Nel 2021 in Italia la popolazione è scesa di 253 mila unità

Nel nostro Paese non si arresta il trend demografico negativo, più marcato nel Mezzogiorno rispetto al Nord Italia.

La scorsa settimana l’Istat ha pubblicato un report sulla dinamica demografica italiana nel corso del 2021, evidenziando come la popolazione si sia ulteriormente ridotta nel corso dell’ultimo anno.

La popolazione nel 2021

Secondo le stime Istat, la popolazione residente in Italia a fine 2021 è pari a 58.983.122 persone, cioè 253.091 in meno rispetto all’anno precedente. Il calo, oltre che per i decessi e per la contrazione dei movimenti migratori, è dovuto al fatto che ci sono state meno di 400 mila nascite, segnando un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.

Il calo della popolazione nel 2021 ha riguardato tutte le zone italiane. Nel Nord Ovest la popolazione è calata dello 0,3% (0,7% nel 2020), nel Nord Est dello 0,2% (0,4% nel 2020), al Centro dello 0,4% (0,6% nel 2020), al Sud dello 0,6% (0,7% nel 2020) e nelle Isole dello 0,7% (come nel 2020).

A livello regionale, Lombardia ed Emilia Romagna – regioni che nel 2019 erano in crescita – hanno registrato un calo della popolazione nel 2021, mentre al Sud Calabria e Sicilia hanno avuto cali della popolazione maggiori di quelli del 2020. La provincia autonoma di Bolzano continua invece ad avere incrementi di popolazione.

Il calo della popolazione è dovuto alla dinamica naturale negativa che caratterizza l’Italia da ormai più di un decennio: nel 2021 sono infatti morte 310 mila persone in più di quante ne sono nate. Il tasso di crescita naturale, pari al -5,2 per mille a livello nazionale, varia dal +0,2 per mille della provincia autonoma di Bolzano al -9,5 per mille del Molise.

Come abbiamo già scritto, nel 2021 ci sono stati 63 mila decessi in più della media del quinquennio che va dal 2015 al 2019, che è il periodo di riferimento usato dall’Istat. Tuttavia, a differenza del 2020, quando ci furono 100 mila decessi in più, l’eccesso di mortalità oggi si vede su tutto il territorio nazionale, con una particolare accentuazione nel Mezzogiorno. 

Le poche nascite del 2021

Le nascite nel 2021 sono state solo 399.431, in calo dell’1,3% rispetto al 2020 e quasi del 31% a confronto col 2008, anno di massimo relativo più recente. La pandemia e le restrizioni hanno avuto un chiaro effetto sulle nascite, secondo l’Istat. Nei primi due mesi del 2021 sono infatti nati il 13,4% dei bambini in meno rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. Il deficit è uno dei “più ampi mai registrati” e “lascia pochi dubbi sul ruolo svolto dall’epidemia”. Il rinvio delle nascite è particolarmente accentuato tra le donne più giovani.

A marzo 2021 si è avuto un aumento delle nascite rispetto a un anno prima (+4,7%), cosa che potrebbe essere dovuta “all’illusoria impressione di superamento dell’emergenza percepita”. L’incremento in quel mese è stato particolarmente sostenuto nel Sud Italia (+11%).

Riprendono i movimenti migratori.

Nel corso del 2021 ci sono state complessivamente 1.743.216 iscrizioni in anagrafe e 1.686.703 cancellazioni. I movimenti tra comuni hanno coinvolto 1 milione e 412 mila persone, +5,9% rispetto al 2020. Se si considera la media del periodo 2015-2019 come metro di confronto, l’aumento dei trasferimenti interni dell’anno 2021 è stato del 3,9%.

Il saldo migratorio con l’estero ha avuto una ripresa, registrando una variazione positiva di 156 mila unità. Ma i movimenti migratori internazionali restano al di sotto della media 2015-2019 (318 mila iscrizioni, 159 mila cancellazioni). Le iscrizioni dall’estero (286.271 nel 2021) crollano in particolare nei primi cinque mesi dell’anno, per poi recuperare lievemente pur restando sempre sotto la media pre-Covid. Le cancellazioni verso l’estero (129.482 in totale) mostrano invece aumenti rispetto agli stessi periodi pre-pandemia: una lievissima ripresa durante la seconda ondata e un aumento più consistente durante la fase di transizione e in corrispondenza della terza ondata.

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