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La fuga di Giorgetti e il caos dell’ultimo decreto Covid: il regime di Draghi è allo sbando

La cronaca della giornata del 5 gennaio potrebbe essere definita come la cronaca dell’inizio della fine del regime di Mario Draghi.

La vigilia della Befana non è stata affatto una giornata ordinaria come tutte le altre. Nelle settimane precedenti, l’apparato terroristico dei media di regime ha alimentato al massimo il mantice della paura.

Per tutto il periodo delle festività natalizie, i media hanno rovesciato addosso al popolo italiano già duramente provato dalla logorante operazione terroristica del coronavirus le minacce più dure.

Era stato fatto credere agli italiani che il 5 gennaio ci sarebbe stato il giro di vite definitivo, quello che avrebbe chiuso ogni residuo spiraglio di libertà rimasto ancora aperto.

Era stato fatto credere loro che il regime di Draghi avrebbe dato vita ad un obbligo vaccinale generalizzato accompagnato dall’estensione del certificato COVID rafforzato a tutti i lavoratori di ogni categoria ed età.

Assieme ai media di regime anche l’apparato della falsa controinformazione si è unito a questa strategia del terrore.

Sono ormai settimane infatti che numerose chat Telegram sono letteralmente infestate da agenti della disinformazione il cui compito specifico è quello di seminare ovunque paura e adombrare gli scenari più catastrofici e assurdi.

Vi verranno a prelevare nelle case il 23 dicembre mentre mangiate il panettone assieme ai vostri cari per deportarvi e inocularvi a forza il siero sperimentale al grafene.

Vi sveglierete il primo gennaio dell’anno nuovo sotto il cielo della dittatura militare come un misterioso individuo su WhatsApp, che imitava la voce di un altro giornalista, cercava di far credere.

E ancora, vi toglieranno i soldi dal conto corrente oppure vi sospenderanno la pensione se non vi farete il siero.

Quella alla quale abbiamo assistito nelle ultime settimane, e purtroppo anche negli ultimi mesi, è una congegnata operazione di destabilizzazione psicologica.

Sono quelle operazioni di guerra psicologica che vengono studiate e concepite nelle stanze dei servizi per piegare la resistenza di coloro che ancora non hanno ceduto e non si sono inoculati il farmaco sperimentale.

In questo momento a rivestire un ruolo di assoluto rilievo in questa campagna del terrore non sono neanche tanto gli organi ufficiali del mainstream mediatico che da tempo hanno perduto la capacità di influenzare l’opinione pubblica.

Sono i cosiddetti canali alternativi. Le masse ormai hanno compreso che della carta stampata nelle mani di pochi oligarchi, quali gli Elkann legati alla famiglia Rothschild, o Urbano Cairo, uomo di Soros, non c’è da fidarsi.

Gli architetti del caos dunque hanno cambiato strategia. Se le masse non credono più a ciò che diciamo sui quotidiani nazionali dobbiamo assumere una nuova forma.

Dobbiamo parlare al popolo attraverso le piattaforme che in questo momento esso frequenta alla ricerca delle verità taciute dai media nazionali.

L’ordine quindi è stato quello di inondare le piattaforme alternative e di abbattere la resistenza psicologica delle persone facendo credere loro che non c’è più nulla da fare, che tutto è perduto.

Quanto invece accaduto il 5 gennaio rivela che qualcosa nell’apparato del regime di Mario Draghi si è definitivamente incrinato e che non tornerà più al suo posto.

Nella mattina della vigilia dell’Epifania fugge da Roma Giancarlo Giorgetti uno degli uomini che è stato uno dei principali artefici della calata dell’uomo del Britannia a Palazzo Chigi.

La Repubblica degli Elkann fa trapelare un retroscena che descrive l’eminenza grigia della Lega profondamente irritata e contrariata dalle intenzioni di Draghi di procedere ad una ulteriore stretta.

Giorgetti esprime tutta la sua contrarietà a dare vita ad un certificato rafforzato per il mondo del lavoro per il semplice fatto che si rende perfettamente conto che il Paese così rischia definitivamente di saltare.

Non è in realtà nemmeno tanto questo che preoccupa Giorgetti. Il suo ruolo è stato quello di assecondare per decenni gli interessi dello stato profondo italiano che ha deindustrializzato il Paese. La sua preoccupazione maggiore in questo momento è quella di essere travolto dalle conseguenze della disgregazione dell’intero sistema politico italiano.

