Putin, un milione di rubli alle donne che fanno 10 figli.

La via russa contro il declino demografico nasce da una proposta che era dell’Unione Sovietica. L’iniziativa si chiama Madre Eroina e propone un premio in denaro che equivale a 16mila euro. In tutto il mondo esistono politiche di sostegno alle nascite, ma non sempre hanno successo.

Madre Eroina. Il titolo è onorifico e porta un premio in denaro, 1 milioni di rubli, una tantum. A sentire la parola milione, sembra una grande cifra, ma al cambio sono 16mila euro. Che cosa bisogna fare per averli? Dieci o più figli. Vladimir Putin ha varato il provvedimento senza fare però il riferimento storico che invece altri hanno segnalato immediatamente. Il titolo esisteva già ai tempi dell’Unione Sovietica, la legge era opera di Stalin e risaliva al 1944 a dopo la guerra che aveva portato milioni di morti.

«Il titolo di Madre Eroina è da assegnare a una madre cittadina della Federazione Russa che abbia partorito e cresciuto dieci o più bambini cittadini della Federazione Russa», dice il testo. Il contributo arriva dopo il primo compleanno del decimo figlio. Gli altri devono essere vivi. Alle eroine  vanno una medaglia con bandiera e stemma della Federazione Russa. Esiste già dal 2008 l’Ordine della Gloria dei Genitori per famiglie con sette o più figli. A queste famiglie vanno 700mila rubli, circa 11mila euro.

Il provvedimento ricalca il provvedimento sovietico rimasto in vigore fino al 1991. Allora oltre 400mila donne avevano ricevuto il titolo. Puntava sulle nascite anche il fascismo di Mussolini, i figli come forza (anche militare) della nazione e dell’impero.

La demografia è tema che la politica affronta di frequente. La questione della natalità, che sia scarsa e fuori limite, è fondamentale. Principalmente in Africa e in alcuni paesi asiatici (l’India l’anno prossimo sarà il paese più popoloso al mondo) il numero delle nascite è in crescita e saranno loro a portare il mondo a 8 miliardi di abitanti il prossimo novembre. La maggior parte degli altri paesi del mondo vedono una situazione opposta. La Cina ha avuto per anni la politica del figlio unico, l’ha abbandonata ora per tentare di ripopolare le campagne. Dal 2021 si possono fare fino a tre figli, ma questa politica non sembra rialzare le nascite.

In Russia il tasso di crescita del 2020 è allo 0,04% e in calo da un trentennio. I russi sono poco più di 146 milioni, ma dovrebbero calare di un un 10% entro il 2050. Le politiche demografiche calate dall’alto raramente hanno funzionato raramente e gli incentivi devono essere più alla genitorialità che alla natalità per avere successo. Lo dimostra la Francia, il paese europeo dove si fanno più figli oltre la media europea di  1,53 figli per donna, avvicinandosi a quel 2 figli per donna che è il limite del ricambio generazionale. Il passaggio chiave secondo i demografi, all’interno della genitorialità, è il lavoro delle donne.  «In una società che ha meno stabilità è importante che entrambe le persone in una coppia lavorino, ma questo si può fare solo se esistono servizi per l’infanzia, congedi parentali per entrambi i genitori equilibrati, welfare aziendali come il part time reversibile» ha spiegato il demografo Alessandro Rosina a Vanity Fair.

L’Italia ha un tasso di crescita che rasenta lo zero e per sostenere nascite e maternità esiste l’assegno unico e universale per i figli a carico con contributi mensili dal settimo mese di gravidanza ai 21 anni di età al minimo a 50 euro. Ci saranno quasi 7 milioni in meno di italiani fra i 15 e i 64 anni nei prossimi vent’anni. L’Italia sente la crisi demografica e la sente soprattutto nella fascia di popolazione che comprende le persone in età da lavoro. Saranno 6,8 milioni di persone in meno secondo le stime della Fondazione Di Vittorio della Cgil.  Aumenterà invece la popolazione non in età da lavoro: +3,8 milioni di persone fra gli under 15 e gli over 64 sempre entro il 2042. Sono dati che vanno ad aggravare un sistema previdenziale e pensionistico già in crisi di sostenibilità. 

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