Pratica sport, va al pub, parla tre lingue straniere fluentemente, fa volontariato. Ha ideato “A choice for life”, un percorso gratuito di orientamento all’Università per i ragazzi delle superiori.

Qual è il tuo segreto? «È la motivazione. Sono entrato in quel circolo virtuoso per cui non è una tortura studiare. Non conto le ore chinato sui libri».

«Il problema degli studiosi è l’esatto opposto: non avere abbastanza tempo per trarre tutto ciò che vorrebbero da quella specifica materia, ed essere obbligati a “fare economia” nel proprio budget di studio.

Il mio consiglio è di abbandonare per sempre in soffitta orologi, timer, sveglie. Parliamo di studio, un’attività meravigliosa».

Intanto, arriva la notizia che un altro giovane italiano, Samuele Cannas, 26 anni, si è appena laureato per la sesta volta. Ha seguito le orme di Giulio, il suo stesso percorso, un anno dopo. La grande bellezza dei nostri ragazzi.

Ecco la risposta ufficiale dell’Università di Pisa: “Giulio Deangeli non è mai stato iscritto a più lauree contemporaneamente, è vietato dalla legge. Ha sostenuto tutti gli esami come esami “in più” (tecnicamente si definiscono sovrannumerari) sfruttando l’art. 24 del Regolamento didattico dell’Università di Pisa il quale prevede che: “ “Tutti gli studenti possono frequentare anche insegnamenti di corsi di studio diversi da quello al quale sono iscritti, ad eccezione degli insegnamenti dei corsi di studio per cui sia previsto un accesso limitato ai sensi della Legge 2 agosto 1999, n. 264, e salvo, per questi ultimi, motivato provvedimento del Consiglio del corso di studi interessato”.

Deangeli ha avuto l’autorizzazione a frequentare insegnamenti di corsi di studio diversi da quelli a cui era iscritto. Una volta terminata Medicina si è iscritto a Biotecnologie, una volta laureatosi in Biotecnologie si è iscritto a Ingegneria Biomedica e poi a Biotecnologie Molecolari.

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