Il tessuto produttivo nazionale è stato già largamente lacerato dalla prima fase dell’operazione terroristica del coronavirus, quella nella quale fu l’ex premier Conte a iniziare la definitiva desertificazione economica del Paese.

Perché il potere mondialista ha inviato Draghi a Roma

Mario Draghi ha raccolto il testimone di questa operazione perché a lui gli ambienti massonici hanno affidato la missione di portare a termine l’omicidio economico e morale del Paese iniziato già decenni addietro.

La storia d’Italia più recente può essere definita una storia di tradimenti perpetrati dalla corrotta classe politica italiana ai danni di questa nazione.

La morte del Paese era stata decretata già molti anni addietro quando uno dei circoli più influenti dell’architettura del Nuovo Ordine Mondiale, il Club di Roma, fondato dalla famiglia Rockefeller decretava la deindustrializzazione italiana nei primi anni’70.

L’Italia stava diventando troppo potente e la sua industria, specialmente quella pubblica all’epoca nelle mani del compianto IRI, uno dei più grandi gruppi industriali al mondo, andava smantellata e messa all’asta.

Nel corso dei decenni si è assistito al declino lento e inesorabile di una potenza economica non perché essa non sia stata in grado di praticare le riforme strutturali come asseriscono i professionisti della disinformazione.

Il declino dell’Italia è stata la conseguenza diretta del tradimento della sua classe dirigente che piuttosto che fare gli interessi di questa nazione ha servito gli interessi di quei poteri occulti che vogliono procedere all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale.

Decennio dopo decennio è stata smontata e distrutta tutta l’impalcatura economica dello Stato imprenditore che aveva reso l’Italia una potenza soprattutto grazie ad una formula economica che non vedeva lo Stato nei meri panni di uno spettatore come vuole la dottrina oligarchica neoliberale, ma piuttosto di un attore attivo nei processi economici.

Venne quindi la stagione di Prodi, uno dei referenti privilegiati dell’alta finanza in Italia, che iniziò meticolosamente ad uccidere il cuore industriale pulsante dell’Italia custodito all’epoca dall’IRI.

Venne poi Mario Draghi, l’uomo che più di tutti in Italia rappresenta l’interlocutore più influente di quel mondo massonico e finanziario che ha tanto in odio questo grande Paese.

Quando Mario Draghi salì a bordo del Britannia nel 1992 non lo fece per rappresentare il ministero dell’Economia e lo Stato italiano che avrebbe dovuto servire.

Lo faceva per adempiere alla agenda del Club di Roma che aveva già emesso la sentenza di condanna a morte dell’Italia.

Draghi rispettò quel mandato e tutta la forza industriale che aveva costruito il miracolo economico del dopoguerra sparì nella famigerata notte eversiva del 2 giugno 1992 sulla quale mai la magistratura fece luce.

All’epoca come allora, la magistratura era impegnata a servire l’agenda di quei poteri che si spartivano il tesoro dell’Italia.

Così il cuore dell’industria italiano venne strappato e consegnato a prezzo di saldo su un vassoio d’argento alla finanza anglosassone rappresentata dai suoi massimi esponenti quali Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley.

La carriera di Draghi decollò negli anni successivi come diretta ricompensa per il “lavoro” svolto sul panfilo della Regina Elisabetta. Prima Draghi fu assunto da Goldman, dopo passò in Bankitalia e infine fu fatto sedere sul trono di quella BCE che non è altro che la banca centrale in mano a quei poteri finanziari serviti dall’uomo del Britannia.

La missione affidata a Draghi oggi è appunto quella di completare quanto iniziato nel 1992 e deciso decenni prima.

Le varie logge massoniche hanno ordinato la venuta di Draghi, come orgogliosamente rivendicato da uno dei suoi esponenti italiani, Gioele Magaldi, e hanno deciso di stringere il cappio definitivo intorno all’Italia.

E a portare a termine questa missione doveva essere proprio lui: Mario Draghi. Il regime di Draghi rispetto a quello di Conte ha solo spostato l’asse geopolitico ed economico del Paese dalla Cina comunista alla Francia di Macron, a sua volta nelle mani dei Rothschild, un nome che nel corso della devastazione economica dell’Italia è costantemente ricorrente.

La spoliazione del Paese doveva continuare ma i poteri transazionali decisero nel 2020 che andava fatta sotto il cappello delle élite europee e non del partito comunista cinese.

Il Patto del Quirinale in questo senso si può definire come la sublimazione di quella decisione.

La Francia ha già iniziato ad acquisire le risorse strategiche dell’Italia attraverso le sue multinazionali, Suez e Veolia.

