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Michael J. Fox riceve l’Oscar, standing ovation e applausi per lui: “Così mi fate tremare”

Con la cerimonia dei Governors Awards a Los Angeles, sono stati consegnati gli Oscar onorari ad alcune personalità dell’industria del cinema americano. Tra queste, Michael J. Fox.

“Lui ha un incredibile talento: quando la gente gli si avvicina per dirgli quanto è grandioso, lui rovescia le parti e fa sentire grandiosa questa gente. Ed è una cosa che gli ho visto fare un’infinità di volte per un’infinità di anni”.
Così Woody Harrelson ha presentato Michael J. Fox alla platea, ieri sera 19 novembre 2022 al Fairmont Century Plaza di Century City a Los Angeles durante l’evento Governors Awards. La celebrazione è stata organizzata per assegnare gli Oscar onorari di quest’anno, andati al regista Peter Weir, all’autrice musicale Diane Warren e alla sceneggiatrice Euzhan Palcy.

Il 61enne Michael J. Fox ha ricevuto l’Oscar denominato Jean Hersholt Humanitarian Award, un premio consegnato dall’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences a un individuo dell’industria del cinema americano il cui impegno in campo umanitario ha portato prestigio all’industria stessa. Jean Hersholt (1886-1956) è stato un attore noto per la sua filantropia.
Quest’anno la statuetta è andata all’indimenticabile protagonista di Ritorno al futuro con la seguente motivazione del Board of Governors dell’Academy“Siamo onorati di premiare quattro individui che hanno dato un contributo indelebile al cinema e al mondo intero. L’instancabile sostegno di Michael J. Fox alla ricerca scientifica per combattere il morbo di Parkinson e il suo incredibile ottimismo sono un esempio di come una persona possa cambiare il futuro di milioni di individui”.

L’Oscar a Michael J. Fox: standing ovation, applausi, commozione e risate

Non a caso è stato chiesto a Woody Harrelson di fare un’introduzione alla consegna del premio. L’attore ha ricordato quando vide Fox in TV per la prima volta nella serie Family Ties (Casa Keaton) pensando quanto fosse elettrico questo attore canadese e quanto guardarlo recitare fosse una masterclass di recitazione nella commedia.
Harrelson ha ripetuto in più occasioni in passato di dovere a Michael J. Fox la sua carriera, perché è stato lui a chiamarlo per fargli fare il salto da attore TV nella serie Cheers (Cin Cin in italiano) ad attore di cinema nel film Doc Hollywood, quando tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 c’era una grande distinzione tra queste due categorie di interpreti.

“Non ha chiesto di interpretare il ruolo di un malato di Parkison, né di diventare un sostenire per la ricerca di una cura, ma siate certi che questa è la sua più grande performance” ha detto Harrelson, in uno dei passaggi finali della sua presentazione di dieci minuti, invitando l’amico a raggiungerlo sul palco. Con un equilibrio instabile, Fox è salito sul palco, ha abbracciato Harrelson mentre l’intera sala si è alzata in piedi per applaudirlo. “Ragazzi, così mi fate tremare” ha detto l’attore, rimarcando la sua indole autoironica che gli ha permesso di accogliere la malattia e di, nonostante tutto, andare avanti diventando un esempio per tutti. “Ne abbiamo fatti di danni negli anni 80” ha continuato Fox strizzando l’occhio al collega e suscitando un’altra risata.
È proprio sul set di quel film che Fox si accorse di un tremore al migliolo della mano sinistra che lo portò ad avere la drammatica diagnosi del morbo di Parkison all’età di 29 anni.

Michael J. Fox ha ringraziato, tra gli altri, Robert ZemeckisBob Gale e Steven Spielberg, autori e produttore della trilogia di Ritorno al futuro, e Bruce Springsteen per aver scritto il brano “No Surrender” (Non arrenderti).
La sua mano destra appoggiata sul leggio accanto alla statuetta è sempre stata preda dell’incontrollabile tremore dovuto alla malattia, ma anche in questo caso l’attore ha trovato il modo di alleggerire la situazione intimandole “fermati” e dicendo “ancora no” quando il braccio si spostava verso l’Oscar.

