ARTE & LIBRIESTEROITALIAORIZZONTI D'ARTE

La Gioconda: l’eco silente di un genio, vibrazione eterna nell’anima immortale di Leonardo da Vinci.

Orizzonti d’arte a cura di Annalisa Di Maria

Annalisa Di Maria, originaria di Alessandria, è studiosa, curatrice artistica ed esperta internazionale d’arte specializzata nell’iconografia pittorica rinascimentale. Membro del Comitato di esperti del Club per l’UNESCO di Firenze.

Foto 1 Autoritratto di Leonardo vicino al volto della Gioconda

Nel mio volume d’esordio, pubblicato nel 2019 in concomitanza con le celebrazioni dedicate a Leonardo da Vinci, esploro il ruolo cruciale e la valenza profondamente personale che la Gioconda rivestì nell’opera del maestro.

Il Vasari cosi testimonia il quadro di Leonardo:

“Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Mona Lisa
sua moglie; e quattro anni penatoui lo lasciò imperfetto, la quale opera hoggi
è appresso il Re Francesco di Francia in Fontanableo”
Contemporaneamente alla prospettiva vasariana, rileviamo la testimonianza, universalmente nota, di un evento del 1517, anno in cui Leonardo esercitava notevole ascendente presso le corti europee: il 10 ottobre, il cardinale napoletano Luigi d’Aragona (discendente di Enrico d’Aragona e nipote del re Ferrante I), si recò ad Amboise per incontrare l’artista, durante un viaggio – dal maggio 1517 al marzo 1518 – di carattere politico e diplomatico, finalizzato alla visita di molteplici stati e città europee, accompagnato dal segretario Antonio De Beatis, originario di Molfetta e definito “Clerico Melfitano”. Riportiamo dei passi del diario, redatto dal De Beatis, dove
Leonardo, sessantaquattrenne, mostra le opere e disegni che aveva
con se ad Amboise ed un “quadro di certa donna fiorentina”:

“[…] tre quatri, uno di certa donna fiorentina facta in naturale, ad
instantia del quondam magnifico Juliano de Medicis, l’altro di san Johanne
Baptista jovane, et uno de la madonna et del figliolo che stan posti in gremmo
de sancta Anna, tucti perfectissimi, ben vero che da lui per esserli venuta certa
paralesi ne la dextra, non se ne può expectare più cosa bona. Ha ben facto un
creato milanese chi lavora assai bene. Et benché il predicto messer Lunardo
non possa colorire con quella dolceza che solea, pur serve ad fare desegni et
insignare a gli altri. Questo gentilhomo ha composto de notomia tanto particularmente con la demonstatione de la pictura, si de membri come de
muscoli, nervi, vene, giunture, d’intestini, et di quanto si può ragionare tanto
di corpi de homini come de donne, de modo non è stato mai facto anchora da
altra persona. […]”.

Foto 2 La Gioconda, detta anche Monna Lisa, è un olio su tavola di pioppo (77 × 53 cm e 13 mm di spessore) di Leonardo da Vinci, eseguito a partire dal 1503 circa e custodito al Museo del Louvre di Parigi
L’opera, oggetto di dibattito tra studiosi, critici d’arte e storici, solleva interrogativi fondamentali sull’identità del soggetto ritratto, mettendo in discussione la tradizionale identificazione della “Gioconda” con Monna Lisa o una donna fiorentina. Come spiego bene nel mio secondo libro, Piuttosto, propongo l’ipotesi di una rappresentazione androgina dello stesso Leonardo, un efebo sospeso tra maschile e femminile, incarnazione ideale della bellezza artistica, non escludendo ovviamente le due identificazioni storiche della donna ritratta:

