INFLAZIONE MAI COSÌ ALTA: TREMANO LE BANCHE CENTRALI

Ci sono regole del mercato che non possono essere infrante. Magari aggirate, evitate, ignorate, ma prima o poi verranno a chiedere il conto. L’inflazione è una di quelle e oggi reclama attenzioni.

Record in Italia

Secondo la rilevazione preliminare ISTAT del dicembre 2021, l’inflazione ha registrato un +3.9% su base annua. È il livello di inflazione più alto e rapidamente in crescita dell’ultimo decennio, addirittura più alto dall’agosto 2008. L’evento era in realtà largamente prevedibile, gli economisti ci avevano scommesso e resta in linea con le previsioni di mercato. Eppure a noi è stato detto di non preoccuparci, si è parlato di inflazione transitoria, di ripresa economica. Addirittura abbiamo un piano denominato di Ripresa e Resilienza. Anche la Fed, banca centrale degli Stati Uniti, aveva creduto nella provvisorietà della situazione.

Inflazione aumenta ovunque

Ad oggi invece i dati dimostrano come l’inflazione sia cresciuta per tutto il 2021 e che non si tratti di un isolato caso italiano. Tutta l’Eurozona è stata colpita: la Spagna ha raggiunto il suo picco il 30 novembre, in Francia l’inflazione è aumentata del 2,8% e i dati tedeschi in uscita oggi mostrano un tasso di inflazione mai così alto negli ultimi 30 anni. Il resto del mondo non se la cava meglio, solo per fare l’esempio più celebre in America al 10 dicembre l’inflazione è volata al 6%, il massimo dagli anni 80.

Colpa della politica

Il principale imputato degli aumenti è ovviamente la gestione covid, che chiama chiusure e restrizioni, ma poi abbiamo anche la crisi energetica, che ha comportato l’impennata dei prezzi. Costi più elevati si stanno manifestando anche in tutta la catena di approvvigionamento globale: una carenza di semiconduttori ha intaccato i margini di profitto e limitato la produzione. Più a lungo questa situazione continua, più il potere d’acquisto dei cittadini soffrirà, soprattutto perché l‘inflazione rischia di superare i salari.

Le banche centrali

Il potere di fare qualcosa non è ovviamente in mano agli Stati. Si tratta di una scelta delle banche centrali, che come soluzione più ovvia dovrebbero alzare i tassi di interesse. Questa però è una scelta che viene continuamente rimandata e che aprirebbe scenari terribili. Come sappiamo le crisi periodiche sono sempre state il sale vitale dell’economia, le banche centrali si sono alimentate in esse. Ad oggi però le crisi sono troppo capillari per essere domate. Il solito afflusso di denaro creato dal nulla non è più una soluzione praticabile. In poche parole, alzare i tassi di interesse per le banche sarebbe un cataclisma.

Il debito e i tassi di interesse

In un mondo super indebitato, dove i debiti sorreggono le scommesse della finanza e le scommesse si basano sul fatto che i tassi restino bassi, non è possibile far alzare i tassi d’interesse. Questo perché si genererebbe una reazione a catena: l’aumento dei tassi d’interesse potrebbe far crollare i Buoni del Tesoro, scatenando le Margin Call, che a loro volta porterebbero alla vendita di tutto, cosa che farebbe crollare ogni asset, anche quelli sicuri come l’oro. Effetto che conosciamo bene, perché è già tutto successo nel 2008. In sintesi: ogni operatore cercherebbe liquidità per ricoprirsi dal fallimento istantaneo, ma non ci si sarebbe più liquidità. Se all’equazione si aggiunge la crisi del mercato dei REPO, si parla non di semplice depressione, ma di collasso monetario.

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