Lisetta Carmi. La bellezza della verità: la mostra a Roma al Museo in Trastevere

Roma –Il racconto di una vita dietro l’obiettivo. A Roma una mostra, ma soprattutto un omaggio di Roma a Lisetta Carmi, una donna dalla grande personalità espressiva e dalle molte vite: fotografa, pianista, reporter, militante di sinistra, fondatrice del Centro spirituale Ashram Bhole Baba a Cisternino (Brindisi).

Nata nella Genova degli anni ’20 da una famiglia borghese di origine ebraica, Lisetta Carmi divenne presto una pianista classica di successo, attività che abbandonò negli anni ‘60 per dedicarsi alla fotografia, considerata strumento di impegno politico.

La mostra, una rassegna antologica dal titolo Lisetta Carmi. La bellezza della verità, la prima esposizione pubblica a Roma – ospitata al Museo di Roma in Trastevere fino al 3 marzo 2019 – racconta l’intensa vita professionale di Lisetta Carmi, quest’artista ultranovantenne, e lo fa attraverso 170 scatti, tutti in bianco e nero, di cui molti inediti, nonché attraverso tre progetti editorialiMetropolitainI Travestiti e Acque di Sicilia, e una video intervista realizzata dal curatore della mostra Giovanni Battista Martini.

Il percorso fotografico della mostra a Roma si snoda attraverso diverse sezioni del percorso artistico di Lisetta Carmi (dal piano terra alle sale del primo piano del museo).

I primi reportage fotografici iniziano nella sua città natale, in cui vengono rappresentate le disumane condizioni di lavoro degli operai, dalle acciaierie dell’Italsider del 1962, ai lavoratori portuali del ’64. Questa prima fase si conclude con gli scatti del ’66 nel cimitero Monumentale di Staglieno. Seguono poi i reportage di Piadena, cittadina della Bassa Cremonese, e quelli contrassegnati dalla scoperta degli altri mondi: Israele, America Latina, India, Afghanistan, Pakistan e Nepal.

Si passa quindi alla sezione ritratti, in cui dominano la scena gli scatti dedicati ad Ezra Pound (che le valsero il premio Niépce per l’Italia), ma anche quelli incentrati sul panorama artistico ed intellettuale genovese, da Lucio Fontana a Lelio Luzzati. La sezione si chiude con Il Parto, una sequenza di scatti, intensi ed emozionanti, con ripresa frontale, realizzati nel 1968 all’Ospedale Galliera di Genova, che immortalano le fasi di un parto senza alcuna retorica sulla nascita.

La mostra di Roma dedicata a Lisetta Carmi rappresenta un viaggio attraverso le immagini, partendo dagli ultimi– ai quali l’artista ha cercato con impegno di dar voce – per approdare ai ritratti più noti. Il percorso di un’artista che, con i propri scatti, sembra aver disvelato la dimensione interiore e le esperienze di vita di chi ha ritratto con l’obiettivo. Un percorso emozionante ed intenso.

La mostra Lisetta Carmi. La bellezza della verità è promossa da Roma capitale, Assessorato alla crescita culturale – Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, ed è organizzata da Zètema Progetto Cultura.

Musei gratis a Roma dal 5 al 10 marzo

La Settimana della cultura a Roma si avvicina. Dal 5 al 10 marzo, sarà possibile visitare i musei della Capitale gratis. L’iniziativa della Settimana della cultura, a Roma e in tutta Italia, è prevista dal nuovo regolamento del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

Il nuovo decreto prevede, in aggiunta alla Settimana della cultura in date variabili ogni anno, la visita gratuita dei musei ogni prima domenica del mese da ottobre a marzo e altri otto giorni di visite gratis a discrezione dei direttori museali, da utilizzare nel corso dell’anno, anche frazionati. Inoltre, è prevista la creazione di un sito internet che consenta ai visitatori di orientarsi tra i piani dei singoli musei. Gli ingressi gratis nei musei aumenteranno così dagli attuali dodici giorni annuali a venti giorni annuali.

