Mobilitazione parziale in Russia, la gente fugge per non andare in guerra

Vladimir Putin ha annunciato la mobilitazione parziale per la guerra contro l’Ucraina. E il popolo russo ha reagito: sono andati esauriti i biglietti per i voli odierni da Mosca verso Erevan e Istanbul, due delle poche destinazioni raggiungibili con volo diretto. Già ieri sera, quando è stato annunciato il discorso di Putin, la domanda “come lasciare la Russia?” era la ricerca numero uno su Google da parte dei russi. Lo ha fatto sapere Meduza, testata indipendente russa, su Telegram. La preoccupazione per la mobilitazione generale e la conseguente chiusura dei confini sono evidentemente un timore palpabile tra i russi ora che Putin ha fatto il primo passo. A fronte di sondaggi che danno il consenso dei russi all’operazione militare a oltre il 70%, e quello per Putin che supera l’80%, solo il 3% della popolazione si dice disposta a combattere per la Russia.

Mobilitazione parziale in Russia, la gente fugge per non andare in guerra

Manifestazioni in diverse città, polizia di Mosca in allerta

Nel frattempo su Telegram circolano già gli elenchi delle organizzazioni che offrono consulenza per la tutela dei diritti del personale militare. Secondo Meduza, il movimento d’opposizione giovanile Vesna ha lanciato un invito a protestare contro la mobilitazione: sono in programma manifestazioni in diverse città russe dalle ore 19 italiane di oggi. “Migliaia di uomini russi – i nostri padri, fratelli e mariti – saranno gettati nel tritacarne della guerra. Per cosa moriranno? Per cosa madri e bambini verseranno lacrime?”, si legge nell’appello del movimento. Infatti, gli agenti di polizia di Mosca sono in allarme. Secondo il media russo Baza, i poliziotti della capitale, compresi il 1° e il 2° reggimento speciale, saranno radunati in allerta entro le ore 13 italiane. Tutti gli agenti devono avere elmetto, scudi e manganelli. 

Navalny: “Mobilitazione un’enorme tragedia”

Si sono attivati anche i membri di Team Navalny, il gruppo che raccoglie i collaboratori più stretti del blogger anti-Putin. Spronano a qualsiasi forma di protesta, dalle manifestazioni di piazza al rifiuto di arruolarsi, e promettono anche di fornire assistenza giuridica. “La nostra squadra sostiene qualsiasi opposizione all’arruolamento”, affermano i sostenitori in un video. Intanto anche Navalny stesso è riuscito a commentare gli eventi dal carcere. “Ora alcuni lavoratori di Kovrov (città a 250 km da Mosca), trentenni, saranno chiamati a morire da qualche parte vicino a Kherson. È un’enorme tragedia“, così il principale oppositore di Putin, citato da Mediazona. “Penso che non chiameranno da Mosca. Chiama 50mila persone da Mosca e domani 150mila parenti protesteranno per strada”, ha affermato ancora Navalny, in collegamento video con il tribunale di Kovrov per una causa contro l’amministrazione del carcere nel quale è detenuto a regime duro, che lui accusa di violare i suoi diritti.

Raccolta firme

E’ stata pubblicata anche una petizione in lingua russa su change.org contro la mobilitazione – e le firme aumentano con una velocità impressionante. In pochi minuti ha già raccolto 72.000 firme circa (delle 75.000 richieste). “Noi cittadini russi, donne e uomini, ci opponiamo alla mobilitazione generale” si legge. “Il presidente Vladimir Putin non ha basi legali, ragioni ponderate e ben motivate per annunciarlo e non può averne. Nell’attuale situazione di incertezza, non siamo pronti a esporre gli uomini del nostro Paese – fratelli, figli, mariti, padri e nonni – a pericoli morali, morali o fisici”, si legge nella petizione.

Allerta in Lituania, la Lettonia chiude

La notizia ha suscitato timore anche oltre i confini russi. Il ministro della Difesa lituano Arvydas Anušauskas ha annunciato che le forze di reazione rapida del paese verranno messe in stato di massima allerta dopo il discorso di Putin. “Dal momento che la mobilitazione militare russa avverrà anche in prossimità dei nostri confini, le forze di reazione rapida della Lituania verranno messe in stato di massima allerta per prevenire qualunque provocazione da parte della Russia”. La Lettonia, invece, ha dichiarato che “non offrirà rifugio ai russi in fuga dalla mobilitazione”. Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri lettone, Edgars Rinkevics. “Per motivi di sicurezza la Lettonia non rilascerà visti umanitari o di altro tipo ai cittadini russi che si sottraggono alla mobilitazione, né modificherà le restrizioni al passaggio di frontiera imposte dal 19 settembre”, si legge nel post del ministro. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *