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Il tetto Ue al contante a 10mila euro.

Anche l’Europa si avvia verso l’adozione di un tetto all’uso del contante, di 10mila euro. E’ la posizione del Consiglio dell’Ue nell’ambito del pacchetto di norme antiriclaggio. Lo fa dicendo che “i terroristi e coloro che li finanziano non sono benvenuti in Europa” e che così “colma le lacune” nelle norme attuali e ne applica di “ancora più rigorose” contro le “organizzazioni criminali” che vogliono “riciclare il denaro sporco”. Il Consiglio si muove in parallelo a un’altra iniziativa, che riguarda la Commissione e ha a che fare con la lotta al sommerso, e riguarda questa volta il mancato gettito Iva. Una piaga che per la Ue vale 93 miliardi di euro, nel 2020. E una grandissima fetta di questa evasione arriva dall’Italia, cui va la corona per la mancata riscossione dell’imposta: 26 miliardi di euro, davanti a Francia con 14 miliardi e Germania con 11 miliardi. E’ questo, infatti, il gap tra Iva dovuta e quella effettivamente incassata dal nostro Erario. Un numero che piove direttamente nel dibattito sulla Manovra che si è inasprito sulle disposizioni – dal tetto al contante ai pagamenti digitali – strettamente intrecciati con il sommerso. “Stiamo lavorando sulla legge di bilancio italiana, adotteremo un’opinione la settimana prossima”, ha detto il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, presentando i dati in conferenza stampa. “I nostri principi mi sembrano evidenti, basta leggersi il Pnrr o le raccomandazioni Ue per sapere che per noi sia la fatturazione elettronica che la lotta all’evasione sono grandi priorità”.

Il Consiglio dell’Ue ha adottato la sua posizione prevedendo, appunto, un tetto al contante omogeneo. Una innovazione che va considerata nell’ottica del fatto che diversi Paesi europei, oggi, ancora non lo prevedono. Il tetto c’è infatti in 14 Paesi su 27, con limiti e casistiche assai varibili: si va da un minimo di 500 euro in Grecia a un massimo di 15.000 euro in Slovacchia. L’Italia prevede, con la Manovra, di salire a 5mila euro invece che scendere dagli attuali duemila a mille nel 2023, come originariamente indicato. Il fatto che il tetto Ue sia più in alto è colto al balzo da Matteo Salvini, che twitta: “Anche l’Europa conferma la libertà di usare il proprio denaro come si vuole, raddoppiando addirittura il tetto all’uso del contante previsto dal governo italiano da 5 a 10mila euro. Sinistri e critici in silenzio oggi?”. Nel pacchetto europeo ci sono anche altre misure anti-riciclaggio: si estende la rete degli obblighi a intermediari finanziari terzi, soggetti che commerciano in metalli preziosi, pietre preziose e beni culturali, così come i gioiellieri, gli orologiai e gli orafi. Le norme saranno estese all’intero settore delle criptovalute, obbligando tutti i fornitori di servizi di cripto-asset a condurre due diligence sui propri clienti. Ciò significa che dovranno verificare fatti e informazioni sui loro clienti.

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Il buco nell’incasso Iva

Che il problema dell’evasione sia assai pesante per l’Italia è testimoniato, si diceva, dal peso del cosiddetto “gap Iva”. Anche in termini percentuali il record, tra le principali economie, è sempre dell’Italia: 20,8%. Vuol dire che più di 1 euro su 5 dovuti non è entrato nelle casse dello Stato. In questo caso, ci consoliamo con qualcuno che fa peggio di noi, ma si tratta di economie con un peso specifico assai minore: Malta (24,1%) e Romania (35,7%). Dall’altra parte della graduatoria, tra i più virtuosi, abbiamo la Finlandia (1,3%), l’Estonia (1,8%) e la Svezia (2%). Le stime servono, questa volta alla Commissione Ue, per lanciare un pacchetto per modernizzare e migliorare il funzionamento del sistema dell’imposta sul valore aggiunto per le imprese.

