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Parlamento Ue approva stop a vendita auto a benzina e diesel dal 2035, si spacca maggioranza.

Il testo dovrà ora passare per nuovi negoziati, dopo una giornata di tensioni per lo stop alla riforma sugli Ets. Ok a emendamento “salva Motor Valley” per produttori di nicchia.

ServizioEuroparlamento

Parlamento Ue approva stop a vendita auto a benzina e diesel dal 2035, si spacca maggioranza

di Alberto Magnani

8 giugno 2022

Afp
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Il testo dovrà ora passare per nuovi negoziati, dopo una giornata di tensioni per lo stop alla riforma sugli Ets. Ok a emendamento “salva Motor Valley” per produttori di nicchia

Un distributore di carburante a Torino, 31 gennaio 2022 ANSA/JESSICA PASQUALON

Il Parlamento europeo ha dato l’ok allo stop alla vendita di auto a benzina, diesel e Gpl dal 2035, uno fra gli assi portanti del pacchetto Fit-for-55 della Commissione europea: il piano di riforme di Bruxelles per tagliare del 55% le emissioni di anidride carbonica e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Un emendamento del Partito popolare europeo, mirato a ridurre dal 100% al 90% il taglio delle emissioni inquinanti, è stato bocciato dall’assemblea. Passa invece il cosiddetto «salva Motor Valley», una modifica per prolungare dal 2030 al 2036 la deroga alle regole Ue sulle emissioni per i piccoli produttori di auto e furgoni (con volumi, rispettivamente, da 1000 a 10mila l’anno e 1000-22mila l’anno).

Il testo farà ora da base negoziale per le trattative che il Parlamento deve condurre con il Consiglio e la Commissione, riuniti nel cosiddetto trilogo per strappare un accordo finale sul provvedimento. Eurocamera e Consiglio saranno poi chiamati a un via libera pro-forma, ma non è chiaro quali potrebbero essere le scadenze del braccio di ferro istituzionale. Nel frattempo, il fronte europeista del Parlamento esce incrinato da una sessione che potrebbe avere ricadute sulle alleanze nell’emiciclo di Bruxelles.

Il no al rapporto sulla riforma del mercato Ets

Il sì allo stop alle auto arriva in una giornata tumultuosa, con frizioni pesanti nella cosiddetta «maggioranza Ursula» composta da Socialisti, Popolari e Liberali. Il Parlamento Ue, riunito in plenaria a Strasburgo, non ha adottato alcune proposte chiave per il pacchetto legislativo della Commissione, come la riforma del mercato degli Ets (Emission trading scheme, la «Borsa» delle emissioni di gas serra), l’introduzione della cosiddetta Carbon tax (Carbon Border Adjustment Mechanism, una proposta di tassazione sull’import europeo di prodotti ad alta intensità di carbonio) e il Social climate fund: un fondo sociale per i soggetti più vulnerabili alle nuove strette ambientali di Bruxelles. Le tre misure sono state respinte, e rispedite alla commissione Ambiente, dopo che le forze conservatrici dell’Eurocamera erano riuscite a far passare degli emendamenti per ridurre o ritardare la stretta sulle emissioni.

Il casus belli è esploso con il no al rapporto sulla riforma del mercato Ue degli Ets, firmato dal popolare tedesco Peter Liese. Il Ppe, il principale gruppo del centrodestra al Parlamento Ue, aveva promosso e sostenuto il via libera a una serie di emendamenti che avrebbero ridotto i tagli alle emissioni proposti dalla Commissione. Il gruppo dei Socialisti&Democratici, dopo aver chiesto una sospensione di tre minuti, ha deciso di bocciare e rimandare – almeno – a settembre l’intero pacchetto, ritenendolo troppo indebolito rispetto ai piani originari della Commissione. Un destino analogo è toccato a Carbon tax e Social climate fund.

Botta e risposta nella maggioranza Ursula (e nel governo italiano)

La giornata rischia di sancire una frattura profonda nella cosiddetta maggioranza Ursula, l’asse europeista che si era formato per sostenere l’attuale presidente della Commissione europea. I Popolari accusano i socialisti di aver affossato la riforma degli Ets e ora l’emendamento sullo stop alle auto per ragioni ideologiche, danneggiando l’industria europea. I socialisti replicano di aver difeso la proposta originaria della Commissione sia sulla riforma degli Ets che sullo stop alle auto con motore a combustione, “salvando” i testi da una revisione che ne avrebbe annacquato gli obiettivi.

La spaccatura si replica su scala italiana, con il botta e risposta fra esponenti di centrodestra e centrosinistra della coalizione europeista (e del governo Draghi). «Il gruppo dei S&D ha bloccato la riforma del sistema Ets perché non ha ottenuto quello che voleva, ovvero una riforma ideologizzata che penalizza i lavoratori – ha detto il vicepresidente del gruppo dei Popolari, Antonio Tajani – Vista la sconfitta i socialisti si sono alleati con Afd e Le Pen per bloccare tutto. Pur di bloccare tutto si sono alleati con l’estrema sinistra e l’estrema destra». Brando Benifei, eurodeputato Pd, ha replicato che la destra è «riuscita a smontare uno degli aspetti più importanti della riforma (degli Ets, ndr)» e ha «perso la sua battaglia» nel tentato emendamento dello stop alle emissioni delle vetture entro il 2035.

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