Il processo storico: Bill Gates e Bourla in tribunale in Olanda per i danni dei vaccini
da La cruna dell’ ago di Cesare Sacchetti

A Leeuwarden, una località olandese non molto conosciuta, è in corso da diversi mesi un processo importante, fondamentale, uno di quelli che potrebbe davvero far riscrivere la storia della farsa pandemica.
Ad averlo istruito è stata la giustizia penale olandese dopo che diverse persone che hanno ricevuto il vaccino Covid dopo il colpo di Stato “pandemico”, hanno iniziato ad avere problemi di salute, e alcune di loro purtroppo oggi sono morte.
Nel VAERS, il database sui danni riportati dai vaccini Covid, non di certo un luogo “no vax”, ci sono migliaia di casi di affetti avversi, di persone che hanno sviluppato miocarditi, tumori, cecità, disturbi all’udito, e alla vista, culminati spesso con la cecità, ma questi numeri, persino sottostimati, vengono taciuti dagli organi di stampa.
Sulla carta stampata, si prova ancora a diffondere la bugia con le gambe ormai millimetriche che i vaccini hanno salvato vite umane, e poco importa che i numeri e le prove sui danni dei vaccini affermino esattamente il contrario.
Si deve negare sempre, fino all’ultimo istante, anche quando il castello di carte di bugie inizia a scricchiolare paurosamente da tutte le parti.
Nei Paesi Bassi, si è accesa però una luce, e si è istruito un processo dove per la prima volta si chiede conto ai produttori di sieri sulla cosiddetta “efficacia e sicurezza” dei vaccini che essi dichiaravano anni addietro.
Peter Stassen, l’avvocato che rappresenta le vittime, ha indetto una conferenza stampa per spiegare cosa chiederà alla corte olandese, e ha subito fatto capire che saranno convocati esperti di fama internazionale, non legati all’influenza e all’immenso potere delle case farmaceutiche, per discutere su cosa sono stati davvero i sieri Covid e qual era il loro scopo ultimo.
Tra gli esperti che saranno chiamati a comparire in tribunale, spicca il nome di Catherine Austin Fitts, già membro dell’amministrazione di George H. Bush nel 1990, e attivissima negli anni della farsa pandemica nel denunciare l’assurdità e la dannosità delle misure di confinamento che venivano prese in quel periodo.
Catherine Fitts
Secondo la Fitts, è tutta la narrazione pandemica che va rimessa in discussione.
Sin dal principio non c’è mai stato chiaramente alcun reale fondamento legato alla tutela della salute pubblica, ma un piano meramente politico, di “riordino della società”, come disse Beppe Grillo, concepito per cambiare completamente la società contemporanea e trascinarla verso il Grande Reset di Davos, un vero e proprio disegno distopico nel quale alla fine solo i cittadini vaccinati sarebbero stati ammessi nella nuova società globale autoritaria, mentre i non vaccinati messi al bando, e rinchiusi nei campi di concentramento per “positivi” al cosiddetto Sars-Cov-2.
Gli esperti chiamati in causa vanno al cuore di quella che è stata un attacco alla sovranità delle nazioni e alla libertà dei loro popoli.
La genesi del golpe “pandemico”: i tamponi e l’isolamento fantasma del Sars-Cov-2
Secondo la ricercatrice ed esperta legale, Catherine Watt, occorre partire dai cosiddetti test PCR, che sono stati utilizzati per costruire tutta la falsa narrazione pandemica, e che sfornavano dei positivi che nel 90% dei casi erano falsi.
I tamponi sono semplicemente la intera chiave della storia.
Attraverso un test che, a detta dei suoi stessi ideatori, non è adatto a individuare la positività ad un agente patogeno, si è costruita la falsa idea del “contagio”, con la quale le persone ricevevano addosso una sorta di marchio e costrette ridicolmente e assurdamente all’isolamento, come se fossero diventati portatrici di qualche morbo pestilenziale.
L’inganno nasce nelle pubblicazioni ufficiali.
Non è sepolto in qualche documento segreto, ma in uno studio pubblicato dal famigerato duo di virologi, Christian Drosten e Victor Corman, che nel gennaio del 2020 elaborarono il test PCR per individuare la positività al Sars-Cov-2, soltanto che come loro stessi dichiarano apertamente nella loro “ricerca” non avevano e non hanno ancora un campione isolato del virus, ma piuttosto una simulazione al computer.