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Il divario complessivo dell’Iva nell’Ue nel 2020 è stato stimato a 93 miliardi di euro, pari al 9,1% del totale delle entrate Iva previste, con un calo di circa 30 miliardi di euro rispetto alle cifre riviste del 2019. Anche in Italia, che non è nuova alla primazia in questa classifica poco lusinghiera, c’è stato un forte caso del gap: era di 31,08 miliardi nel 2019, il 21,8%. Ma c’è un particolare da considerare, ovvero l’effetto delle misure di sostegno del governo introdotte in risposta alla pandemia di Covid, dice la stessa Ue. La pandemia ha portato 19 dei 27 Stati membri a registrare un calo delle entrate Iva a causa della diminuzione del consumo complessivo durante i lockdown. Le entrate a livello dell’Ue sono diminuite di circa 69 miliardi di euro. La perdita di entrate è anche una conseguenza diretta delle riduzioni temporanee dell’onere Iva, proprio per mitigare l’impatto economico della pandemia. “Tuttavia, il gap dell’Iva rimane chiaramente un problema urgente”.

Il piano per recuperare 18 miliardi: fatture elettroniche e piattaforme web

Secondo stime prudenti fatte a Bruxelles, un quarto delle entrate mancanti può esser attribuito direttamente alla frode Iva legata al commercio interno all’Unione. Le contromisure suggerite da Bruxelles prevedono di “modernizzare e rendere il sistema dell’Iva dell’Ue più efficiente per le imprese e più resistente alle frodi”. Un obiettivo che, secondo le previsioni, aiuterà gli Stati membri a raccogliere fino a 18 miliardi di euro in più di gettito dell’imposta all’anno, aiutando al contempo le imprese, comprese le Pmi. Tre pilastri nella proposta: il passaggio a una rendicontazione digitale in tempo reale basata sulla fatturazione elettronica per le imprese che operano a livello transfrontaliero nell’Ue; norme Iva aggiornate per le piattaforme di trasporto passeggeri e di alloggio di breve durata; l’introduzione di una registrazione Iva unica in tutta l’Ue.

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“Gli attuali obblighi di comunicazione dell’Iva sono obsoleti, frammentari e insufficienti”, ha spiegato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. “La nostra proposta introdurrà uno standard a livello di Ue per la comunicazione in tempo reale delle forniture transfrontaliere, attraverso la fatturazione elettronica”. Questo “consentirà agli Stati membri di contrastare le frodi fornendo loro le informazioni in tempo reale di cui hanno bisogno per agire su transazioni sospette”. La stima è che la fatturazione elettronica aiuterà gli Stati membri a recuperare fino a 11 miliardi di euro all’anno di entrate nei prossimi dieci anni. E per Gentiloni “alleggerirà gli attuali pesanti requisiti di rendicontazione, risparmiando alle imprese 4,1 miliardi di euro all’anno nello stesso periodo”.

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Il secondo punto illustrato da Gentiloni riguarda le piattaforme online. “per alloggi a breve termine e servizi di trasporto passeggeri”. Spesso i servizi che passano dalle piattaforme non vengono tassati, creando “un trattamento iniquo per hotel e taxi tradizionali. La proposta mira a eliminare questa disparità di trattamento rendendo la piattaforma responsabile della riscossione dell’Iva dovuta, laddove il fornitore non lo faccia”. Questo dovrebbe portare fino a 6,6 miliardi aggiuntivi all’anno. Quanto alla registrazione unica, la proposta consentirebbe alle imprese che vendono ai consumatori in un altro stato membro di registrarsi una sola volta ai fini dell’Iva per l’intera Ue e di adempiere ai loro obblighi attraverso un unico portale online in un’unica lingua. Ciò, secondo i calcoli comunitari, comporta il risparmio – in particolare per le Pmi – di circa 8,7 miliardi di euro in costi di registrazione e amministrativi in dieci anni.