CRONACA E ATTUALITÀEVENTIITALIAPERSONAGGIROMA

ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL 13 OTTOBRE IL CONVEGNO DI ASSIF (ASSOCIAZIONE ITALIANA FUNDRAISER) PER SBLOCCARE IL “VOTO FISCALE” DEGLI ITALIANI 

IL PARADOSSO DEL 5X1000

INTERVISTA A GIULIA BARBIERI, VICEPRESIDENTE DI ASSIF, ASSOCIAZIONE ITALIANA FUNDRAISER 

Perché in Italia le scelte dei cittadini devono valere di meno man mano che aumenta la loro partecipazione?

È proprio il paradosso che chiediamo di superare. Oggi il 5 per mille ha un tetto di spesa fissato per legge: quando le scelte dei cittadini lo superano, la parte in eccesso non viene erogata e tutti i beneficiari ricevono meno di quanto era stato scelto per loro. Così, più persone partecipano, meno vale ogni singola firma. Nel 2024 chi ha firmato per il 5 per mille, di fatto, ha destinato il 4,3. Una partecipazione che cresce è una buona notizia per il Paese, e le regole dovrebbero accompagnarla, non frenarla.

Quali azioni concrete ASSIF intende portare avanti in vista dell’imminente discussione sulla nuova Legge di Bilancio per sbloccare questa situazione?

Al convegno presentiamo due proposte alle forze politiche rappresentate in Parlamento, che mettiamo a disposizione di tutte. La prima riguarda il tetto, e la sessione di bilancio è la sede naturale per discuterla. Chiediamo di superare la cifra fissa con un meccanismo che si aggiorni ogni anno: ASSIF suggerisce dei parametri per arrivare a una stima il più possibile realistica, così che lo Stato possa continuare a programmare la spesa su previsioni attendibili. Ma il cuore della proposta è la clausola di garanzia. Nessuna previsione è perfetta: se in un anno le scelte dei cittadini superano quanto stanziato, la differenza deve essere comunque coperta ed erogata, con una norma che lo garantisca ex ante. Qualunque sia la previsione, nessuna scelta deve restare senza copertura. È questo che rende ogni firma davvero rispettata per intero.

Che impatto ha la perdita di questi 23,3 milioni sulle attività quotidiane degli enti che si occupano di ricerca, salute, ambiente e comunità locali?

Il taglio è lineare e colpisce tutte le attività e i progetti che il 5 per mille sostiene: l’assistenza a un anziano o a una persona con disabilità, la ricerca su una malattia, il doposcuola per i ragazzi, la squadra sportiva del quartiere, la cura di un parco o di un museo, i servizi sociali del Comune. Non sono cause lontane: sono attività che riguardano la vita di ognuno di noi e ne permeano la quotidianità, spesso senza che ce ne accorgiamo. Nel 2025 ciascuno ha ricevuto circa il 3,7% in meno di quanto i cittadini avevano scelto; nel 2024 la riduzione era arrivata intorno al 13%. E poi c’è un danno meno visibile: chi firma si aspetta che la sua scelta arrivi per intero. Quando non accade, si incrina la fiducia tra cittadini e istituzioni.

Secondo lei, perché lo Stato italiano continua a penalizzare la partecipazione dei cittadini, sminuendone le scelte man mano che queste aumentano?

Il tetto nasce da una logica prudente di finanza pubblica: si fissa una cifra e la si tiene ferma. Ma una cifra fissa diventa un limite proprio quando la partecipazione cresce, e in otto degli ultimi nove anni le scelte hanno superato il tetto. Con l’ultima legge di bilancio il limite è stato portato a 610 milioni, un segnale importante che riconosciamo, ma le scelte del 2025 lo hanno già superato. Già nel 2013 la Corte dei conti suggeriva di eliminare il tetto, e negli altri sette Paesi europei con sistemi simili il tetto non esiste. Tenere insieme conti pubblici e rispetto delle scelte si può.

Avete già riscontrato delle aperture o un consenso trasversale da parte delle forze politiche per far sì che il 100% delle risorse raggiunga gli enti?

Il 5 per mille unisce: lo scelgono ogni anno oltre 18 milioni di persone, in tutto il Paese e con ogni orientamento politico. Per questo ASSIF si rivolge a tutte le forze politiche, senza distinzioni. I segnali di attenzione non mancano, a partire dall’innalzamento del tetto nell’ultima legge di bilancio. Al convegno interverranno esponenti di maggioranza e di opposizione, e già questo dice quanto il tema sia sentito in modo trasversale. Il nostro auspicio è che da questo confronto nasca un intervento condiviso, bipartisan. Rispettare una scelta che i cittadini hanno già fatto non dovrebbe dividere.

La vostra seconda proposta legislativa mira a consentire la condivisione facoltativa del nominativo del contribuente. Come pensate di superare le eventuali resistenze burocratiche legate alla privacy per instaurare questa relazione diretta?

Lo scopo è la trasparenza verso chi sceglie: oggi un ente sa quante persone lo hanno scelto, ma non può far sapere loro come ha usato le risorse. La proposta è semplice: decide solo il contribuente, con una spunta; nome e indirizzo, mai l’importo; per rendere conto dell’uso delle risorse. Chi non mette la spunta conserva per intero la propria privacy. La proposta di ASSIF assume come riferimento le indicazioni già espresse dal Garante per la protezione dei dati personali sul 5 per mille. E in Polonia, Slovacchia e Ungheria, che applicano come noi il Regolamento europeo sulla privacy, il GDPR, questa possibilità esiste già. Serve solo una scelta politica.

Qual è il passo culturale più urgente che la politica deve fare per riconoscere il pieno valore di questo vero e proprio “voto fiscale” degli italiani?

Riconoscere che il 5 per mille non è una voce di spesa come le altre, ma una scelta dei cittadini. Quando compiliamo la dichiarazione dei redditi decidiamo a chi destinare una parte delle imposte che paghiamo comunque: la ricerca, la cura delle persone fragili, lo sport, l’ambiente, la cultura, i servizi del nostro Comune. Per questo lo chiamiamo voto fiscale: in quella firma ciascuno indica il mondo che vorrebbe. È sussidiarietà, come la intende la nostra Costituzione: cittadini che contribuiscono all’interesse generale per libera scelta. Rispettare questa scelta significa garantire che ogni firma arrivi a destinazione per intero e che chi sceglie possa sapere come sono state usate le risorse.

A cura di Simona Petrozzi