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Intelligenza artificiale, Ocse: “Impatto su produttività dipenderà da molti fattori”

L’AI ha il potenziale per rivitalizzare la crescita e innescare un’accelerazione dell’innovazione, anche se sugli effetti concreti c’è ancora incertezza. In aumento le aziende che usano piattaforme, ma si tratta perlopiù di grandi imprese. E bisognerà fare i conti con gli effetti a catena sul mercato del lavoro

Linnovazione e l’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni sono uno strumento importante per far crescere le economie, ma quantificarne l’impatto, al momento, non è possibile. Le ultime stime dell’Ocse (“Economic Outlook” di maggio) puntano in questa direzione: grandi potenzialità, ma esiti ancora non definibili. Quel che c’è di sicuro è che le economie mondiali, pur in uno scenario globale complesso, sono diventate resilienti – anche grazie all’innovazione tecnologica – e riescono a crescere nonostante i venti contrari. L’Europa (toccata da vicino dalla guerra, dalla crisi energetica e dall’aumento dei tassi di interesse) è la regione meno brillante, mentre gli Stati Uniti e i Paesi emergenti bilanciano i nostri numeri deboli.

In questo contesto, l’Ai può rivitalizzare la crescita della produttività e imprimere un’accelerazione all’innovazione digitale e green, ma con elementi di incertezza sulle dimensioni di questo effetto moltiplicatore. Da un lato, le iniziative innovative sono concentrate in alcuni Paesi – Israele, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti, Cina ed Ue in questo ordine e con Cina ed Ue sotto la media Ocse; dall’altro le imprese che usano l’Ai sono in forte crescita, ma sono per lo più quelle di grandi dimensioni, mentre le Pmi restano indietro.

L’effetto aggregato dell’Ai dipenderà, in definitiva, soprattutto da due fattori: la misura in cui le nuove tecnologie saranno diffuse o concentrate in poche grandi aziende di rilevanza globale e l’impatto dell’Ai sul lavoro delle persone, ovvero quanto lo potenzierà o lo sostituirà.

La crescita globale nel 2023 è continuata a un tasso annuo superiore al 3%, nonostante il freno esercitato dalla stretta finanziaria e da altri fattori avversi, tra cui la guerra in Ucraina e il conflitto in evoluzione in Medio Oriente. La crescita del Pil globale è prevista al 3,1% nel 2024 e al 3,2% nel 2025, in linea con il +3,1% del 2023.

L’innovazione è un fattore determinante del progresso tecnologico e della crescita della produttività, soprattutto nelle economie basate sulla conoscenza. Le iniziative nazionali per l’innovazione riflettono sia il grado delle competenze nazionali nella ricerca e sviluppo (R&S) sia la capacità di adottare e adattare efficacemente idee e tecnologie sviluppate in altri paesi. Quest’ultima è particolarmente importante per le economie più piccole, visto che la maggior parte dell’attività di R&S e creazione di brevetti è concentrata in alcune grandi economie.

Un parametro incerto è, invece, l’impatto dell’uso generalizzato dell’intelligenza artificiale sulla crescita dell’innovazione e della produttività. L’uso dell’Ai, in base alle stime della Bei, è molto aumentato nelle aziende: circa un terzo delle imprese in Usa e Ue la usano nel 2023. Ma si tratta per lo più di grandi imprese e ciò potrebbe indicare che l’impatto dell’Ai sarà rilevante per le singole imprese che la usano, ma non è chiaro se ciò si tradurrà in un effetto-volano per tutta l’economia.

Per l’Ocse rimangono non definibili anche gli effetti ad ampio raggio nella società di un utilizzo generalizzato dell’Ai. Resta fermo che l’intelligenza artificiale ha le potenzialità per aumentare nettamente la produttività del lavoro, in particolare nello sviluppo software, nella redazione di testi di ogni livello, nella consulenza e nel servizio clienti.

Il legame tra innovazione e transizione verde

L’innovazione è anche un elemento chiave della transizione green in quanto può ridurre i costi delle politiche di riduzione delle emissioni e dell’adozione delle nuove tecnologie. I rapidi progressi compiuti nelle tecnologie delle energie rinnovabili hanno contribuito a rendere le fonti green sempre più competitive in termini di costi rispetto ai combustibili fossili. Ma una preoccupazione a questo proposito è che il tasso di crescita dei brevetti tecnologici legati all’ambiente è rallentato e la quota di questi brevetti nel totale dei brevetti è diminuita, nota l’Ocse.

Inoltre, solo sette paesi (Cina, Usa, Giappone, Germania, Corea, Francia e Uk) rappresentano la maggior parte dei nuovi brevetti in questi campi, mentre la maggior parte dei paesi ha un grado relativamente basso di specializzazione nell’innovazione legata all’ambiente e ciò rende cruciale la capacità di accedere alle tecnologie sviluppate all’estero. Ciò sottolinea l’importanza di mantenere dei regimi commerciali e di investimento aperti in questo settore, nonché di garantire un adeguato sviluppo delle competenze.

L’innovazione può anche facilitare la transizione climatica accelerando l’adozione di tecnologie digitali e a basse emissioni di carbonio. Nonostante alcuni recenti miglioramenti, l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) stima che, sulla base delle politiche attualmente dichiarate, gli investimenti verdi nel 2030 sarebbero appena la metà di ciò che è necessario per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050L’aumento degli investimenti in infrastrutture verdi e digitali, il rafforzamento degli standard per consentire una riduzione delle emissioni e l’aumento dei prezzi del carbonio sono tutti fondamentali per mitigare il cambiamento climatico