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La Storia della statua di Totó mai dimenticato dai napoletani

Quando il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, morì il 15 Aprile 1967, si tennero due funerali. Uno a Roma; il secondo, il 17 Aprile, a Napoli. Tutta la città era a lutto; serrande abbassate in ogni strada e 250.000 persone presenti.

Pietrangelo Gregorio, uno dei grandi geni di Napoli mai ricordato abbastanza, ricorda in un’intervista come Nino Taranto, che tenne l’orazione funebre, espresse le seguenti parole: “Napoli non ti dimenticherà”.

Qualche anno dopo l’Ingegnere Pietrangelo Gregorio, alla guida di Canale 21, tv da lui creata, conduceva un programma fortemente seguito, dal nome “Filo Diretto”. I cittadini chiamavano ed esponevano le loro problematiche, e Gregorio si impegnava a risolverle.

E’ lui stesso a raccontare questa storia.

All’epoca un telespettatore chiamò in trasmissione per capire come mai il Comune di Napoli non avesse dedicato nemmeno una strada a Totò, mentre lo facevano altri Comuni d’Italia. Gregorio interpellò l’amministrazione comunale allora guidata dal Sindaco Valenzi che però di intitolare una strada al Principe della risata non se ne interessava minimamente.

All’epoca, racconta Gregorio, i cosiddetti “colti” continuavano a fare ostracismo verso Totò. Sia in vita che dopo. Fu complicato persino trovare le pellicole dei film di Totò, ma Gregorio riuscì a metterle in programmazione, in alcuni casi ristampandole, con risultati di share superiori alla RAI, che convinsero altre emittenti private e poi la RAI stessa a metterle in programmazione.

Il Sindaco decise finalmente di dedicargli una strada, ma si trattò “di un vicoletto cieco, in Via Foria”. Questa scelta suscitò l’indignazione di Gregorio e anche di Nino Taranto.

L’Ingegnere allora si recò dal Sindaco Valenzi proponendogli di erigere un monumento, una statua, a Totò: e si beccò le risatine del primo cittadino che bocciò l’idea. Non c’erano soldi e semmai ci fossero stati c’erano tanti altri nomi illustri prima di lui.

Gregorio allora a “Filo Diretto” spiegò che il Comune non aveva soldi e propose: “vogliamo farlo noi questo monumento?” Il primo ad accogliere come magnifica l’idea fu sempre Nino Taranto.
Siamo nel 1978, a più di 10 anni dalla morte di Totò.

Nino Taranto fu il Presidente di questo comitato che doveva raccogliere i fondi; per la trasparenza massima il notaio Carlo Iaccarino svolse il ruolo di tesoriere. Piovvero offerte dai cittadini: Gregorio ricorda di pensionati che inviavano 500 lire. Poi si presentò da Gregorio un pittore, Aldo Bondi, che propose di interrompere la raccolta fondi e mettere all’asta dei quadri, suoi e di altri suoi colleghi entusiasti di aderire all’iniziativa. Con il ricavato si sarebbe finanziato il monumento a Totò.
La proposta, lanciata a Filo Diretto, vide partecipare oltre 220 pittori tra i quali artisti di grande rilevanza, che donarono una loro opera da mettere all’asta per Totò.

Gregorio allora incaricò un grande esperto d’arte e persona onestissima che lavorava a Canale 21, Gigi Petra, amico di Totò, di curare quest’asta.

Fu indetto un pubblico concorso riservato agli artisti campani, come ricorda Annamaria Ghedina nel suo libro “da Gregorio a Berlusconi” per la realizzazione del bozzetto, seguendo con attenzione tutte le procedure.
Dall’asta furono ricavati 50 milioni di lire.
Dei 13 progetti presentati una commissione di volontari, presieduta del già Presidente dell’Accademia di Belle Arti Paolo Gaetani di Laurenzana d’Aragona, scelse con larga maggioranza quello del Maestro Vincenzo Giggiano Borrelli.
Per avere però anche un consenso popolare Gregorio selezionò 300 telespettatori della sua trasmissione che votarono anche loro, confermando il parere degli esperti.

Questo bozzetto aveva la particolarità di rappresentare le tre personalità di Totò: la testa seria con la bombetta rappresentava il Principe, il busto con il suo gesto caratteristico l’attore, e la parte inferiore con i “calzoni saltafossi” il guitto, il comico.
Fu realizzata nel 1979 una statua di bronzo alta 220 cm.
Costo dell’opera 45 milioni di lire.
Passò ancora del tempo.
Nel frattempo non c’era più Valenzi come Sindaco e l’Amministrazione successiva si mostrò compiacente ad accogliere la statua.
Il il 9 Luglio 1986 il monumento, con un atto del Notaio Iaccarino durante una pubblica manifestazione tenutasi al Maschio Angioino tra migliaia di cittadini, fu offerto al Comune di Napoli che nello stesso atto si impegnava a collocarlo in città.
Gregorio si offrì anche di provvedere al basamento ma gli assessori competenti dissero che non ci sarebbe stato problema. Si percepiva entusiasmo.

Ora andava deciso dove posizionarla: si pensò prima alla Villa Comunale, ma i soliti detrattori “colti” si opposero. “Cosa c’entra una statua di bronzo tra tante di marmo”- “la statua non è bella” ecc.
Allora si passò a Piazza Cavour. Nel frattempo però cambiò ancora l’amministrazione e si pensò a piazzetta Augusteo. L’ostracismo, raccontò Gregorio, era più di questi intellettuali che degli assessori competenti, intellettuali che a suo dire convinsero un giornalista importante dell’epoca a scrivere articoli denigratori verso questa statua. Gregorio si recò dal giornalista in questione e gli chiese: “ma l’avete vista la statua?” – lui rispose: “No. Mi sono fidato del giudizio di questi critici”.

Morale della favola? La statua restò depositata negli scantinati del Maschio Angioino per circa 20 anni dalla sua realizzazione.
20 anni a prendere polvere in uno scantinato.
Gigi Petra, che curò come detto tutta l’organizzazione, morì d’infarto; secondo Gregorio proprio per questo dispiacere.

Dopo 20 anni la circoscrizione Arenella se ne interessò e decise di collocarla in Via Freud, al Rione Alto, in una stradina secondaria irraggiungibile dai turisti e sconosciuta a molti.

“Napoli non ti dimenticherà”, disse Nino Taranto ai funerali di Totò.
E la città non l’ha dimenticato mai; ma la città intesa come gente, popolo. Nulla di più.


Ricostruzione tratta da:
Intervista a Pietrangelo Gregorio
https://www.youtube.com/watch?v=JQC68vawrVM&t=2826s

e dal libro “Da Gregorio a Berlusconi” – di Annamaria Ghedina – Pironti Editore