Kim Jones, direttore artistico di Dior Homme e Fendi donna, ha qualcosa da dire sul metaverso

Moda reale vs moda virtuale: chi vincerà?

Kim Jones, designer of the Year ai British Fashion Awards 2021, direttore artistico di Dior Homme e anima del ready to wear femminile di Fendi dice la sua, in un’intervista a Le Figaro, sulla moda virtuale e il Metaverso. L’eclettico e sperimentale stilista inglese, classe 1973, che ha mosso i primi passi nella moda con una collezione di abbigliamento maschile omonima, artefice di un lusso street e fortemente legato ad una cultura punk tanto da essere ritenuto il degno erede di Alexander McQueen, non condivide affatto la corsa di colleghi stilisti e di brand famosi nell’universo Meta. Una “realtà” ritenuta da molti la nuova miniera d’oro del fashion perché piace e si rivolge al pubblico del lusso di domani, ovvero la Gen Z.

Kim Jones e il metaverso nella moda

“Penso che quello che facciamo come creativi sia radicato nella realtà, nell’eccellenza di un artigianato capace di produrre abiti veri. Quindi si tratta di stare nella vita reale. Sono sia schietto che cauto su questo argomento. Gli esseri umani sono creature sociali e questa caratteristica umana non so come possa tradursi in un mondo virtuale. Non credo che stare tutto il giorno chiuso nella propria stanza davanti a uno schermo senza comunicare con nessuno sia uno stile di vita desiderabile e salutare, soprattutto per i giovani”.

Un pensiero, quello del valore della vita reale, dell’importanza di relazionarsi con l’esterno, di uscire, di vedere, di imparare che ritroviamo anche in un’intervista che Kim ha rilasciato a WWD dopo la sfilata uomo Dior di Londra: “i giovani sono interessati alla carta stampata. Sono sempre di più quelli stanchi del digitale che vogliono vedere le cose nella vita reale, che cosa nasconde la prossima pagina – e non solo ciò che si trova su Google!. Lo stesso show è stato una celebrazione della carta stampata e un omaggio alla raccolta bibliologica di prime edizioni di Sulla Strada di Kerouac possedute dallo stesso Jones. Lo stilista è, infatti, un grande collezionista di libri rari, vinili, scarpe da ginnastica, vestiti, disegni e persino della corrispondenza di Diana Vreeland (giornalista ed editore di culto americano).

Non stupisce quindi che l’uomo che ha preso il posto di Kaiser Karl caricandosi sulle spalle un’eredità pesante che ha accettato a cuor leggero, entusiasta di dare uno sguardo nuovo agli archivi di una maison storica come Fendi, abbia immortalato la sua prima collezione in un libro, un volume da collezione: The Fendi Set: From Bloomsbury to Borghese, con gli scatti del fotografo Nikolai von Bismarck. Dimostrazione ancora una volta che Kim Jones, celebre per il suo tocco sportivo e street, entrato a far parte del gruppo LVMH nel 2011 come direttore artistico delle linee maschili di Louis Vuitton, mente della colab con Supreme, passato poi a Dior e infine anche a Fendi, scelga di raccontare, attraverso le sue collezioni, il mondo reale arricchendo l’immaginazione, sua e nostra.

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