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Lo studio dello Spallanzani che fa a pezzi il Green pass. Autogol di Speranza

Green pass spallanzani

La prova provata che il green pass è inutile arriva da uno studio sul campo dell’Istituto Spallanzani. Il paradosso è che la ricerca è stata finanziata dal ministero della Salute. Clamoroso autogol sulle “magnifiche sorti e progressive” della carta verde. E’ la Verità oggi in edicola a infirmarci del contenuto dello stidio pubblicato pochi giorni fa dal titolo:  Caratterizzazione virologica e sierologica delle infezioni da Sars-Cov-2 diagnosticate dopo la vaccinazione con mRna Bnt162b2, ovvero Comirnaty di Pfizer-Biontech. Lo hanno realizzato gli studiosi Francesca Colavita, Silvia Meschi, Cesare Ernesto Maria Gruber e altri 19 tra biologi e virologi dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Ne è coautore Giuseppe Ippolito, già direttore scientifico dello Spallanzani. Ma che dal primo settembre è il nuovo direttore generale della ricerca e dell’innovazione in sanità del ministero della Salute.

Lo studio dello Spallanzani confuta l’efficacia del green pass

Leggiamo quanto accertato: «I nostri dati mostrano che gli individui vaccinati che si infettano dopo la vaccinazione, sebbene rappresentino una piccola percentuale della popolazione vaccinata (0,3% nel nostro contesto), possono portare elevate cariche virali nel tratto respiratorio superiore, anche se infettati molto tempo dopo la seconda dose; cioè quando avrebbe dovuto essere sviluppata l’immunità correlata al vaccino». Per la prima volta, poi, si legge nell’articolo di Patrizia Floder Retter: «abbiamo dimostrato per la prima volta che il virus infettivo può essere coltivato da Nps (tamponi nasofaringei, ndr) raccolti da individui vaccinati sia asintomatici che sintomatici; suggerendo che potrebbero essere in grado di trasmettere l’infezione a persone suscettibili e potenzialmente far parte delle catene di trasmissione».

Green pass, il paradosso: Speranza contro Speranza

Lo studio è il risultato di una ricerca su 94 infezioni (47,9% sintomatiche, 52,1% asintomatiche), avvenute nel Lazio nel primo trimestre 2021; dopo la prima o la seconda dose di vaccino Pfizer. Insomma, che l’accanimento sul green pass del governo non sia realistico per la sconfitta del virus è evidente. come è evidente anche il paradosso, la contraddizione interna:  è stato il ministero della Salute paladino della certificazione verde a finanziare lo studio dello Spallanzani.

I ricercatori: “Ci vuole una corretta comunicazione”

Lo studio sfata la mitologia che si sta creando. La certificazione verde è uun lasciapassare per vivere, lavorare e studiare, ma non tutela affatto dal rischio di  infettarsi e infettare. Fratelli d’Italia da sempre ne ha sottolioneato le inconguenze. Un certificato che infonde false sicurezze a chi ne è provvisto. Infatti, i ricercatori chiariscono quale sia il fine ultimo  di questo studio. Che dovrebbe portare «a una corretta comunicazione sul fatto che il vaccino non conferisce l’immunità sterilizzante; pertanto, è ancora raccomandata l’adesione continua alle misure di prevenzione della salute pubblica per gli individui vaccinati».

Nel frattempo, concludono gli studiosi, «la valutazione della risposta immunitaria cellulare sarebbe di grande interesse per comprendere meglio lo stato di protezione in caso di infezioni da vaccino». Chissà se il ministro Speranza aveva ventilato l’effetto boomerang di questa ricerca?  eppure le avvisaglie le aveva avute anche a giugno con lo studio del Bambin Gesù. Comunicazione e traqsparenza latitano dalle parti del dicastero della salute.

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