Il decreto entrerà in vigore il prossimo 28 febbraio, come ha annunciato il Ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli, in seguito alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Il nuovo decreto conserva, inoltre, le gratuità permanente delle visite museali per tutti i minorenni e per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per le categorie protette; inoltre, è prevista la riduzione del biglietto per i giovani dai 18 ai 25 anni, per i quali l’ingresso nei musei ammonterà a due Euro.

CINQUE MOSTRE 2019: ΔX DISPLACEMENT

Con il titolo collettivo di Δx Displacement, Cinque Mostre 2019 presenta le opere degli attuali Rome Prize Fellows e Italian Fellows, insieme a quelle di altri artisti invitati, installate in vari punti del McKim, Mead & White Building all’American Academy in Rome, includendo anche una serie di performance che si svolgeranno in occasione della serata inaugurale del 20 febbraio e in un evento collaterale il 7 marzo.

Riunendo i lavori di artisti visivi, architetti, designers, scrittori, archeologi, storici dell’arte e conservatori, in una gamma di linguaggi e dimensioni che si relazionano ai vari significati del termine displacement (dislocamento), Δx si concentra su quelle condizioni che mettono in discussione la poetica dell’ordinario, sovvertendo un senso di appartenenza e disgregando i rapporti convenzionali.

Il titolo della mostra, che riassume i temi esplorati, sotti diversi punti di vista, da tutti i partecipanti, prende spunto dal progetto dei borsisti Michelle Lou (compositrice) e Marcel Sanchez Prieto (architetto), che si chiedono: “Gli spazi/ambienti come rinforzano il nostro senso di appartenenza nel mondo, e l’atto del dislocamento come influenza la percezione di noi stessi?”
Un punto di riferimento è un elemento riconoscibile, fondamento per il nostro senso del luogo, sia in senso materiale che astratto. Per descrivere qualsiasi tipo di moto è necessario indicare una posizione iniziale, una che condividiamo con altri individui, o più intima. Una cornice di riferimento può essere, pertanto, geografica, architettonica, storica, esperienziale o persino emotiva, e uno spostamento da questa posizione iniziale, sia essa fisicamente oggettiva o soggettiva e personale, è definito dislocamento (displacement), non solo dalle teorie politiche, filosofiche o psicologiche, ma anche dalla matematica.
L’equazione Δ= xf ​− x0 (dove Δindica il dislocamento, xf il valore della posizione finale e x0 il valore della posizione iniziale) è inequivocabile: il dislocamento è la differenza di posizione di due segni ed è indipendente dal percorso seguito quando ci si sposta dall’uno all’altro. In base a questa logica, l’American Academy in Rome è essa stessa una comunità “dislocata”, seppure integrata nel contesto cittadino circostante.

Δx 
esamina l’ideazione e la rappresentazione della stabilità, riflettendo su stati di permanente sconvolgimento sociale, politico, emotivo. Le opere in mostra, caratterizzate da molteplici dialoghi tra ambiti di ricerca, offrono uno scambio di opinioni dinamico. Ognuna intende rovesciare immagini convenzionali di un ambiente naturale o costruito di ricordi, rappresentazioni storiche, percezioni emotive o fisiche, rendendo indistinti i confini tra realtà e finzione, tra un “oggi” e un “allora”, tra un “qui” e un “là”.

Attraverso l’interazione di diversi media, mutando i modelli tradizionali della produzione di immagini e della costruzione narrativa, Δx riflette il rapporto tra l’uomo e la vita, la storia, la visione, lo spazio e la natura, creando un’esperienza in cui l’impatto di ogni singolo elemento riverbera in tutta la mostra. Nell’insieme, le opere stimolano una discussione vivace sulle idee di dislocamento e decentramento, attingendo dalla partecipazione del pubblico per arricchire ulteriormente la lettura dei due termini, sottolineando come l’atto di dislocamento, ricercato o imposto, abbia un impatto costante su tutti i movimenti fisici, sociali e spirituali che ci circondano.