  • a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Mona Lisa sua moglie
    (Vasari);
  • uno di certa donna fiorentina facta in naturale, ad instantia del
    quondam magnifico Juliano de Medicis (De Beatis).
    La denominazione “Gioconda” si cristallizzò come riferimento successivo alla scomparsa dell’artista. L’opera, d’altro canto, lo accompagnò a lungo, rimanendo incompiuta, forse per la sua natura di diario iconografico intimo che riflette le tappe della sua esistenza. Nella creazione della Gioconda, Leonardo impiegò una meticolosa tecnica pittorica basata su velature sfumate, raggiungendo una perfezione tale da generare un armonioso contrasto di luci e ombre. Questa procedura conferiva ai colori una purezza e una trasparenza che, vibrando, evocavano un’atmosfera diafana. Tale tecnica, riflettendo l’interiorità e la visione del mondo di Leonardo, traslava la sua essenza in una composizione di pigmenti e colori mutuati dalla natura. La tecnica pittorica, intenzionale e sapientemente orchestrata, si arricchiva di frammenti di vetro, conferendo all’opera illusioni ottiche. La luce, nell’opera di Leonardo, diviene espressione della sua immaginazione e, al contempo, strumento per infondere alle forme una sembianza magica e poetica di vita. Questo approccio pittorico, distintivo di Leonardo, esalta il bianco attraverso una modellazione attenta dei pigmenti, enfatizzando le forme attraverso un sapiente dosaggio del colore. L’identità della figura femminile effigiata, pur trascendendo la mera contestualizzazione storica, invita a una lettura critica alla luce delle ricerche e delle teorie elaborate dal professor Vezzosi e successivamente da me, supportando l’ipotesi sempre più plausibile di un autoritratto. Questa congettura si innesta nella consuetudine rinascimentale, praticata dagli artisti, di inserire il proprio aspetto all’interno di opere complesse, celandosi tra le figure rappresentate. Secondo la mia ipotesi interpretativa tutto si fonda sull’analisi della simbologia e delle influenze esercitate dalla scuola neoplatonica e dagli autori classici greco-romani sul pensiero e sull’opera di Leonardo da Vinci, con particolare attenzione all’iconologia.
    Il famoso frammento di Leonardo “muoversi l’amante per la cosa amata
    come il soggetto colla forma, il senso col sensibile, e con seco si unisce e fassi
    una cosa medesima… l’opera è la prima cosa che nasce dell’unione”
    e di impostazione ficiniana e lo stesso dire sul tema che ha la scienza del
    pittore,
    “la qual fa che la mente del pittore si trasmuta in una similitudine
    di mente divina”, Leonardo si muove mentalmente con concetti
    ficiniani.
    L’affermazione del Ficino: “Ergo tot concipit mens in seipsa
    intelligendo, quot Deus intelligendo facit in mundo. Totidem loquendo
    exprimit et in aëre. Totidem calamo scribit in chartis. Totidem fabricando in
    materia mundi figurat” (Th. Pl. Lib. XIII, cap. III). Questo scritto ha
    analogia leonardesca nel trasmutarsi della mente umana in mente
    divina.
    La mente di Leonardo ha colto nell’umanesimo filosofico fiorentino
    i concetti che gli fanno assumere il rapporto che vi e tra il mondo e il
    suo operare artistico. Il concetto platonico della conformità della
    mente umana all’intelligenza creatrice del mondo e uno dei concetti
    fondamentali della mentalità di Leonardo e che in Platone ritroviamo
    nel Timeo nel paragrafo 47:

“La vista infatti, a mio parere, è causa
per noi della massima utilità, perché nessuno dei discorsi che ora si fanno
sull’universo sarebbe mai stato pronunciato se non avessimo visto né gli astri
né il sole né il cielo. Invece l’osservazione del giorno e della notte, dei mesi e
dei cicli annuali, degli equinozi e dei solstizi ha creato il numero e il concetto
di tempo, che a loro volta hanno permesso lo studio della natura dell’universo.
Da ciò ci siamo procurati la filosofia, della quale bene più grande non è mai
stato né sarà mai donato ai mortali dagli dei. Questo, secondo me, è il massimo vantaggio offerto dagli occhi; e perché dovremmo elogiare gli altri meno
importanti, che il non filosofo, privato della vista, rimpiangerebbe invano?”

Foto3 La trasformazione da Leonardo alla Gioconda

In Leonardo ritroviamo questo passo di Platone nello specificare la
funzione di strumento e guida delle scienze che ha l’occhio pittorico
nei confronti del disegno:

