L’UNIVERSITÀ DI TORINO TORNA IN DAD. STUDENTI VACCINATI: CI SENTIAMO PRESI IN GIRO

Come purtroppo ben sappiamo, la chiusura di università e scuole è sempre avvisaglia di momenti peggiori. Infatti erano state le riaperture sempre più posticipate del febbraio 2020 ad accompagnarci verso il primo lockdown. Anche in questo caso, l’università di Torino fu una delle prime a chiudere battenti.

La mail del rettore

La comunicazione è arrivata ieri nella tarda serata, con una mail del rettore Stefano Geuna. La situazione epidemiologica è troppo grave per lasciare i propri alunni studiare e laurearsi in Università. Battendo velocemente la ritirata si è così deciso di lasciare chiusi gli ambienti universitari dal 7 fino almeno al 15 gennaio, lasciando la porta aperta ad eventuali aggiornamenti. Lezioni ed esami solamente a distanza, sedute di laurea anche in DaD. Rimarranno chiuse le aule studio, fondamentali in questo periodo dell’anno per gli esami della sessione invernale. Solamente i tirocini, a discrezione dei docenti, potranno continuare in presenza, ma con mascherine FFP2. Stesse direttive per le biblioteche. Anche il Politecnico annuncia la chiusura degli spazi universitari, ma lasciando ancora in balia gli studenti per quanto riguarda gli esami.

La risposta degli studenti vaccinati

Le risposte degli studenti all’annuncio si dividono in ipocondriaci e arrabbiati. Mentre alcuni accolgono quasi goduriosi la possibilità di rimanere a casa, altri sembrano voler scatenare l’inferno. Per quanto in tale situazione si potesse sperare in un risveglio, di fronte alle evidenti contraddizioni di un sistema tarlato, gli studenti super green passati si infuriano per i motivi sbagliati.

Chi è “completamente in regola e vaccinato” non dovrebbe avere problemi ad entrare in università, per quale motivo non dovremmo sentirci sicuri a fare la presenza? La possibilità di contagiarsi fra tutti vaccinati è veramente minima. Non è quindi possibile che ci sia di nuovo la necessità di chiudere, “ci siamo vaccinati per questo”. Tralasciando ormai le ovvie evidenze su come i vaccinati possano anche infettarsi e contagiare a loro volta, gli studenti rivendicano il sacro diritto di studiare e laurearsi, ma non si accorgono che questo diritto è già stato tolto ad una percentuale di loro. I non vaccinati devono infatti “pagare il pizzo” del tampone per poter andare all’università, per loro la Dad non se n’è mai andata.

Invece le proposte che emergono da alcuni studenti del Politecnico sono quelle di smettere con i controlli a campione e creare un portale apposito dove ogni studente dovrà caricare il proprio pass. Invece di aprire gli occhi ed accettare un ormai inevitabile convivenza con il covid, si sceglie autonomamente di auto schedarsi. Di fronte alla privazione dei diritti, si sceglie il controllo.

Gli studenti contro il pass

Filippo Adussi, degli studenti contro il green pass Torino ha dichiarato a Byoblu: “Il gioco non vale più la candela, si tratta evidentemente di una grave sconfitta. Il problema qui è stato palesemente di metodo. Se dopo due anni di politica emergenziale non riusciamo a superare certe misure che erano nate come provvisorie, e che evidentemente non lo sono, ci sono delle gravi responsabilità politiche su come l’emergenza è stata gestita. Credo che questa sia una tendenza non solo torinese, ma piuttosto generale e che è probabilmente destinata ad allargarsi”  

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