Dal 20 Febbraio 2019 al 21 Marzo 2019

ROMA

LUOGO: American Academy in Rome

INDIRIZZO: via Angelo Masina 5

ORARI: sabato e domenica dalle 16 alle 19

CURATORI: Ilaria Gianni

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 06 58461

SITO UFFICIALE: http://www.aarome.org

Sold out al Brancaccino di Roma con Giorgio Colangeli

Si è concluso con grande successo “L’uomo, la bestia e la virtù”, uno dei classici pirandelliani che proprio nel 2019 festeggia i cento anni dal debutto sulle scene, ed è stato uno dei testi più rappresentati del drammaturgo siciliano.

Giorgio Colangeli veste i panni del “trasparente” professor Paolino nella rilettura registica di Giancarlo Nicoletti di uno dei classici pirandelliani, “L’uomo, la bestia e la virtù”, co-protagonista al fianco del pluripremiato attore, un vulcanico Filippo Gili interpreta il Capitano Perella, al loro fianco  la talentuosa Valentina Perrella, pronta a calarsi nelle vesti della “virtuosa” signora Perella. E ancora, Cristina Todaro, Alessandro Giova, Diego Rifici, Alessandro Solombrino e il giovane Francesco Petit-Bon, a completare il validissimo cast di una rilettura fortemente contemporanea e concreta dell’universo pirandelliano, fuori dal “pirandellismo” di maniera, nel tentativo di riportare la poetica dell’autore Premio Nobel ad un universo essenziale, umano, comico e tragico al tempo stesso e nuovamente attuale.

In considerazione della grande richiesta dello spettacolo, è in preparazione una tournèe in alcune regioni italiane ed un arrivederci a Roma per la prossima stagione!!!

FOTO Luana Belli

Gabriele Cirilli al Teatro Manzoni di Roma

Dopo i sold out fatti registrare nella passata stagione con “Tale e Quale Show… Again!”, Gabriele Cirilli torna a teatro con il suo nuovo spettacolo “Mi piace” che porterà in lungo e in largo per l’Italia: in 7 mesi “toccherà” ben 33 città. Si è iniziato martedì 23 ottobre dal Teatro Sociale di Sondrio. Tra le date più attese, quella in programma mercoledì 20 febbraio al Teatro Manzoni di Monza (inizio ore 21).

Dalla commedia degli equivoci al cabaret attraverso monologhi, canzoni e balletti: sul palco l’artista sarà protagonista di una vera e propria rappresentazione che attraversa tutti i generi del teatro comico in una prova d’attore completa e sfaccettata.

Già dal titolo si capisce il mood della messa in scena, legato al nostro rapporto con l’oramai inseparabile telefonino (grande protagonista sul palco) e il mondo della comunicazione 2.0 che sta influenzando e cambiando la vita e le abitudini di qualsiasi essere umano: “Viviamo tutti per un Like, in italiano Mi piace – spiega Cirilli – . La nostra vita è un continuo avere e dare un giudizio, sin dalla mattina quando ci alziamo e ci guardiamo allo specchio oppure quando scegliamo un vestito, gli amici da frequentare, quando ordiniamo al ristorante o quando scegliamo di andare in vacanza, i programmi tv da guardare, il film al cinema da vedere, il politico da votare, la musica da ascoltare o i libri da leggere, la dieta da fare, la squadra di calcio da tifare, le persone da seguire sui social. Insomma Mi piace è la parola chiave della nostra esistenza”.