“Nessuna parte è nella astrologia che non sia
ufficio delle linee visuali e della prospettiva, figliuola della pittura” e l’elogio
dell’occhio si estende in parecchi paragrafi del Trattato (7, 12, 15, 16,
20).”
L’Umanesimo rinascimentale poneva l’individuo, depositario di potenziale divino, al fulcro dell’esistenza. La Gioconda, secondo i miei studi, potrebbe celare un autoritratto leonardesco, incarnazione del suo ideale di bellezza assoluta, ispirato ai principi platonici. Il volto femminile del dipinto, concepito come proiezione di sé, rifletterebbe una nuova vita, una sorta di reincarnazione artistica. L’assenza di un’età definita in Monna Lisa evoca le tre fasi della vita e i cinque elementi corporei teorizzati da Platone. Giovinezza e bellezza perenni simbolizzerebbero l’anima immortale, attributo che trasforma l’uomo in una divinità, capace di trascendere la mortalità attraverso la reincarnazione. Leonardo aspirava a tale rinascita, rendendo vano ogni tentativo di identificare anatomie compatibili tra lo scheletro di Lisa Gherardini e la figura dipinta. La Monnalisa, secondo questa interpretazione, non ritrarrebbe la Gherardini, bensì l’artista stesso. Il dipinto racchiuderebbe un percorso autobiografico, un “diario pittorico” che compendia gli eventi salienti della sua esistenza sino alla morte. Nel rapporto con le figure ritratte, Leonardo raggiunge un culmine di intimità espressiva, particolarmente evidente nella Monna Lisa. Le proporzioni ideali della figura umana, come nell’Uomo Vitruviano, derivano da una personale reinterpretazione dei canoni classici greci. La sua cerchia fiorentina comprendeva esponenti del neoplatonismo come Argiropulo, Benedetto dell’Abaco, Paolo del Pozzo Toscanelli, Carlo Marmocchi, Francesco Filarete, Domenico di Michelino e Lorenzo di Credi, Botticelli, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano con i quali elaborò una estetica che vedeva nella pittura la sintesi ultima tra realtà esterna e progetto artistico. A Milano, il suo genio scientifico si affinò, realizzando una fusione di bellezza tra natura e rappresentazione. Nella sua visione, ogni elemento pittorico, per la sua precisione e cura, elevava la raffigurazione a poesia, accessibile a tutti. Sempre a Milano, progredì nello studio della prospettiva, dell’anatomia e degli effetti di luce e ombra. In questo periodo creò nuove forme letterarie, quali motti, favole, profezie, allegorie ed enigmi, sfruttando le proprie conoscenze ed esperienze. La simbologia religiosa si allontanò dalle convenzioni, acquisendo un significato più elevato e sublime. I suoi disegni rivelano una delicatezza che evidenzia la superiorità intellettuale delle forme, conquistate attraverso l’abilità del disegno come una vittoria sulla realtà. Rientrato a Firenze, riprese i contatti con i circoli neoplatonici, grazie a figure come Francesco Nesi. La luce solare, elemento essenziale nella sua estetica pittorica, illuminava i concetti neoplatonici, trasformandoli in chiarezza e ispirazione. L’indagine sui temi religiosi era condotta con la stessa meticolosità riservata allo studio della natura, conferendo a ogni dettaglio del dipinto un significato profondo. L’attività scientifica, basata sull’osservazione e l’esperienza, contribuì a una progressiva maturazione artistica, alimentando la sua sicurezza creativa. Nel 1503 Leonardo iniziò la Gioconda, opera che, secondo Vasari, incarna la massima espressione del suo talento, un ritratto che pare svelare e interpretare la relazione tra Arte e vita, fulcro della pittura del primo Cinquecento. A partire dal 1505, approfondì l’indagine sulla trasformazione della materia, ispirandosi ai concetti platonici degli elementi. Successivamente, riprese gli studi sul volo, evocando il mito della Biga Alata, e affinò ulteriormente la sua conoscenza dell’anatomia.

Foto 4 Leonardo da Vinci, Sant’Anna, la Vergine e il Bambino, 1503 – 1519 circa, Olio su tavola di legno di pioppo, 168 x 130 cm, Parigi, Musée du Louvre

