Giancarlo Desideri: «Orvinio, un borgo da scoprire attraverso la sua storia e i suoi protagonisti»

L’autore de “L’incantevole borgo di Orvinio. Ieri e oggi” racconta la genesi del libro, le ricerche storiche, il legame con il territorio e alcuni personaggi ancora poco conosciuti della Sabina
ITALYREVIEW – Massimiliano Spinella
Ci sono luoghi che si possono visitare e altri che, per essere davvero compresi, devono essere raccontati. Orvinio appartiene certamente alla seconda categoria.
Nel suo libro “L’incantevole borgo di Orvinio. Ieri e oggi”, Giancarlo Desideri accompagna il lettore alla scoperta del paese attraverso documenti, vicende, trasformazioni urbanistiche, chiese, vicoli e personaggi che hanno contribuito alla sua storia.

Alla base del volume c’è un lungo lavoro di ricerca, che ha condotto l’autore anche alla Biblioteca Apostolica Vaticana, ma soprattutto un profondo legame personale con il territorio.
Desideri, da dove nasce l’idea di dedicare un libro interamente a Orvinio?
Nasce innanzitutto dal mio legame con questo paese e dalla volontà di approfondirne la storia. A un certo punto ho sentito l’esigenza di raccogliere informazioni e testimonianze che rischiavano di andare perdute. Più procedevo nelle ricerche e più mi rendevo conto che c’era ancora moltissimo da scoprire.
Dietro il libro, quindi, c’è un vero lavoro di ricerca documentale.
Assolutamente sì. Ho cercato di approfondire il più possibile e sono arrivato anche alla Biblioteca Apostolica Vaticana. È stato un lavoro impegnativo, ma proprio le ricerche rappresentano una delle soddisfazioni più grandi che questo libro mi ha regalato.
Uno degli aspetti più curiosi riguarda il nome del paese. Orvinio un tempo si chiamava Canemorto.
Sì. Il passaggio dal nome Canemorto a quello di Orvinio avvenne nel 1863. Anche questo è un elemento della storia locale che meritava di essere raccontato e contestualizzato. Studiando un borgo ci si rende conto che persino il suo nome può racchiudere vicende e trasformazioni importanti.

A chi si rivolge principalmente il suo libro?
A tutti coloro che vogliono conoscere meglio Orvinio, ma anche ai giovani. Credo sia importante sapere cosa è accaduto prima di noi e conoscere le vicende del territorio nel quale viviamo o dal quale proviene la nostra famiglia.
Nel libro trova spazio anche il fenomeno dell’emigrazione.
Certamente. Molte persone sono partite e hanno costruito la propria vita lontano dal paese, mantenendo però un forte rapporto con il luogo d’origine. Per questo considero interessante anche il cosiddetto turismo delle radici: tornare nei luoghi dei propri genitori o dei propri nonni permette di riscoprire una parte della propria storia familiare.
Racconta anche come Orvinio sia cambiata nel corso degli anni.
Sì. Il paese naturalmente si è trasformato. Mi interessava mettere a confronto l’Orvinio di ieri con quella di oggi, osservando anche la sua evoluzione urbanistica e mostrando ciò che è cambiato nel corso del tempo.
Se qualcuno arrivasse per la prima volta a Orvinio, cosa gli consiglierebbe di vedere?
Gli direi innanzitutto di camminare nel borgo, entrare nei vicoli e osservare il suo impianto medievale senza limitarsi a una visita superficiale. Tra i luoghi da conoscere c’è sicuramente la Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, con la sua elegantissima scalinata edificata nell’anno 1642, ma è tutto il centro storico a meritare attenzione.
Meritano una importanza fondamentale le preziose opere del bellissimo Borgo Medievale di Orvinio che risale a prima dell’anno 1000, come.la.meravigliosa Chiesa di Santa Maria del Piano – chiesa romanica del 917 d.C., la straordinaria Chiesa di San Giacomo oggi sconsacrata ed edificata nell’anno 1608, la Chiesa di San Nicola di Bari che rappresenta la Chiesa del Santo Patrono.