Lo show, ovviamente, sarà all’insegna della grande allegria e ironia di Cirilli, tra gli artisti più amati dal pubblico italiano per la sua versatilità e il suo sempre essere pronto a mettersi in gioco con nuove sfide. “Ridere è fondamentale per me perché la risata è contagiosa – le sue parole – è una medicina, un rimedio contro tutto il nero che ci opprime.  Un sorriso illumina di più della corrente elettrica e costa molto meno. Ho abbracciato questa fede e… mi piace quando vedo le persone star bene col sorriso sulle labbra”. Uno spettacolo, questo, dove saranno toccati anche temi su cui riflettere: “Mi piace essere comico e commovente al tempo stesso, è l’espressione della mia maturità artistica, di un mattatore della risata che ha ormai conquistato il grande pubblico. Mi piace riuscire a creare col pubblico un’interazione giusta per far sì che il mio messaggio venga recepito e apprezzato”.

Lo show, che vede anche la presenza dell’attore Umberto Noto, celebra inoltre i 30 anni di carriera di Gabriele Cirilli, nel luogo che più ama: il palcoscenico: “È l’unico luogo dove mi sento davvero me stesso”. Oltre a “Mi piace”, l’attore sarà impegnato in questi mesi anche con il musical “La famiglia Addams”.

“Mi piace” è uno spettacolo scritto da Gabriele Cirilli, Maria De Luca, Giorgio Ganzerli, Alessio Tagliento e Gianluca Giugliarelli. Regia di Claudio Insegno. Produzione MA.GA.MAT. Srl.

Cirilli ha avuto la fortuna, la determinazione e il privilegio di imparare il “mestiere”, con umiltà e determinazione, dai più grandi artisti del teatro e del cinema italiano. Inizia la sua formazione al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Roma diretto da Gigi Proietti. Da qui tante collaborazioni in teatro, nel cinema e nella fiction tv, in qualità d’interprete non solo comico, accanto a grandi artisti; nomi prestigiosi, pietre miliari, come Flavio Bucci, Piera Degli Esposti, Lina Sastri, Michele Placido, Lino Banfi, Paolo Villaggio, Nino Manfredi, Alberto Sordi, ma anche tante giovani promesse.

Scrive insieme ad autori storici come Vincenzo Cerami e ha avuto la fortuna di lavorare con il Premio Oscar Nicola Piovani. Le regie dei suoi spettacoli sono state affidate a nomi di grande rilievo come Ugo Gregoretti, Antonio Calenda e Pietro Garinei che nel 2003 gli aprì le porte del Teatro Sistina di Roma, tempio della commedia musicale. Da qui i suoi spettacoli presero il via girando tutta l’Italia in un consenso di applausi e di critica.

In televisione è stato tra i protagonisti in sette edizioni di “Tale e Quale Show”, il varietà di punta di Rai1 condotto da Carlo Conti.

Il corpo delle donne in mostra a Roma

Quanto assomiglia l’arte alle donne reali? Ovvio che gli artisti abbiano diritto a rielaborare la realtà. Ma nel caso dei ritratti femminili, la questione è ben più complessa. Basterebbe guardare come il pittore preraffaellita Dante Gabriele Rossetti ritraeva la moglie, Elizabeth Siddal, e come lei raffigurava se stessa: lui ne faceva un angelo spaventato o sognante. Lei si vedeva dura e austera. Fa i conti con tutte le contraddizioni di questa “narrazione”, la bella e importante mostra aperta fino al 13 ottobre 2019 alla Galleria d’Arte Moderna di RomaDonne: Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzioneOvvero l’evoluzione dell’immagine femminile da fine Ottocento a oggi, partendo dal presupposto che le donne siano state, da almeno metà Ottocento, i soggetti preferiti degli artisti e che già questa scelta abbia costituito una rivoluzione.