È per questa ragione che l’Italia ad oggi si trova nella sfera coloniale francese ed è stato proprio Draghi a portarcela.

Un anno e mezzo fa ci capitò di osservare come tutto questo era stato già deciso.

Ci capitò anche di dire che Draghi avrebbe trascinato il Paese nella destabilizzazione più completa.

Il regime di Draghi nel caos: Giorgetti fugge da Roma

Oggi siamo giunti esattamente a quel punto, o meglio il punto di non ritorno nel quale Mario Draghi ha trascinato l’Italia.

Giorgetti deve essersi perfettamente reso conto di tutto questo. Si è reso conto di una evidenza semplice quanto inequivocabile.

Seguire fino in fondo il piano di Davos e degli altri club globalisti equivale a un suicidio politico.

Quando uno degli uomini più influenti dello stato profondo italiano giunge a questa conclusione allora vuol dire che il punto di rottura è stato già raggiunto.

Giorgetti fugge da Roma nel giorno del Consiglio dei Ministri, e si ritira a Varese per presunti motivi familiari. Restano con il cerino in mano gli altri due ministri gregari della Lega, Garavaglia e Stefani, che non riusciranno a impedire quello che Giorgetti temeva di più.

Il certificato rafforzato per i lavoratori over 50 passa anche se già sorgono dubbi sulla sua effettiva applicazione perché molti lavoratori nel pubblico impiego e nel settore privato potrebbero ricorrere ancora una volta all’ostruzionismo attraverso ferie e malattie come già accaduto lo scorso 15 ottobre quando fu varato il certificato verde base.

Sussistono perplessità che la macchina pubblica statale, e anche le imprese private, possano reggere all’assenza di personale visti i già numerosi problemi di organico.

Giorgetti teme esattamente questo scenario ed è per questo che non vuole associare il suo nome all’imminente disastro che porterà alla paralisi produttiva del Paese.

Nella mattina del 5, l’Ansa riporta persino che sta per saltare tutto perché la sua assenza dalla compagine governativa rischia di non far passare le misure.

Draghi viene descritto come “sorpreso” e “deluso” dalla reazione di uno degli uomini che gli è più vicino perché per la prima volta deve aver acquisito la consapevolezza che non tutti sono disposti a rimanere con lui a bordo del Titanic.

Molti dei politici italiani non hanno le pesanti coperture transazionali di cui dispone l’ex governatore della BCE, e molti iniziano già a pensare al loro destino già ampiamente compromesso per aver preso parte ad un esecutivo, così come quello precedente, che si è macchiato di una mostruosa quantità di illeciti civili e penali.

Nel pomeriggio a Palazzo Chigi continua a regnare il caos. Vengono fatte filtrare bozze che si smentiscono a vicenda. Prima si considera l’estensione del certificato rafforzato agli over 60 poi si vira sugli over 50.

Successivamente si profila l’ipotesi che i dipendenti degli uffici pubblici possano essere esonerati dal presentare il certificato rafforzato ma poi questa eventualità come è stata presentata improvvisamente sparisce dalle pagine dei giornali.

Subito dopo si dice che non ci saranno sanzioni per i vaccinati disoccupati over 50 sottoposti all’obbligo. Nella bozza originaria non c’è traccia infatti di sanzioni per i non sierati. Persino l’Ansa lo scrive. Poi nella tarda serata c’è una nuova inversione a U e si parla di 100 euro di multe per chi ha più di 50 anni e non si vaccina.

Il caos non è finito perché viene detto che per andare in banca o alla posta occorrerà presentare un tampone e ci si chiede anche qui come sarà mai possibile fare i controlli a decine e decine di persone in coda soprattutto alla luce del fatto che molti dipendenti non vogliono assumersi, giustamente, un onere che non spetta a loro.

La confusione regna sovrana e questo effetto è probabilmente voluto da palazzo Chigi. Se tutti iniziano a pensare che non si potrà più andare da nessuna parte senza questa sorta di certificato razziale vaccinale, molti correranno a farsi il vaccino, pensano i “raffinati” strateghi di governo.

Probabilmente sarà il contrario perché nella incomprensione generale molti continueranno a fare esattamente le cose che facevano prima senza correre a vaccinarsi.

A giungere in soccorso del regime di Draghi è comunque ancora una volta la falsa informazione alternativa che addirittura fa circolare su Telegram le più assurde storie come quelle che non daranno la pensione a chi non si inocula o che sospenderanno la NASPI agli over 50 non sierati.