In questo periodo, la Gioconda e la Sant’Anna del Louvre furono realizzate con tecniche affini. Nelle opere più tarde, Leonardo impresse uno stile distintivo, soprattutto nella resa dei panneggi, offrendo una delicata interpretazione del chiaroscuro che pervade ogni elemento dei dipinti, con un’austera precisione plastica e un’aderenza apparente alla Natura. La sua arte mirava a rivelare una verità interiore, infondendo ai dipinti una profonda e pensosa intensità. Parallelamente, continuò le sue ricerche in cosmografia, ottica, acustica, matematica e meccanica, divenendo universalmente riconosciuto, specialmente nella fase conclusiva della sua vita, come un maestro in molteplici discipline, un filosofo che aveva raggiunto l’apice del sapere umano. L’esperienza era per lui fonte primaria di conoscenza, in linea con i principi della filosofia platonica. La sua abilità nel disegno raggiunse la massima espressione, configurandosi come la forma più elevata per tradurre i moti del pensiero e l’interpretazione della realtà. Il disegno divenne strumento di animazione per le sue figure, manifestando una visione e interpretazione del mondo circostante rielaborata in forme quasi sovrumane, dando vita a un universo fantastico, specchio del suo ingegno e della sua immaginazione. La sua genialità, alimentata da una insaziabile curiosità intellettuale, si esprimeva anche nell’abitudine di lasciare incompiute le sue opere, pratica non compresa dalla famiglia Medici e fonte di disapprovazione a corte. Immerso nello spirito del Rinascimento, attraverso lo studio del latino e, seppur in misura minore, del greco, Leonardo ebbe accesso alle biblioteche di Firenze, Milano, Pavia, Venezia, Urbino, Pesaro e Roma, dove ricercò avidamente nei codici e nelle prime edizioni a stampa le opere di Platone e Aristotele, Archimede e Vitruvio, Plinio e Dioscoride, Erone di Alessandria e Frontino, Ippocrate e Tolomeo, Euclide e Teodosio. La Gioconda, capolavoro assoluto di Leonardo da Vinci, si presta ad essere interpretata come una summa della sua interiorità, riflettendo la sua arte, il suo pensiero e la profonda ispirazione neoplatonica che animò la sua esistenza e la sua opera nel contesto di rinnovamento culturale del Rinascimento. Verosimilmente, Leonardo attinse alla filosofia platonica, in particolare ai dialoghi del Fedro, evocando il mito della Biga Alata (Auriga), al Fedone e al Teeteto, per dare forma alla sua visione. In questi scritti, Platone esplora temi centrali come la reincarnazione dell’anima, discorrendo sui concetti di conoscenza e ignoranza nel percorso dell’anima alla ricerca della verità. L’anima, secondo Platone, possiede una triplice natura: razionale, animosa e concupiscibile. Insieme al corpo, l’anima intraprende un percorso che abbandonerà gradualmente attraverso le fasi della vita. Questo viaggio implica una lotta tra il Bene, dimora della salvezza e della perfezione animica, e il Male, incarnato dal mondo terreno e dalla materia imprigionata in un nuovo corpo. L’obiettivo finale è il raggiungimento del mondo delle Idee, della perfezione spirituale ed esoterica del Bene assoluto e dell’Amore. La salvezza dell’anima si concretizza nel mondo delle Idee, spesso raffigurato nell’arte rinascimentale con il dito indice rivolto verso il cielo, come nell’affresco della Scuola di Atene, nelle rappresentazioni di San Giovanni e nel Salvator Mundi di Leonardo. Platone delinea così un ciclo vitale in cui il corpo, in quanto materia, è soggetto alla morte, mentre l’anima, di natura divina e immortale, rinasce in una nuova forma umana, espressione di un’idea assoluta di perfezione e bellezza. La Gioconda, con la sua apparente atemporalità, può essere interpretata come una sintesi delle tre età della vita e dei cinque corpi platonici. Il suo volto, oltre ad essere un autoritratto femminile di Leonardo, racchiude giovinezza, maturità e vecchiaia, offrendo un’immagine eternamente giovane, che simboleggia la vita e l’immortalità della bellezza nell’arte. Leonardo, nella composizione del corpo della Gioconda, utilizzò i cinque corpi platonici attraverso la geometria sacra. Il busto è quindi il risultato di approfonditi studi teorico-tecnici in diverse discipline. Il pensiero estetico di Leonardo, elemento centrale nella critica vinciana, richiede un’analisi che risalga alle radici del naturalismo antico. L’etimo del termine “estetica” deriva dal greco aísthesis, ovvero “sensazione”, suggerendo originariamente una dottrina incentrata sulla conoscenza sensibile. Fu Alexander Gottlieb Baumgarten, nel XVIII secolo, a conferire al termine un significato che progressivamente eclissò l’accezione etimologica, definendo l’estetica come la filosofia dell’arte. L’uso popolare ha poi ampliato ulteriormente il significato, identificando l'”esteta” con chi nutre costante attenzione per la bellezza nell’ambiente circostante e impiegando “estetico” e “estetica” rispettivamente come sinonimi di “bello” e “bellezza”. A differenza di altri concetti filosofici risalenti alla Grecia del V-IV secolo a.C. che hanno mantenuto una sostanziale continuità di significato, l’estetica, emersa solo nel Settecento, rappresenta un ramo del pensiero filosofico europeo di sviluppo più tardivo. Nonostante ciò, le radici del pensiero estetico affondano nella filosofia greca, con Platone che per primo affrontò la questione della natura dell’arte e della sua relazione con la realtà. Nei panneggi leonardeschi si manifesta una ricerca di sublime e di armonia che alcuni attribuiscono a una sensibilità peculiare. Freud, nella sua “Psicanalisi di Leonardo”, intravede nei drappeggi della Sant’Anna un’eco di questa sensibilità, tesi poi contestata. La rappresentazione di ideali femminili di bellezza e armonia, ispirati ai canoni classici dell’Antica Grecia, era una pratica diffusa tra gli artisti rinascimentali, in particolare per Leonardo e Michelangelo, che vi proiettavano una ricerca inconscia di perfezione. L’attrazione per la bellezza femminile, secondo questa interpretazione, si rivela nell’arte di Leonardo, suggerendo che la Gioconda rappresenti l’artista stesso trasfigurato in una nuova identità femminile. L’anatomia del ritratto sembra riflettere le fattezze dello stesso Leonardo, suggerendo una deliberata inclusione dell’artista nell’opera.

