ARTE & LIBRICRONACA E ATTUALITÀESTEROITALIA

La Monna Lisa — Storia di un’opera senza fine

di Annalisa Di Maria e Gisele Cipriani

Nessuno può visitare il Louvre senza passare davanti alla Monna Lisa. E per via della sua fama, la sala che la ospita è sempre affollata. Un vetro la protegge. A volte è persino difficile ammirarla davvero. Eppure, l’opera ha una ricchezza tutta sua — e non c’è modo di passarle accanto senza cercare di incontrarla con lo sguardo, senza chiedersi fin dove riesca ad accompagnarti con quegli occhi. È un’opera così particolare da sembrare viva. È opinione comune che questo capolavoro sia opera di nessun altro che Leonardo da Vinci. Ma cosa ha da raccontarci, questa pittura, sulla storia che si nasconde dietro di lei?

L’opera e il suo cammino

Secondo Annalisa Di Maria, esperta di Leonardo da Vinci, la storia dell’opera è stata — ed è ancora — oggetto di ampio studio storiografico, e ci restituisce una quantità straordinaria di informazioni. L’esecuzione cominciò a Firenze, nel marzo del 1503. Riuscite a immaginare l’autore davanti alla tavola, pronto e ispirato a darle inizio? Leonardo impiegò anni per portarla a termine. Ancora incompiuta, la tavola lasciò Firenze con il pittore, diretta a Milano nel 1508 — parte della sua collezione personale, sua compagna di viaggio.

Mi immagino Leonardo con queste opere tra Firenze e Milano. All’epoca, artisti del suorango si spostavano a cavallo — un lusso, allora. Il percorso tra le due città, attraverso gl Appennini, durava circa sette giorni, a una velocità di quaranta chilometri all’ora. Penso alle soste lungo la strada, alle persone che lo incontrarono e non potevano immaginare che tra i suoi bagagli ci fosse quella che sarebbe diventata la Monna Lisa. Si ritiene che il dipinto fosse stato commissionato — ma la sua ricerca incessante della perfezione, e il lungo tempo necessario a completarlo, spinse i committenti a rinunciare all’acquisto. Dove sarebbe oggi, se fosse stata consegnata? Sarebbe altrettanto famosa?

Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che la Monna Lisa doveva compiere quel viaggio — da Firenze a Milano.

La tecnica

Sotto il profilo artistico, Annalisa valuta che l’opera segni il perfezionamento della tecnica dello sfumato — quella che elimina i contorni definiti e crea transizioni morbide tra luce e ombra, conferendo al ritratto un realismo psicologico straordinario. Oltre allo sfumato, Leonardo utilizzò la prospettiva atmosferica e una posa innovativa di tre quarti, che portò dinamismo e profondità psicologica al ritratto, rivoluzionando la pittura rinascimentale.Il sorriso della figura è oggetto di studio persino in neuroscienze. La teoria dell’ambiguità percettiva suggerisce che Leonardo abbia creato intenzionalmente effetti visivi che rendono il sorriso mutevole — diverso, a seconda di chi guarda, dandoci la sensazione che lo sguardo ci segua.

Non è forse affascinante?

Il destino francese

Il destino dell’opera, però, non era restare in Italia.Nel 1516, Leonardo accettò l’invito del re di Francia Francesco I e andò a vivere a Cloz Lucé, ad Ambrosie, nella Valle della Loira — portando con sé il dipinto e altre opere. Il re francese acquisì la tavola, e dopo la morte dell’artista in Francia, nel 1519, le opere rimaste lì entrarono a far parte della prestigiosa collezione reale, dove restarono per secoli.

Dopo la Rivoluzione Francese, il dipinto divenne di proprietà pubblica e, dalla fine del XVIII secolo, si trova al Museo del Louvre, dove è conservato come uno dei più grandi patrimoni culturali dell’umanità — e tra le opere più visitate al mondo. Eppure, la storia non finisce qui.

Il furto e la fama

Il furto recente al Louvre non fu il primo nella storia del museo. Vincenzo Peruggia, italiano, era convinto che Napoleone avesse trafugato l’opera. Napoleone aveva davvero sottratto innumerevoli opere italiane durante le campagne napoleoniche — ma la famosa Gioconda era già in Francia da secoli. Peruggia la rubò comunque e la portò in Italia, convinto che fosse il suo posto, che da lì non avrebbe mai dovuto partire.

