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Storie di identità e trasformazione: Laura Caldara


“Non mi hanno insegnato ad amare. Ho dovuto impararlo da sola”
La storia di Laura Caldara: dall’assenza emotiva all’ossessione di essere scelta


di Grazia Carolina Menza – Scienza del Benessere

Una scelta quotidiana, consapevole, imperfetta e soprattutto viva. Ci sono infanzie che non lasciano lividi, ma proprio per questo sono le più difficili da riconoscere.
Nessuna violenza, nessun trauma evidente, nessuna storia da raccontare… almeno in apparenza.
Eppure qualcosa manca: “Non ricordo abbracci. Non ricordo carezze” le parole di Laura colpiscono al cuore.
Ma la sua non risulta essere una denuncia, ma un dato di fatto che la porta indietro nel passato.
Una madre presente, forte, instancabile, capace di garantire tutto ciò che serviva per vivere, tranne una cosa: Il contatto emotivo.


“I figli si baciano quando dormono” racconta Laura, con quel tono pieno di dolore, di ricordi che la scuotono.
E senza accorgersene, si cresce imparando una regola silenziosa: l’amore non si mostra, l’amore non si chiede, l’amore, forse, non è nemmeno per te!
Il problema non è quello che succede, ma quello che non succede mai.
Perché un bambino non distingue, non analizza, non razionalizza, ma assorbe come una spugna.
E quando non riceve amore nel modo in cui ne ha bisogno, non accusa, si adatta, si trasforma, diventa più bravo, più disponibile, più “giusto”, pur di meritarsi qualcosa che dovrebbe essere naturale.
E quella strategia paradossalmente… funziona, fino a quando non diventa una condanna.
Crescere cercando conferme “Cercavo fuori quello che non avevo ricevuto dentro” dichiara Laura.
Racconta relazioni intense, bisogno di approvazione, paura costante di non essere abbastanza. È qui che tutto prende forma.
Non è amore… ma sopravvivenza emotiva.
E il problema è che sembra amore, la strategia che rovina tutto!
Laura, per anni, fa una cosa che fanno in molti. Solo che non lo sanno.
“Lasciavo prima di essere lasciata” continua nella sua intervista.
Una mossa perfetta, apparentemente forte, in realtà difensiva, perché se sei tu ad andartene…
non puoi essere rifiutato.

Se chiudi prima… non puoi essere abbandonato, controllo totale.
Peccato che il prezzo sia altissimo: non vivere mai davvero una relazione.
Poi arriva la realtà, e la realtà non negozia.
Un evento, una rottura, un colpo che non puoi evitare “Ho toccato il fondo” dichiara Laura.
E lì non puoi più mentirti, non puoi più raccontarti che va tutto bene, non puoi più scappare prima.
Perché questa volta…il dolore arriva lo stesso.
Sino a quando arriva la domanda che cambia tutto: continuare a scappare o iniziare a capire?
Laura sceglie la seconda.
E cambia domanda.
Non più: Perché succede sempre a me?
Ma: Cosa sto ripetendo senza accorgermene?
Il momento della consapevolezza che a guidarti sono le tue ferite (anche quando non lo sai).
Nel suo percorso scopre qualcosa di scomodo: non scegliamo davvero le nostre relazioni, ma le ripetiamo.
Rifiuto.
Abbandono.
Tradimento.
Ingiustizia.
Umiliazione.
“Pensiamo di evitarle. In realtà le cerchiamo.” Perché sono familiari, perché le conosciamo, perché, in qualche modo, ci fanno sentire a casa, anche quando fanno male.
Per anni Laura aveva evitato il dolore più grande, il rifiuto e l’abbandono.
Poi succede e li prova entrambi, ma questa volta non può scappare.
“È stato devastante” sostiene Laura: “perché quando vivi davvero ciò che hai sempre evitato crolla tutto”.
Le difese, le strategie, le illusioni.
La verità che nessuno vuole sentire, è che non puoi evitare le ferite, puoi solo rimandarle. E più le eviti, più diventano grandi, più insistenti e più dolorose, fino a quando sei costretto a fermarti e a guardarle.
È qui che nasce il lavoro di Laura.
Non nella teoria, non nei libri, ma nel dolore attraversato.

Attraverso strumenti come la scrittura catartica, il lavoro sulle emozioni e la comunicazione alchemica, Laura impara a fare qualcosa di diverso: restare.
Restare dentro l’emozione, riconoscerla e attraversarla.
“Prima ci restavo mesi o anni, oggi ci resto giorni” è questo quello che Laura con la sua voce piena di emozioni continua a raccontare.
Non perché sia diventata più forte, ma perché è diventata più consapevole.
Oggi insegna quello che prima evitava.
Parlare in pubblico, comunicare, esporsi, ma soprattutto: sentire.
Perché la vera comunicazione non è tecnica, è identità, è ciò che sei quando non stai cercando di piacere.
E allora la domanda è una sola: Quante cose fai per paura di essere rifiutato? Quante relazioni hai sabotato…prima ancora che potessero ferirti?
Quante volte hai chiamato “amore” qualcosa che era solo bisogno?
Negli ultimi anni, il suo lavoro si è rivolto sempre di più alle donne.
Donne che si sono adattate, donne che si sono perse, donne che vogliono ritrovarsi.
Con il progetto Divina, Laura accompagna in un percorso che parte dalle ferite e arriva alla manifestazione.
“Sedurre non significa conquistare qualcuno, significa tornare a sé.”

Quella di Laura non è una storia comoda e non è una storia romantica, ma una storia vera.
E forse per questo serve.
Laura invia un messaggio ai lettori: “Se posso dire una cosa è questa: abbiate il coraggio di guardarvi davvero”
Perché il problema non è la ferita.
È continuare a far finta che non esista.

Dott.ssa Grazia Carolina Menza
Biotecnologa Agro-Alimentare e Industriale
Facilitatore Mindfulness, Ideatrice del metodo Pilat Tonic
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