Lo scarto tra l’essere oggetto di sguardo e il proporre la propria visione di stesse è evidente nella mostra romana che parte da artisti estetizzanti ma pienamente Belle Epoque come Aristide Sartorio, per arrivare alle attuali performance femminili custodite al Macro di Roma.In mezzo, un lungo percorso di interpretazione intellettuale e artistica del corpo e dell’immagine delle donne, che non è soltanto una riflessione estetica per gli uomini e un processo di emancipazione e crescita per le donne. È evidente che le due componenti si intrecciano: se le donne iniziano a far valere l’idea che hanno si se stesse e del loro corpo, gli uomini non possono ignorarlo del tutto. Ciò che poteva apparire “passivo” nella prima cultura borghese, tra ritratti di eleganti e irreprensibili signore e nudi esposti fino all’oscenità, diventa protagonista. Le donne non sono più soltanto il soggetto del quadro, non si limitano, al massimo, a scegliere posa o abito (anche se molti pittori decidevano perfino le acconciature), ma impongono nuove professioni, nuovi gesti, nuovi spazi. E poi, fin dalle prime avanguardie del Novecento e nonostante il maschilismo di gran parte dei colleghi uomini “d’avanguardia”, propongono il loro sguardo su se stesse e sul mondo. Basti pensare alle surrealiste e a Frida Kahlo.

La mostra Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione – alla Galleria d’Arte Moderna presenta circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune mai esposte o non esposte da lungo tempo. Provengono dalle collezioni d’arte contemporanea di Roma. E partono da una celebre riflessione-provocazione del 1989 delle Guerrilla Girls«Do Women Have To Be Naked To Get Into the Met. Museum?», Le donne devono essere nude per poter entrare al Metropolitan Museum? Non si trattava di uno slogan: le femministe facevano notare che meno del 5% degli artisti esposti nei grandi musei era composto da donne mentre era di donne l’85% dei nudi. Certo, forse non tenevano tanto in conto le collezioni d’arte antica, ma il principio era corretto: nella visione contemporanea (che non è appunto quella classica) il nudo fa pensare quasi sempre alla passività.

La mostra romana parte appunto dalle visioni “angelicate” o diaboliche che il Simbolismo aveva ereditato dai preraffaelliti. Attraversa il Futurismo e le nuove spinte provocate anche dalla Guerra mondiale. Approda a Valori Plastici e a Novecento, ovvero al “ritorno all’ordine” imposto, anche in arte dal Fascismo, con l’esaltazione non più della vergine ma della madre. E ricostruisce il lungo percorso del secondo Dopoguerra, le istanze femministe come pure le nuove concezioni maschili. La rassegna è accompagnata da videoinstallazioni, documenti fotografici e video tratti da opere cinematografiche e cinegiornali provenienti dalla Cineteca di Bologna e dall’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittàche ne hanno curato la realizzazione. In una sala è proiettato il film, prodotto dall’Istituto LuceBellissima (2004) di Giovanna Gagliardi che attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e interviste racconta il cammino delle donne nel Novecento.

L’ultima sezione della mostra è dedicata alle relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe. Il materiale proviene da Archivia – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne – e contiene testimonianze di performance e film d’artista che appartengono a collezioni private, importanti musei e istituzioni pubbliche.

Info: Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione / Galleria d’Arte Moderna di Roma /Fino al 13 ottobre 2019/ www.galleriaartemodernaroma.it

Da Antonello da Messina a Chagall

Un mese ricchissimo di appuntamenti con l’arte e non solo, quello di febbraio: nelle maggiori città italiane il calendario è straordinariamente variegato, dall’arte rinascimentale di Antonello da Messina a Milano alle suggestioni oniriche di Chagall in arrivo a Napoli. Ma non finisce qui: teatro, fotografia e arte contemporanea affollano la lunga lista di mostre da visitare a febbraio, dall’esposizione dedicata alla famiglia De Filippo agli scatti di Francesca Woodman, passando per le suggestioni rock del “Club 27” e i magnifici “ricami” di carta della tradizione cinese.

Milano: da Antonello da Messina al genio leonardesco

Il 21 febbraio inaugurerà, presso Palazzo Reale, l’attesissima monografica su Antonello da Messina: fra le opere in mostra anche la preziosa “Annunciata”, una tavola dipinta nel 1475 proveniente, in via eccezionale, dal palazzo Abatellis di Palermo. Ma Milano quest’anno sarà soprattutto concentrata sull’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci: è in questa scia che s’inserisce l’esposizione della Vergine delle Rocce del Borghetto presso la Fondazione Orsoline di San Carlo. Presso la Chiesa di San Michele sul Dosso sarà possibile ammirare la copia realizzata da Francesco Melzi, allievo prediletto del maestro.

