“Questo è fango”. “Una Bassezza” Dura risposta dei politici italiani al tweet di Rula Jebreal. Meloni minaccia querela.

articolo a cura di Massimiliano Spinella – Direttore di Italyreview.it

Meloni minaccia querela dopo il tweet di Rula Jebreal sulla condanna del padre. Da Conte a Calenda la solidarietà alla leader di Fdi

Vile. Solo così si può definire l’attacco di Rula Jebreal al prossimo premier del governo italiano Giorgia Meloni. “Una bassezza” lo ha definito persino Carlo Calenda leader di Azione. “Questo è fango su Giorgia Meloni“. Giuseppe Conte prende posizione, esprimendo solidarietà alla leader di Fratelli d’Italia che sui social ha minacciato subito una querela: “Signora Jebreal, spero che potrà spiegare al giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce”

E il popolo italiano non ha avuto dubbi da che parte schierarsi, anche se avremmo voluto fare a meno di affrontare l’argomento. Ma veniamo ai fatti. Rula Jebreal, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva di origine palestinese, ha postato contro la Meloni la notizia riportata dal quotidiano spagnolo Diario de Mallorca che ha raccontato la vicenda del 1995, quando Francesco Meloni venne fermato nel porto di Maó, a Minorca, con 1.500 chili di hashish su una barca a vela: vicenda che gli costò una condanna a 9 anni. La figlia Giorgia in quel periodo aveva da poco compiuto 18 anni e aveva interrotto i rapporti con il padre già sette anni prima. Nel suo libro Io sono Giorgia, la leader di Fratelli d’Italia ha, infatti, raccontato di come suo padre abbandonò la famiglia quando lei aveva ancora un anno. E di aver completamente smesso di vederlo quando aveva circa 11 anni, quindi nel 1988.

Innanzitutto, il tweet della Jebreal oggetto delle polemiche è il seguente:

@rulajebreal: During her election campaign, @GiorgiaMeloni, Italy’s new PM, promoted a rape video implying that asylum seekers are criminals who want to replace white Christians. Ironically, Meloni’s father is a notorious drug trafficker/convicted criminal who served time in a Spanish jail.

Ecco la sua traduzione: Durante la sua campagna elettorale, @GiorgiaMeloni, il nuovo primo ministro italiano, ha promosso un video di stupro che implica che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i cristiani bianchi. Ironia della sorte, il padre di Meloni è un famigerato trafficante di droga / criminale condannato che ha scontato il tempo in una prigione spagnola.

Ma la Jebreal ha dimenticato (volutamente?) di sottolineare che la leader di Fratelli d’Italia ormai non vedeva più il padre da quando aveva 11 anni.

Una situazione molto simile che ha vissuto anche la stessa giornalista palestinese, nata il 24 Aprile 1973 a Haifa, da padre commerciante di origine nigeriana, imam sufi di Gerusalemme Est e guardiano della moschea al-Aqsa. Quando la madre Zakia si suicida per aver subito gravi abusi, Rula ha solo 5 anni e con la sorella Rania viene affidata dal padre al Dar El-Tifel, il collegio-orfanotrofio israeliano fondato nei pressi della chiesa del Santo Sepolcro. da Hind al-Husseini un’attivista palestinese, nota per aver salvato 55 orfani sopravvissuti al massacro di Deir Yassin, abbandonati a Gerusalemme.  Il dolore per l’improvvisa morte della madre e l’abbandono del padre che la affida a un orfanotrofio pesano come un macigno sulla vita della Jebreal. Motivo per il quale ci si attenderebbe maggiore comprensione per la vita vissuta dalla Meloni con la figura del padre venuta meno e una madre che con grandi sacrifici l’ha cresciuta insieme alla sorella Arianna cercando di svolgere al meglio il difficile duplice ruolo genitoriale.