Foto 3 Leonardo Da Vinci – Testa Di Donna Inclinata – 1490

La posa a tre quarti del busto amplifica l’importanza del volto, fulcro interpretativo del dipinto. La posizione delle mani, con la destra che avvolge la sinistra, può essere interpretata come allegoria della “mano dell’artista”. Immerso nel neoplatonismo, Leonardo esprime nelle sue creazioni la sua interiorità, la sua identità, la sua spiritualità e la sua erudizione, culminando in un’armonia assoluta di tutte le sue discipline. L’artista si percepisce affine al divino, riconoscendo tale attributo a chiunque, attraverso l’arte, ascenda all’apice della perfezione, in linea con l’ideale platonico. L’arte diviene tramite terreno per la connessione con la sfera sovrannaturale, svelando la verità esistenziale a coloro che possiedono tale sensibilità. Poiché la vita trae origine dalla donna, la figura femminile assume per Leonardo una connotazione divina, rappresentando l’apice dell’amore e il simbolo del ciclo vitale, testimoniando l’immortalità dell’anima che si rigenera in nuove sembianze. L’opera incarna il trionfo del bene sul male, dell’amore sull’odio, evocando una vita perfetta, la liberazione dal corpo inteso come materia e la sublimazione finale dell’anima. Leonardo torna più volte sulla Gioconda, legandola indissolubilmente alla sua filosofia e al suo sapere, comunicando attraverso di essa la sua comprensione del mondo sensibile; l’arte si configura, dunque, come una seconda creazione. Attraverso la Gioconda, Leonardo sigillò l’arte nella sua immortale bellezza.

Riferimenti

-GIORGIO VASARI, Le Vite de’ più eccellenti pittori, scvltori, e architettori scritte da Giorgio Vasaripittore et architetto aretino, Di Nuouo dal Medesimo riviste et ampliate con i ritratti loro et conl’aggiunta delle Vite de’ vivi, & de’ morti dall’anno 1550 infino al 1567. Parte Terza, appresso i Giunti,Fiorenza 1568, p. 8.
-A. CHASTEL, Luigi d’Aragona: un cardinale del Rinascimento in viaggio per l’Europa, Laterza,Roma-Bari 1995
-Annalisa Di Maria “Leonardo da Vinci e la scuola Neoplatonica”Volume 1. Paleani editore, 2019.
-Annalisa Di Maria “Leonbardo da Vinci e la scuola Neoplatonica, la Gioconda e il suosignificato”NFC edizioni, 2019.
-ANDRE CHASTEL, Arte e Umanesimo a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico:studi sulRinascimento e sull’umanesimo platonico, G. Einaudi, Torino 1964
-Il Salvator Mundi di Leonardo e il collezionismo di Leonardo nelle corti degli Stuart
di Martin Kemp,Roberto B. Simon,Margherita Dalivalle, 2020.

-Pallanti Giuseppe, La vera identità della Gioconda. Un mistero svelato, Skira, Milano 2006.

-Manoscritti Codice Atlantico, Codice F, Codice H, Codice L.

-Bonazzi Mauro, Il platonismo, Einaudi, Torino 1996

-D’Anna Nuccio, IL Neoplatonismo. Significato e dottrine di un movimento spirituale, IL Cerchio, 2011.

-Marsilio Ficino sopra lo amore/ovvero convito di Platone, Fe editrice, 2003.

-Freaud Sigmund, Leonardo, Boringhieri, Torino 1975.

-Leonardo da Vinci: Dipinti completi (riveduti) Pietro C. Marani Harry N. Abrams, 2019.
-Leonardo; Uno studio di cronologia e stile, Carlo Pedretti, Università della California Press, 1973.

  • Monna Lisa Il volto nascosto di Leonardo, Renzo Manetti – Lillian F. Schwartz – Alessandro Vezzosi, Edizioni Polistampa, 2007.