Tutte menzogne, ovviamente, ma il gioco sporco dei media da un lato, e quello della controinformazione dall’altro, è fondato sul principio che alla fine qualcuno ceda esasperato e finalmente si faccia il siero.

Alcuni definiscono impropriamente questa strategia come quella della “rana bollita” o del metodo Juncker.

Questa strategia si fonda sul principio della progressiva erosione dei diritti fondamentali per poi arrivare alla definitiva stretta totalitaria.

Non è questo però il caso. La tecnica della rana bollita viene attuata con un preciso approccio scientifico e calcolatore.

Questa strategia prevede che a poco a poco il potere dell’autocrate di turno aumenti gradualmente con l’approvazione di misure sempre più repressive e autoritarie fino alla stretta finale.

L’autocrate o il dittatore per quanto possa essere colpevole dei peggiori delitti resta sempre in controllo fermo e assoluto della società e delle sue istituzioni politiche.

In questo caso invece assistiamo al fenomeno inverso. Il potere di Draghi non si allarga. Si restringe. Le forze dell’ordine e le forze armate in rivolta da mesi scenderanno in piazza il 15 gennaio.

È una situazione senza precedenti. Questo malessere degli uomini in divisa si è manifestato lo scorso 15 dicembre quando è scoppiato un incendio alla caserma dei carabinieri, Salvo D’Acquisto, un luogo dove erano custoditi i vaccini.

Il 16 dicembre non era un giorno qualunque. Era il giorno in cui entrava in vigore l’obbligo vaccinale per gli uomini in divisa. I media hanno provato a fare finta di nulla sull’incendio e non hanno nemmeno provato a interrogarsi sulle cause del rogo. L’ordine giunto dall’alto è stato quello di ignorare quanto accaduto. Il messaggio però è arrivato a chi doveva arrivare.

Il messaggio è che ci sono sempre più uomini in divisa che non sono più disposti ad eseguire gli ordini di un regime che sta mandando in malora l’Italia intera.

Tre giorni dopo l’incendio, scoppia la protesta dei medici che all’assemblea dell’Ordine a Roma denunciano l’illegittimità delle sospensioni dei non sierati.

Non va meglio nemmeno per quello che riguarda l’applicazione quotidiana di queste misure restrittive. Sono ormai migliaia i bar e i ristoranti che non chiedono nessun certificato verde. I cosiddetti “controlli” ormai sono una rarità salvo sugli schermi televisivi dove vengono messe in piedi le solite scenette costruite dai media per far credere invece che ovunque vigili l’occhio del grande fratello di Draghi.

Nella realtà, molti non seguono più queste folli misure.

Qualcosa è definitivamente cambiato e gli sforzi dell’apparato terroristico dei media di riportare le lancette dell’operazione terroristica del coronavirus a marzo del 2020 sembrano del tutto vani.

Sono passati quasi due anni da allora e lo stato mentale della popolazione è completamente mutato.

All’epoca si cantava sui balconi come idioti convinti che tutto sarebbe andato bene. Oggi si piange per gli effetti avversi che il siero sta provocando e per la desertificazione economica che sotto Draghi sta raggiungendo l’apogeo.

Solamente in questi ultimi giorni un altro gioiello dell’impresa italiana, l’hotel Danieli di Venezia, è finito tra le fauci di Bill Gates.

L’Italia è all’asta e ce l’ha messa ancora una volta lo specialista liquidatore del Britannia, Mario Draghi.

Alla fine di questa storia poi occorrerà seriamente pensare ad una ricostruzione dello Stato imprenditore e dell’IRI per restituire all’Italia ciò che è stato rubato.

Questa però è un’altra storia. Adesso siamo ancora nella fase di decadenza, quella finale e più acuta.

Ad aver compreso che questi sono gli ultimi giorni di Pompei del regime di Draghi sono persino i media di regime.

È impossibile continuare a lungo così. A questo punto, l’ottica di Draghi e di coloro che tirano le sue fila non è nemmeno tanto più quella di dare vita ad un Grande Reset globale.

Il Grande Reset globale per avere successo avrebbe dovuto vedere una partecipazione collettiva dei governi di tutto il mondo, specialmente di quelli più influenti.

In questa fase, assistiamo al fenomeno inverso. La Gran Bretagna annuncia la fine delle restrizioni. La Danimarca dichiara per via di un suo ufficiale sanitario la fine della farsa pandemica a breve.

Il presidente della Russia, Putin, da anni leader dei patrioti che resistono al piano del governo mondiale, parla di un “cambiamento piacevole” nel suo discorso di fine anno.