Da non dimenticare il famosissimo Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili con i suoi percorsi naturali oggi completamente ripuliti. Percorsi che possono raggiungere anche la cosiddetta Moretta dal suo colore grigio-rosso e dove fu rinvenuta la pregiatissima Pietra Demone rinvenuta, ad un’altezza di 1090 mt., nell’anno 1767 dal più ricco cittadino di Canemorto (dal Catasto Gregoriano alla lettera “D”) un tal Bartolomeo Taschetti. Ripulita di ogni sua sozzura che doveva essere messa a bella mostra nella Piazza del Comune. Mai più rinvenuta. La Pietra in questione, la cui dissertazione completa è stata riportata nel volume, oggi è riposta a mo’ di gradino su una cantina privata della Via Nuova con le sue bellissime lettere romane non più visibili.
Da rammentare, infine, la Meteorite rinvenuta ad Orvinio e la sua traiettoria calcolata dal Prof. M.S. De Rossi il 31 Agosto 1872. Riguardo ad essa nel volume stesso sono state riportati gli esami geologici e mineralogici. Nonché la grafica della sua traiettoria.
Attualmente nel Borgo Medievale, che invito a visitare, si può respirare ossigeno puro sia per bambini che per adulti, alla sua altitudine di 840 mt. s.l.m. dallo smog delle grandi Città metropolitane.
Un Borgo di appena 300/400 abitanti durante il periodo invernale ma che può raggiungere anche i 1500 abitanti durante il periodo Luglio-Agosto per chi ha casa oppure potersi rifugiare nei B&B.
Quanto ha influito il suo rapporto personale con Orvinio nella realizzazione del volume?
Moltissimo. Il mio rapporto con Orvinio è anche personale e familiare. Probabilmente è proprio questo legame ad avermi dato la spinta necessaria per continuare ad approfondire e ricostruire tanti aspetti della storia del paese.
Aveva immaginato fin dall’inizio che le sue ricerche sarebbero diventate un libro?
Inizialmente non avevo necessariamente pensato alla pubblicazione. Poi il materiale raccolto è diventato sempre più consistente e progressivamente ha assunto una forma. Da lì è nato il libro.
Possiamo considerarlo un punto di arrivo oppure ci sono ancora aspetti da approfondire?
Ci sono sicuramente altri aspetti sui quali lavorare. Ogni documento può aprire una strada nuova e ogni personaggio può portare alla scoperta di altre vicende.
Potrebbe quindi esserci un seguito?
Me lo auguro. Da parte mia potrebbe esserci, anche perché esistono personaggi importantissimi sui quali sarebbe interessante lavorare ulteriormente.
A chi pensa in particolare?
Per esempio al famoso pittore locale Vincenzo Manenti, una figura di grande interesse alla quale è stata dedicata anche una pubblicazione sulla sua opera. È stato celebrato persino il quattrocentesimo anniversario della sua nascita ed è certamente un personaggio che merita attenzione.
Poi c’è un’altra figura sulla quale mi sto muovendo: l’incisore Giovanni Girolamo Frezza. Di lui si è parlato molto poco e credo che sarebbe interessante approfondirne il percorso e le opere.

Potrebbe essere proprio questa la direzione del suo prossimo lavoro: riportare alla luce personaggi poco conosciuti?
Sì. Mi interessa raccontare persone che hanno realizzato opere importanti ma che non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano. Nel caso di Frezza, per esempio, parliamo di un incisore che ha realizzato lavori straordinari e il cui percorso è legato anche alla Chiesa. Sono storie sulle quali vale la pena continuare a lavorare.
Questo libro le ha regalato anche alcuni riconoscimenti. Che significato hanno avuto?
Sono state soddisfazioni molto importanti. Ho ricevuto due premi, riconoscimenti che non avevo mai ottenuto prima. Uno è arrivato in Campidoglio e un altro mi è stato assegnato a Sarzana, in Liguria. Sono momenti che ripagano delle tante ore dedicate al lavoro e alla ricerca.
Cosa vorrebbe che il lettore provasse dopo aver terminato il libro?
Soprattutto curiosità. Mi piacerebbe che avesse voglia di conoscere Orvinio, percorrerne le strade, osservare i suoi luoghi e approfondirne le vicende. Dietro un borgo ci sono sempre storie e personaggi che aspettano di essere scoperti. Ho voluto portare a termine questa mia dettagliata e curata opera dedicata alle bellezze architettoniche e culturali di Orvinio. Spero tanto che questo antico Borgo Medioevale diventi sempre più metà di turisti di qualità, che possano apprezzare anche la pace del luogo.
È forse proprio questo l’aspetto più interessante del lavoro di Giancarlo Desideri: aver utilizzato la ricerca non come semplice esercizio storico, ma come strumento per far conoscere un territorio.
E il viaggio potrebbe non essere terminato. Dopo “L’incantevole borgo di Orvinio. Ieri e oggi”, nuovi protagonisti attendono di essere raccontati e nuove pagine della storia della Sabina potrebbero presto venire alla luce.