Napoli: Chagall, il teatro dei De Filippo e Francesca Woodman

Mentre è ancora in corso la mostra “Rubens, Van Dyck, Ribera” presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos (fino al 7 aprile), si avvicina l’inaugurazione di una delle mostre più attese del calendario napoletano: il 15 febbraio inaugura la mostra “Sogno d’Amore” presso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, che riunirà ben 150 opere di Marc Chagall. Nel frattempo, anche Napoli si dedica all’importante anniversario leonardesco: per tutto il mese di febbraio sarà possibile visitare, nella suggestiva Cripta del Complesso Monumentale Vincenziano ai Vergini, nel cuore del Rione Sanità, la mostra “Il Genio del Bene”: un percorso interattivo attraverso le macchine pensate da Leonardo e realizzate a mano da Mario Paolucci.

Al Museo Archeologico Nazionale invece è tempo di riscoprire la Cina: è in corso (fino al 14 marzo) l’esposizione “Mortali-Immortali: i tesori dell’antico Sichuan”, che riunisce per la prima volta in assoluto gli splendidi manufatti dell’Impero Han risalenti al I secolo a. C. Per gli appassionati di teatro tappa obbligata sarà invece Castel dell’Ovo dove, fino al 24 marzo, è allestita la mostra dedicata alla famiglia De Filippo: copioni, video e costumi originali arricchiranno il vasto percorso interattivo pensato per omaggiare questi grandi artisti, realizzato e resto possibile grazie al contributo di Tommaso, figlio di Luca De Filippo. Un’altra piccola perla assolutamente da non perdere è quella proposta dalla galleria Blu di Prussia a via Filangieri: una raccolta di quindici opere, alcune delle quali mai esposte a Napoli, della fotografa americana Francesca Woodman, provenienti dalla collezione di Carla Sozzani.

Roma: Sogni, politica e donne

Mentre è ancora in corso “Dream. L’arte incontra i sogni” al Chiostro del Bramante, Roma propone tantissimi altri appuntamenti interessanti, fra i quali si segnala la mostra presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal titolo “You Got to Burn to Shine”. L’esposizione, inaugurata il 4 febbraio, riunisce decine di opere di artisti contemporanei come Jeremy Deller, Roberto Fassone, John Giorno, Fiamma Montezemolo, Luca Vitone e Sislej Xhafa, che nel loro insieme indagano la connessione fra il linguaggio, l’arte e la vita politica. Presso la Galleria d’Arte Moderna, invece, 100 opere si riuniscono nella mostra “Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione” che, attraverso fotografia, pittura, scultura e grafica ripercorrono il rapporto dell’arte con la figura femminile, con una speciale sezione dedicata alle lotte femministe e ai documenti storici provenienti dagli Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne.

Da Torino a Bologna: Cina, rock e Sturmtruppen

La città di Torino dedica parte del suo calendario di eventi alla Cina: in occasione della Festa di Primavera, fino a marzo, il Museo d’Arte Orientale ospiterà la mostra “Ricami di Carta”, che approfondirà la suggestiva tradizione decorativa cinese attraverso le opere di due maestri dell’intaglio, Xi Xiaoqin e Chu Chunzhi. A Bologna, invece, il mese di febbraio sarà più rock che mai: la galleria ONO Arte Contemporanea ospita la mostra “Il Club 27: Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse, Brian Jones, Jean-Michel Basquiat”: 40 opere fotografiche e non solo, che ripercorrono la leggenda dei grandi volti del rock e dell’arte morti tutti fatalmente all’età di 27 anni. Degna di nota anche la mostra dedicata ai 50 anni di “Sturmtruppen”, la striscia a fumetti nata dal genio di Bonvi, in mostra fino ad aprile a Palazzo Fava.