Choc Argentina, Arabia Saudita ribalta Messi, pari nelle altre due sfide pomeridiane

Clamoroso ko dei sudamericani, fanno festa i Falchi Verdi

L’Argentina stecca clamorosamente il debutto mondiale e va incontro a una delle maggiori umiliazioni della sua lunga storia nella coppa iridata.

La cronaca

 L’Arabia Saudita è tutt’altra cosa rispetto agli inconsistenti Qatar e Iran e, con una gara aggressiva ma anche tecnica, ribalta il vantaggio iniziale di Messi mandando in estasi i tifosi dei Falchi Verdi in tribuna. Costernazione e choc tra gli argentini che lasciano all’Italia di Mancini il record di 37 risultati utili consecutivi.

Argentina-Arabia Saudita 1-2

Reti: nel pt 10′ Messi (rig.); nel st 3′ Al Shehri, 8′ Al Dawsari. (ANSA)

Appannati i campioni dell’Albiceleste. Romero e Otamendi si fanno precedere troppo spesso, sulle fasce Molina ma soprattutto Tagliafico spingono poco. Paredes e De Paul non tamponano né rilanciano. Messi cerca di caricare i suoi, ci prova fino alla fine con caparbietà ma viene sempre anticipato. Pochi spunti anche per Lautaro, servito poco e male. Di Maria e Papu Gomez incidono quais nulla nella caporetto argentina. Ora per i sudamericani, cui non basta il solito recupero extralarge (6’+14′), urge resettare la grande delusione per recuperare con Messico e Polonia. L’Arabia segna due grandi gol con Al Shehri e il migliore dei suoi, Al-Dawsari. Il passaggio del turno non è un’utopia. Ottantamila spettatori festanti fanno ala all’esordio del quinto mondiale di Leo Messi. E la Pulce all’inizio non tradisce le attese: all’8′ Paredes viene trattenuto in area, il var segnala il fallo all’arbitro Vincic che concede al vincitore di 7 palloni d’Oro un rigore. Troppo facile per lui spiazzare il portiere saudita e mettere in apparente discesa l’esordio. L’Argentina è molto sbilanciata in avanti, L’Arabia è abile e spregiudicata nell’attuare un fuorigioco alto che fa venire i brividi ai tifosi in tribuna. Tre volte infatti l’Argentina raddoppia, al 22′ con Messi, al 28′ e al 35′ con Lautaro, ma c’e’ sempre un offside millimetrico (il primo dell’interista e’ di spalla). Lo svolgimento della gara da’ morale a un’Arabia bene addestrata dal francese Renard: rocciosa e fallosa nei contrasti, elegante anche se poco concreta nelle ripartenze, ma mostra buone individualità: il capitano Al Faraj (che esce per infortunio), l’eclettico Al Buraikan, i due centrali difensivi sono molto elastici nella chiamata del fuorigioco. La buona impressione si trasforma in uno stravolgimento della partita. I Falchi Verdi tornano in campo ‘mordendo’ gli avversari e in 5′ ribaltano il risultato meritatamente. Al 3′ Al Birakan pesca Al Shehri che anticipa Romero e segna il vantaggio. L’Argentina si squaglia, stordita non riesce a reagire. Il giocatore piu’ tecnico dei sauditi, Al-Dawsari, con furore manda in tilt Paredes e De Paul e con uno spettacolare tiro a giro fa impazzire i tifosi. Messi viene contrato magistralmente da Al Tambakti. Scaloni, impietrito, prova un tris di cambi, Alvarez, Fernandez e Lisandro Martinez. Ma l’Argentina sembra in trance e si getta in avanti con scarsa lucidità. Il portiere Al Owais fa miracoli al 18′ su Tagliafico e al 56′ su Alvarez. Al 91′ Alamri salva sulla linea su Alvarez. Paura alla fine per Al Shahrani che esce per un colpo ricevuto alla testa. Il risultato non cambia nel caotico finale: l’Arabia Saudita sogna, l’Argentina vede i fantasmi e rischia una clamorosa eliminazione se non raddrizzerà la rotta.

DANIMARCA-TUNISIA 0-0

Gli uomini di Hjulmand non hanno tante alternative alla vittoria per rispettare i grandi progetti dell’allenatore, che si è candidato addirittura alla vittoria finale. Eppure, le cose non vanno esattamente come previsto. I danesi, infatti, tengono inizialmente in mano il pallino del gioco ma senza mai riuscire veramente a fare male ai ragazzi di Kadri. Quest’ultimi stupiscono per l’ottimo impianto di gioco messo in campo, fatto di grande aggressività, ritmo e verticalizzazioni pericolose. Insomma, uno stile moderno che in pochi si aspettavano e che porta diversi dividenti. Infatti, nel primo tempo le occasioni maggiori sono proprio degli uomini in maglia bianca, con Schmeichel costretto agli straordinari per salvare i suoi.

La Danimarca stecca la prima: pareggio a reti bianche contro la Tunisia
Eriksen © LaPresse

Nel secondo tempo un po’ la musica cambia. La Tunisia alla lunga è costretta ad abbassare un po’ il ritmo del gioco ed emerge qualche giocata di qualità dei danesi. Skov Olsen trova la via del gol ma la sua rete viene annullata. Emerge anche Eriksen, ma la sua conclusione è respinta in calcio d’angolo. Cornelius poi va vicinissimo al gol, ma il suo rocambolesco tentativo finisce sul palo. La partita si avvia poi al suo termine senza grosse occasione, ma con la sensazione complessiva che la Tunisia abbia fatto meglio sotto il profilo del gioco e della prestazione. Alla Danimarca resta l’amaro in bocca e la sensazione che debba alzare il livello della manovra per impensierire le avversarie più forti.

MESSICO-POLONIA 0-0

A inizio partita entrambe le formazioni cercano di prendere in mano il gioco ma senza creare grandi grattacapi ai rispettivi portieri. L’occasione più nitida capita al 26esimo sulla testa di Vega che però mette di poco fuori. Sul finire di frazione cresce sempre di più la spinta dei messicani, soprattutto sulla fascia di Irving Lozano e del terzino Jorge Sanchez. Resiste però lo 0-0 fino all’intervallo.

Nei primi minuti del secondo tempo sono sempre i sudamericani a cercare con più convinzione il vantaggio ma al 54esimo Lewandowski si guadagna un rigore concesso dopo l’intervento del Var. Sul dischetto c’è proprio l’attaccante del Barcellona che però si fa ipnotizzare da Ochoa che mantiene il risultato in pareggio.

Non succede più molto: poche occasioni e molti tiri da fuori area. Polonia e Messico guadagnano un punto che permette a entrambe di superare l’Argentina, che nel match dell 11 italiane ha perso contro l’Arabia Saudita.