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Djokovic all’Australian Open da non vaccinato: «Ho un’esenzione».

Il numero uno del mondo Novak Djokovic decolla per l’Australia con l’esenzione dal vaccino obbligatorio in valigia, e strascico di roventi polemiche al seguito. Il rebus di inizio stagione (andrà? Rinuncerà?) è finito con la soluzione che auspicava il Djoker, ma scontenta (quasi) tutti gli altri. In cima a una lunga negoziazione con la Federtennis australiana, chiamata ad applicare i protocolli anti Covid decisi dal governo dello Stato di Victoria, l’uomo che insegue ossessivamente il sorpasso a Federer (fermo fino a data da destinarsi) e Nadal (che rientra a Melbourne dopo l’operazione al piede e la positività al Covid), la trimurti appaiata lassù a quota 20 titoli Slam, può dunque continuare a coltivare il suo demone. Come ci è riuscito?

Con Melbourne recentemente uscita da un’interminabile lockdown e l’Australia impegnata a difendersi, come tutto il mondo, dalla variante Omicron, le regole per partecipare all’Australian Open (al via il 17 gennaio), erano state definite per tempo: obbligo di vaccinazione o possibilità di esenzione in casi particolari. Quattro le fattispecie: l’atleta ha una storia di reazioni allergiche alle profilassi vaccinali approvate, l’atleta ha sofferto di gravi effetti collaterali dopo la prima dose di vaccino, l’atleta soffre di una condizione medica acuta, l’atleta ha sofferto negli ultimi sei mesi di una malattia cardiaca infiammatoria. Il francese Jeremy Chardy, ad esempio, nel 2021 ha interrotto improvvisamente l’attività agonistica dopo essere stato male in seguito alla prima dose. In quale di queste quattro casistiche rientri Djokovic (difficile pensare alla condizione medica acuta e alla malattia cardiaca infiammatoria) non lo sapremo mai, a meno che non sia lo stesso Djoker a rivelarlo. 

È chiaro che la presenza del più forte tennista del mondo all’Australian Open da un lato arricchisce enormemente di contenuti il primo Slam stagionale e dall’altro apre la porta a un dibattito infuocato, che spaccherà il mondo del tennis in due, tra i contrari all’esenzione considerata una scappatoia al vaccino e un atto di favoritismo inaccettabile, e i favorevoli: se Djokovic rientra in uno dei casi previsti, perché no? Tra l’altro Craig Tiley, ceo di Tennis Australia e deus ex machina del torneo di Melbourne, aveva assicurato che le procedure di richiesta delle esenzioni al vaccino sarebbero state anonime. Possibile che la commissione che ha esaminato le carte di Djokovic non sapesse da chi provenivano? Una goccia nel mare di dubbi.

La partenza di Djokovic per Melbourne lascia aperte molte domande, insomma, che il garrulo messaggio del Djoker su Instagram, lo speaker corner in cui (come a Hyde Park a Londra) ci si sente autorizzati a dire qualsiasi cosa, non aiuta a chiarire. «Ho trascorso tempo meraviglioso con i miei durante le feste e oggi parto per l’Australia con un’esenzione, fatti avanti 2022!».

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