DOVEITALIAMILANOSPORTTORINO

Milan-Torino 0-1, rossoneri eliminati in Coppa Italia

Una rabbia del Diavolo. Pronti via e il primo obiettivo di stagione è già sfumato. Ai supplementari passa un Toro eroico, che giocherà i quarti di Coppa Italia contro la vincente di Fiorentina-Samp. Brutta batosta per il Milan, che al trofeo di Lega ci teneva: lo scudetto sarà una corsa in salita, col Napoli già a +7, quindi un piano B sarebbe servito come l’oro. Cuore Toro autentico, quello messo in campo dai granata di Juric, che vendicano la sconfitta ai rigori del 2021, sempre negli ottavi di Coppa Italia. Rimasti in dieci dal 70’ per l’espulsione di Djidji, hanno avuto il merito di tenere duro fino al 114’, quando l’hanno spuntata con una rete in contropiede di Adopo, classe 2000, servito da Bayeye, stessa età.

Doccia gelata, per il Milan. Sabato c’è il Lecce, gara crocevia per il campionato, mentre mercoledì 18 a Riad c’è il derby di Supercoppa (dove esordirà il fuorigioco semi-automatico). Servirà però un altro Diavolo, perché quello di ieri, complice il ricorso maxi ai riservisti, è uscito con le ossa rotte. Confermando ciò che già sapevamo: la rosa è corta, dannatamente corta. E i titolari giocando sempre sono stanchi. Maldini però ha ribadito che sul mercato non ci saranno movimenti: «Ci sentiamo competitivi, siamo campioni in carica, abbiamo ancora quattro competizioni da giocare e quindi non faremo grandi investimenti: nel mercato invernale non faremo praticamente niente — le parole del d.t. prima del match —. Ora ci concentriamo sui rinnovi. Sarà la settimana decisiva per il prolungamento di Bennacer».

Così invece su Leao: «Ci stiamo sentendo, ci sono le videochiamate e non dobbiamo incontrarci per forza di persona. Cercheremo di arrivare a una soluzione. Le due parti sembra che lo vogliano e ora vogliamo provare a chiudere». È fondamentale: da Rafa dipende il futuro del Milan. Ma basterà per dare la caccia alla seconda stella?

Al Diavolo serviva una scossa, dopo la batosta del pareggio choc con la Roma in campionato. Non solo: serviva anche far tirare il fiato a qualche titolare, specie ai più stanchi, come Giroud, Hernandez, Leao, Bennacer e Calabria. È infatti un Milan sperimentale quello scelto da Pioli, sia negli interpreti sia nell’insolita disposizione tattica: difesa a tre, in attacco fiducia a De Ketelaere, che si gioca una grande chance da prima punta.

L’avvio però è dei granata, che partono meglio e con Lukic costringono Tatarusanu a un’uscita decisiva. Il Milan è un diesel e impiega quasi mezz’ora ad accendersi, lo fa con Cdk che gira di testa un corner di Tonali e centra il palo. I ritmi sono alti, nonostante il freddo. C’è equilibrio. A metà ripresa entrano Leao e Messias, il brasiliano prima va a tanto così dal colpaccio con un pallonetto fuori di niente e poi fa espellere Djidji, già ammonito. In dieci il Toro inevitabilmente indietreggia, anche perché Pioli mette dentro pure Giroud, Hernandez e Bennacer. Ma i granata resistono. Con energia, fisico, corsa, coraggio. Giù il cappello alla squadra di Juric, che ha fatto un’impresa. Ma il Milan ha le sue colpe. Enormi.