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Entro il 2030 dobbiamo piantare 227 milioni di alberi, il Pnnr ne prevede solo 6,6


Un’analisi di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) indica tutte le criticità che ci allontanano dal goal 11 dell’Agenda 2030 per le città sostenibili. E propone alcune soluzioni.

Siamo ancora in svantaggio nella partita per riuscire a contenere l’avanzata della crisi climatica. Però, con un piano di gioco efficace, basato per esempio sul rinverdimento delle nostre città, abbiamo una chance di pareggiare: dobbiamo riuscire a mettere a segno il “goal” 11 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Si tratta dell’obiettivo per le “Città e comunità sostenibili” per rendere “gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” da raggiungere nei prossimi nove anni. Per farlo, secondo le stime dell’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) che continua ad aggiornare e perseguire l’Agenda Onu, è necessario in Italia piantare quasi 230 milioni di alberi, alleati fondamentali nella lotta all’assorbimento di CO2 e contro le emissioni climalteranti. Il problema, sottolinea l’ASviS, è che siamo nettamente indietro: finora ne abbiamo previsti molti meno.
Senza un censimento, una legge e un programma di azione, secondo ASviS resteremo decisamente lontani dall’obiettivo. Dalle stime della Alleanza affinché gli effetti della piantumazione siano efficaci dobbiamo piantare entro il 2030 circa 230 milioni di alberi, ma nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) finora ne sono stati programmati soltanto 6,6 milioni entro il 2024 (in aree urbane e periurbane).

Una programmazione che per l’associazione mostra “sproporzione tra intenti e programmi concreti”. Inoltre, ASviS denuncia la mancanza di pianificazione, dato che “nessuno ci ha detto come piantarli e dove prenderli”.

Il calcolo dei 230 milioni di alberi da piantare nasce da un esame di quanto richiesto dall’Europa: centrare l’obiettivo di 3 miliardi di alberi entro il 2030 con la partecipazione di tutti i Paesi membri. Il calcolo delle superfici italiane ed europee permette di ottenere la cifra relativa al contributo necessario da parte dell’Italia, ovvero i 230 milioni di alberi: numero che se raggiunto attraverso la forestazione urbana potrebbe apportare “benefici sociali, economici ed ambientali”.

Fra le critiche avanzate dall’associazione c’è quella di un mancato riscontro della legge 10/2013 che istituendo il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico indicava il compito di “monitorare tutte le vigenti disposizioni di legge con finalità di incremento del verde pubblico e privato”.
La quota di superficie arborea nelle città metropolitane (2018)
Genova è la città metropolitana con la maggiore copertura arborea (dati: openpolis)

Da quanto riportato nell’analisi ASviS, “gli ultimi dati ufficiali sul verde pubblico nei 109 Comuni capoluogo di provincia italiani (rilevati dall’Istat e aggiornati al 2019) rilevano una sostanziale stasi dei valori di incidenza del verde pubblico nel periodo 2015-2019). Per quanto riguarda la percentuale di verde pubblico sulla superficie comunale, questa non supera il 5% del territorio in circa 8 Comuni su 10”.

Ecco perché in vista del 2030, l’Associazione per lo sviluppo sostenibile chiede uno sforzo differente per ottenere davvero città più verdi e inclusive. Per riuscirci, sono necessari diversi passaggi.

Le proposte per la riforestazione delle città
Uno è quello di “azzerare le proiezioni di sviluppo edilizio di cui non si sente il bisogno” e “trasformare queste aree in aree verdi, foreste urbane e periurbane”. Poi, in particolare le aree ex militari in città o periferia, andrebbero “svincolate da progetti di valorizzazione in corso e cedute gratuitamente ai Comuni per destinarle a infrastrutture verdi”. E ancora è necessaria una revisione “dei fondi agricoli non più produttivi”, oppure la “forestazione delle aree fluviali anche per la realizzazione di corridoi ecologici”.
Così come, per avere alberi, è fondamentale metterli a dimora con costante manutenzione, un sistema che deve far parte dell’agenda nazionale e internazionale: “Perché ciò possa realmente realizzarsi – scrive ASviS – risulta necessario che tutti i portatori d’interesse della filiera collaborino per organizzare la catena di produzione in modo da rendere disponibile il materiale vegetale richiesto dalle suddette agende e obiettivi con il duplice scopo di sviluppare l’economia e contemporaneamente mettere a dimora alberi sani e longevi nel lungo periodo”.
Il consumo di suolo nei territori delle città metropolitane (come quota della superficie totale), nel 2020
A Napoli e Milano la quota più elevata di suolo consumato (dati: openpolis)

Infine, ricorda l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, per fare goal e tentare realmente di pareggiare la partita, è necessario prima di tutto che i progetti su carta diventino realtà: senza una “visione politica e un programma d’azione” però, tutto ciò non sarà possibile.

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