La scomparsa durò due anni — e quei due anni amplificarono enormemente la sua fama, trasformandola in un’icona mondiale. Immaginate visitare il Louvre e trovare vuoto lo spazio. dove stava la Monna Lisa. Dev’essere stata un’esperienza straordinaria. Poi tornò al Louvre— e oggi è ben protetta, dietro il suo vetro.

Chi era lei?

Non è solo il percorso dell’opera a incuriosire gli storici. C’è anche l’identità della donna ritratta.Chi è la donna che ci sorride nella Monna Lisa di Leonardo da Vinci? È un mistero che continua ad affascinarci — come afferma Annalisa, invitandoci a esplorare le diverse ipotetiche gli studiosi hanno tracciato nel tempo.

Il dipinto è universalmente noto con due nomi: Monna Lisa, termine introdotto dallo storico dell’arte Giorgio Vasari, e Gioconda, denominazione derivata dagli studi di Cassiano dal Pozzo, intellettuale e collezionista vissuto tra il XVI e il XVII secolo.

La storiografia attuale concorda con la testimonianza di Vasari: la donna ritratta è Lisa

Gherardi, nobildonna nata nel 1479 e moglie del mercante di seta Francesco del Giocondo.Tra i documenti storici spicca un’annotazione di Agostino Vespucci, del 1503, che rinforza l’identificazione della figura come Lisa del Giocondo e conferma la data di inizio dell’opera.

Ma le teorie non si sono fermate lì.

È stata avanzata l’ipotesi che si trattasse di Isabella d’Aragona. Altre teorie sostengono che il volto rappresentasse la stessa madre di Leonardo.Riuscite a immaginare la creatività di queste interpretazioni?

Ci sono anche letture che vedono nella figura un ideale universale. Meno fondate sul piano documentario, queste teorie rivelano tuttavia il desiderio umano di trovare una verità in quel sorriso enigmatico.

Ma una delle interpretazioni più affascinanti — secondo l’esperta di Leonardo — è quella neoplatonica: la Monna Lisa come ritratto dell’anima. In questa visione, Leonardo avrebbe proiettato tratti di sé stesso nel volto della figura, creando un autoritratto ideale che celebrala bellezza universale e l’immortalità dell’arte. Non è bellissima, questa teoria? Anche a me ha affascinato questa possibilità.

Oltre il pittore

Pensando a Leonardo come l’autore della famosa Gioconda, non possiamo ignorare ciò che stava al di là del pittore. Era un genio multiforme. Studi recenti hanno confermato la sua abilità ambidestra — e persino l’esistenza di tunnel sotterranei da lui progettati sotto il Castello Sforzesco — a testimonianza di un talento che abbracciava anche l’ingegneria e l’architettura. Leonardo era un erudito, appassionato delle arti e dello studio in ogni loro forma.

E infine, Annalisa ci lascia con un’ultima curiosità. Il termine “da Vinci” non è un cognome —è un’indicazione geografica di origine. Quante persone, nel corso dei secoli, avranno usato quel “da Vinci” credendo di avvicinarsi al pittore attraverso un cognome che non esiste, “da Vinci”indicherebbe il luogo dal quale proviene, come per esempio è Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Dopo aver conosciuto tanta ricchezza — dell’opera e del genio che la creò — qual è la teoria con cui vi identificate di più sull’identità della Monna Lisa?

Questo articolo è stato scritto dall’esperta di Leonardo da Vinci Annalisa Di Maria e dalla storica Gisele Cipriani.

Se ti è piaciuto, condividilo.

“La bellezza è una forma di genio; anzi, è più elevata del genio, perché non richiede spiegazioni.” — Oscar Wilde

Riferimenti

-Annalisa Di Maria “Leonardo da Vinci e la scuola Neoplatonica, la Gioconda e il suo significato”NFC edizioni, 2019.

  • Giorgio Vasari, Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti.

(Firenze, Torrentino, 1550, e Firenze, Giunti, 1568). «Lionardo da Vinci

  • Carlo Vecce, Leonardo, Roma, 1998.