A proposito di quando alla fine degli anni 70 stava per decidere di lasciare il liceo per trasferirsi dal Canada a Los Angeles e tentare la fortuna a Hollywood, ha raccontato che il suo insegnante di storia gli diceva “Fox, non potrai essere carino per sempre” e lui rispondeva “Magari lo sarò per il tempo sufficiente, professore…. e alla fine abbiamo avuto ragione entrambi”. L’attore decise in seguito, alla soglia dei 40 anni, di completare gli studi e ottenere il diploma.
Gli si sono visti gli occhi lucidi quando ha ricordato il produttore di Casa Keaton, Gary David Goldberg, “amico e mentore, un orso di uomo, e non intendo un orsacchiotto, ma un grizzly che mi ha insegnato professionalità e umanità introducendomi al concetto: a chiunque è dato molto, molto sarà richiesto”.

Alla cerimonia erano presenti la moglie Tracy Pollan e i quattro figli Sam, Esmé Annabelle, Aquinnah e Schuyler, tutti citati da Fox nel suo discorso come la cosa migliore che abbia avuto nella vita. “Tracy mi ha fatto capire subito che mi sarebbe rimasta accanto per tutta la durata della malattia” ha spiegato Fox, con una pausa per respingere le lacrime, mentre sua moglie altrettanto commossa veniva inquadrata dalla telecamera.
Negli anni 90, “ho passato sette anni senza dire niente a nessuno, prima di rivelare la malattia a Barbara Walters e alla rivista People. Era l’alba di internet e per dare una notizia dovevi fare così… erano tempi più semplici”.
“Parlando con i medici e con i ricercatori, tutti confermavano che la scienza era avanti ma non c’erano soldi a sufficienza. Le risposte potevano arrivare con i giusti investimenti” ha proseguito l’attore, “e incontrare gli altri pazienti mi ha fatto capire che se tutti insieme fossimo riusciti a sostenere la ricerca, anche se tremanti, qualcosa di buono sarebbe arrivato. Da qui l’idea della fondazione, la Michael J. Fox Foundation che io non volevo chiamare così… volevo chiamarla PD Cure, ma Tracy mi disse: come? Pedicure?”.

Nel corso di un ventennio la Michael J. Fox Foundation ha contribuito alla ricerca di una cura per il morbo di Parkinson riuscendo a raccogliere più di un miliardo di dollari di finanziamenti, destinati ai ricercatori che hanno potuto studiare questo male e migliorare la vita di chi ne è affetto. “Non c’è niente di eroico in questo, se non nella collaborazione di tante persone che si uniscono per una causa. È stato per me un dono aver potuto spostare le mie energie di attore professionista alla ricerca di migliori trattamenti e nuove risorse per la comunità del Parkinson”.

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Oltre a Ritorno al futuro, Fox è stato il brillante interprete di molte commedie anni 80/90 come Voglia di vincere, Il segreto del mio successo, Insieme per forza, Amore con interessi, Caro zio Joe e, appunto, Doc Hollywood, che hanno uno charme non eguagliabile dai film di oggi, anche perché viviamo chiaramente in un’altra epoca. Anche nei film drammatici l’attore ha dimostrato di avere un talento, abbracciando i ruoli di La luce del giorno, Le mille luci di New York, del crudo Vittime di guerra per poi eccellere nei diversi stati d’animo che attraversa in Sospesi nel tempo, geniale miscuglio tra commedia, dramma, sci-fi e horror diretto da Peter Jackson. Casa Keaton, Spin City, The Michael J. Fox Show e le tante apparizioni in serie televisive com The Good Wife, Scrubs, Boston Legal, Rescue Me e Designated Survivor completano il suo percorso artistico.
Il suo “incurabile ottimismo”, così come ha sempre descritto lui stesso, lo ha portato a raccontare le sue esperienze professionali e umane in quattro libri pubblicati nel 2002, 2009, 2010 e 2020, tutti entrati nella classifica dei best-seller del New York Times.
L’attore è stato insignito dei seguenti riconoscimenti:

  • 1 Oscar onorario – 2023
  • 5 Emmy Awards – 1986, 1987, 1988, 2000, 2009
  • 4 Golden Globes – 1989, 1998, 1999, 2000
  • 2 Screen Actors Guild Awards – 1999, 2000
  • 1 Grammy Award – 2010
  • 1 People’s Choice Award – 1997