Oggi la Jebreal ha cercato di porre riparo al suo post contro la Meloni con una dichiarazione chiarificatrice che però non giustifica affatto la sua pubblicazione precedente: “Quello che volevo evidenziare non è la vicenda familiare di Giorgia Meloni, che riguarda solo lei, ma la sua propaganda politica che, molto spesso, come quella di Trump, tende a criminalizzare l’intera categoria dei migranti a partire dagli errori o i crimini di alcuni di loro. Fomentando così la radicalizzazione di molti e la crescita dell’odio nella società”,

“Meloni e Trump condividono storie familiari complesse ma non è questo il punto. Il mio è un invito alla riflessione, nella speranza che Meloni, considerando anche il suo vissuto personale, possa proporre una politica più inclusiva e abbandonare la retorica incendiaria che spesso porta all’equazione immigrato uguale criminale. Ognuno ha la sua storia, generalizzare per propaganda politica alimenta odio e rabbia sociale”, conclude Jebreal.

Ma ad alimentare odio e rabbia sociale sono proprie queste esternazioni. Rula Jebreal dovrebbe avere anche maggiore rispetto del nostro Paese in virtù della svolta della sua vita da giovane ventenne studentessa palestinese che nel 1993 riceve dal governo italiano una borsa di studio grazie alla quale può trasferirsi a studiare a Bologna dove poi si laurea in fisioterapia.  

Nel 2002, come giornalista e militante del Movimento palestinese per la democrazia e la cultura, prende parte a Diario di guerra, una trasmissione televisiva su LA7 grazie alla quale, si trasferisce a Roma con la figlia Miral, avuta dalla relazione con l’artista Davide Rivalta. Ha vissuto a lungo a New York assieme a Julian Schnabel, regista del film Miral e noto pittore, che aveva conosciuto nel 2007 a una mostra di pittura a Venezia. Poi nel 2013 sposa il banchiere americano Arthur Altschul Jr., figlio di un partner di Goldman Sachs, da cui divorzia nel giugno 2016, dopo avere avuto una relazione con Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd. Una serie di relazioni amorose poi sfociate nella fine del rapporto, in cui probabilmente ha influito la sua infanzia. Si è a lungo dedicata alla proiezione del film Miral nelle sale statunitensi sollevando anche le ira e le proteste del governo israeliano per la caratterizzazione filo-palestinese.

Già lo scorso 20 settembre così si era espressa in un tweet la Jebreal commentando un discorso della Meloni in piazza durante la campagna elettorale:

@GiorgiaMeloni’s final campaign message is a wink/a nod to her nostalgic Fascist base: “After our victory, you can raise your heads & finally verbalize what you always thought/believe in” This is how you normalize Fascism, by making it socially acceptable.

Il messaggio finale della campagna elettorale di @GiorgiaMeloni è un ammiccamento/un cenno alla sua nostalgica base fascista: “Dopo la nostra vittoria, puoi alzare la testa e finalmente verbalizzare ciò che hai sempre pensato / in cui credi”
È così che normalizzate il fascismo, rendendolo socialmente accettabile.

Negli ultimi anni gli attacchi alla Meloni e a Fratelli d’Italia tacciato come partito fascista sono stati numerosi anche nei programmi televisivi.

Rula Jebreal nel passato ha sollevato polemiche anche con il suo silenzio-assenso a Harvey Weinstein. Infatti Weinstein produsse la pellicola tratta dal libro Miral, scritto dalla Jebreal. Frequentò per un certo periodo l’ambiente del produttore, notando le sue inclinazioni violente contro il gentil sesso. Ammise, ad esempio, un episodio in cui lo vide maltrattare una sua assistente. Ma si guardò bene dall’attaccare Weinstein e gli puntò il dito solo successivamente quando scoppiò il noto scandalo.

Ora la parola passa alla magistratura e ai giudici italiani, che hanno il dovere di fermare per sempre le famigerate “macchine del fango” che spesso vanno a colpire cittadini inermi mentre stavolta saranno i legali della Meloni ad intervenire con una denuncia del leader di Fratelli d’Italia chiamata nei prossimi giorni a guidare il nostro Paese lontano dalle crisi e polemiche riunificando gli animi del popolo italiano.

Puoi leggere i commenti di Rula Jebreal al link https://twitter.com/rulajebreal o scriverle per email a jebreal.rula@gmail.com

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