Kissinger, evitare escalation nucleare in Ucraina

Henry Kissinger è uno dei più grandi esperti viventi di relazioni internazionali. Così si è espresso sulla situazione attuale mondiale

“Fin dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina bisognava evitare una vittoria della Russia.
A maggior ragione bisogna evitare che cerchi una rivincita nucleare. Non possiamo permettere che l’uso di armi nucleari diventi convenzionale, si normalizzi. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa. Non è ammissibile che la Russia raggiunga con le armi nucleari il risultato che non è stata capace di ottenere senza.
I dirigenti russi devono sapere che nel caso usino armi nucleari i termini per un accordo di pace diventeranno peggiori per loro, la Russia ne uscirà come una nazione più debole di prima.
L’Ucraina non va demoralizzata. Deve avere un ruolo primario nel processo di pace.

Un dialogo, anche solo esplorativo, è essenziale in quest’atmosfera nucleare. Non è rilevante se Putin ci piaccia o no. Una volta che l’arma nucleare dovesse entrare in azione, il sistema mondiale subirebbe uno stravolgimento di portata storica. Non dobbiamo legare l’azione diplomatica alla personalità di chi ci sta di fronte. Sta a noi concepire un dialogo che preservi la nostra sicurezza ma ci riporti allo spirito della coesistenza. Il rovesciamento del leader avversario non deve apparire come una pre-condizione. Quando cadde il Muro di Berlino e cominciò la grande ristrutturazione dell’Est europeo, gli Stati Uniti cercarono di integrare tutta l’area in un ordine sotto la loro guida. Non fu saggio cercare di includere l’Ucraina nella Nato. Questa non è una scusa per l’aggressione di Putin. Ma il problema ora è se sia possibile una pace con lui. E questa va affrontata in un quadro più ampio: il futuro di lungo termine nelle relazioni fra la Russia e l’Europa, fra la Russia e l’Occidente. Una Russia che sia più consapevole dei propri limiti, vorrà essere parte dell’Europa oppure sceglierà l’Asia? Su questo dovremmo impostare il dialogo.

La Cina è sempre stata una sfida speciale per l’America, a causa delle sue dimensioni, oggi più formidabili che mai sul piano economico tecnologico e militare. Non abbiamo mai avuto a che fare con un Paese così imponente e la cui filosofia è praticamente opposta alla nostra. I cinesi considerano la storia come un processo continuo che si dipana su migliaia di anni. I singoli problemi — che noi affrontiamo uno per uno — li vedono come espressioni di quel processo. Durante le ultime due amministrazioni americane tra Washington e Pechino è prevalso lo scontro. Occorre ristabilire un dialogo sul tema soverchiante: una guerra tra le superpotenze avrebbe conseguenze peggiori della Prima e Seconda guerra mondiale. Come minimo i dirigenti americani e cinesi riconoscano che questo pericolo esiste, che loro sono gli unici ad avere la possibilità di superarlo. Di conseguenza mettano a punto dei meccanismi preliminari per parlarsi nei primi stadi di una crisi. E poi ci sono i grandi temi su cui la cooperazione bilaterale è indispensabile: dal cambiamento climatico al futuro delle tecnologie.

Le condizioni per una nostra leadership mondiale si sono deteriorate, in particolare per la diffusione delle armi nucleari. Più che mai, oggi occorre essere creativi. I tre requisiti fondamentali per fare politica estera sono:
Studiare la storia. Studiare la storia. Studiare la storia”

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