Persino uno dei principali architetti di questa crisi pandemica, Bill Gates, è costretto a prendere atto nelle sue riflessioni di fine anno che i governi ormai hanno perduto il consenso dei rispettivi popoli.

Portare avanti l’agenda di Davos in queste condizioni è praticamente impossibile soprattutto perché non si può procedere alla militarizzazione che la famiglia Rockefeller auspicava nel suo documento sulla pandemia già dieci anni fa.

La militarizzazione in realtà secondo i piani originari di Davos avrebbe dovuto manifestarsi a marzo del 2021. Non è accaduto. I piani iniziali sono falliti. Così come è fallito il piano ventilato da Sorgi sulle colonne de La Stampa di militarizzare l’Italia a ottobre del 2021.

La militarizzazione inoltre implica che la quasi totalità delle forze armate si schieri con il tiranno di turno e non è questa la condizione dei governi Occidentali, specialmente di quello di Draghi che deve fare i conti con una rivolta interna dei militari sempre più ardua da contenere.

A questo punto, l’ottica in cui è entrato Draghi è quella di appiccare l’incendio alla casa, provocare più danni possibili al Paese tanto odiato dalla massoneria e compiacere in questo modo i suoi padroni che vivono nella City di Londra.

Se le cose dovessero volgere per il peggio, Draghi in cuor suo probabilmente crede di poter avere altre possibilità di incarichi all’estero nelle istituzioni finanziarie che ha fedelmente servito per tutti questi decenni.

Se invece Draghi dovesse salire subito al Quirinale come ricompensa per il “lavoro” svolto, i piani delle élite si complicherebbero comunque.

Se Draghi diventa Capo dello Stato già tra un mese, deve abbandonare palazzo Chigi e lasciare la sua “opera” incompiuta.

Appare difficile che l’ex governatore Bce possa essere sostituito da un altro che abbia le sue stesse credenziali presso le istituzioni globaliste e finanziarie internazionali.

I partiti inizierebbero nuovamente ad azzuffarsi per sedersi sulle poltrone e per avere loro il ruolo esclusivo di camerieri del Nuovo Ordine Mondiale.

La partita del Quirinale dunque appare incerta ma anche nel caso in cui Draghi diventasse subito presidente sarebbe difficile definire questa ascesa come un premio.

Quale premio può essere quello di sedere su un sistema politico così fragile e allo sbando?

La seconda Repubblica nata dal golpe giudiziario di Mani Pulite sta morendo e con essa sta morendo anche la stessa menzogna della Repubblica del 1948 nata dall’assoggettamento allo stato profondo di Washington e dalla occupazione della NATO, l’esercito della dittatura mondiale.

L’Italia si trova in un momento della sua storia unico. Questo Paese viaggia verso la fine di un ciclo di grande decadenza che sembra indispensabile completare per poter uscire una volta per tutte da questa palude di corruzione e disordine morale ed economico.

Ed è stato proprio Mario Draghi probabilmente a dare l’accelerazione definitiva a questo processo. È stato proprio lui a dare la probabile spinta definitiva al crollo del suo stesso regime.

Giorgetti deve aver compreso perfettamente che l’uomo del Britannia il 5 gennaio ha portato l’Italia verso il punto di non ritorno.

Il punto di non ritorno è il punto del caos e delle rivolte generali che questo fragile governo non è in grado di gestire perché il dissenso sta ormai diventando endemico ad ogni livello della società, comprese le istituzioni politiche.

Il futuro dell’Italia passa quindi proprio dal 2022. Il futuro del Paese passa da questa delicatissima fase politica, storica e istituzionale.

Quest’anno sarà il probabile crocevia della storia di questa grande nazione. Saranno mesi di grandi turbolenze perché la corrotta classe politica della seconda Repubblica non penserà minimamente a gestire la situazione drammatica del Paese.

Penserà a mettersi in salvo e al riparo dalla ferocia popolare. Il motto dei prossimi mesi nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama sarà all’insegna del si salvi chi può.

È proprio questa la fase in cui è richiesto agli italiani liberi che ormai aumentano giorno dopo giorno di tenere i nervi ancora più saldi e non lasciarsi andare alla disperazione.

La rinascita della nazione non può non passare dalla fine di questo corrotto potere e delle sue élite che per troppi anni hanno parassitato l’Italia.

Per poter rinascere l’Italia deve prima una volta per tutte liberarsi dei corpi estranei e dei parassiti che la tormentano e infestano.

da Lacrunadell’ago.net

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