Il pianista e la musica dei lager sopravvissuta all’orrore

La musica non si esaurisce nel concetto di forma d’arte. È espressione dell’anima: può essere intonazione di gioia o grido di dolore. E può diventare anche memoria, speranza o anelito di libertà. Lo è stata (e lo sarà) anche nei momenti più bui della nostra storia.

Ecco perché «Un canto salverà il mondo» non è solo il titolo di un libro (sarà sugli scaffali dal 20 gennaio per Feltrinelli), ma racconta lo spirito che sta alla base della musica, tutta la musica. Così il romanzo di Francesco Lotoro, pianista 57enne di Barletta, si trasforma in opera-memoir. Per oltre trent’anni l’artista-scrittore ha cercato, selezionato, raccolto (e anche suonato) le musiche composte con mezzi di fortuna nei campi di prigionia e di sterminio, nei lager tedeschi e nei gulag sovietici. Gli spartiti musicali rappresentano quindi storie di vite dissolte, ultimi momenti di esistenza: attimi sopravvissuti all’orrore.

È stato un lungo lavoro di ricerca che ha portato Logoro in giro per il mondo (Europa orientale e centrale, Asia, Stati Uniti) e che Roberta Scorranese racconta nella storia di copertina del nuovo numero di «Buone Notizie», il settimanale del Corriere della Sera in edicola domani gratis come ogni martedì con il quotidiano.

«Ho iniziato per puro interesse musicale — spiega il pianista —, poi ho capito il suo valore non solo artistico ma anche culturale, storico, umano. Queste opere sono state anche una forma di sopravvivenza». Un viaggio fatto di ricordi di donne e uomini, artisti e compositori, strumentisti e storici: un puzzle che avrebbe potuto cambiare la Storia della musica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *