Il nuovo Superbonus 90 per cento del governo Meloni

Tutte le novità decise dall’esecutivo. Chi avrà ancora l’agevolazione al 110% e chi no. Cosa succede ai proprietari di abitazioni unifamiliari e il nodo cessione del credito. La premier Meloni: “Aggiustiamo le distorsioni”

Dopo settimane di ipotesi, il governo ha spiegato come intende modificare l’agevolazione. Addio, intanto al 110%. L’aliquota per i condomìni scenderà al 90%, ma saranno riammesse le abitazioni unifamiliari. Cambiano le cifre e ci sono dei limiti nuovi. Chiariamo subito però che non sono modifiche retroattive. Le novità valgono per le nuove pratiche, non per quelle già in corso. Andiamo con ordine e vediamo cosa ha deciso il governo Meloni.

Nel Consiglio dei ministri di ieri sera è stato varato il decreto Aiuti quater. Nella nota diramata al termine della riunione vengono sintetizzati i punti salienti, inclusi quelli della modifica al Superbonus. Palazzo Chigi spiega che:

  • Si anticipa la rimodulazione al 90 per cento per le spese sostenute nel 2023 per i condomini;
  • Si introduce la possibilità, anche per il 2023, di accedere al beneficio per i proprietari di singole abitazioni, a condizione che si tratti di prima casa e che i proprietari stessi non raggiungano una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno, innalzati in base al quoziente familiare).;
  • Il Superbonus si applica invece al 110 per cento fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30 per cento dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Oggi, 11 novembre, i provvedimenti sono stati spiegati meglio in conferenza stampa dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Con lei i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze), Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), Maria Elvira Calderone (Lavoro e Politiche Sociali), e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

  • In sostanza, era già previsto che dal 31 dicembre 2023 il Superbobus scendesse dal 110% al 90. Il governo ha anticipato questa scadenza di un anno. Quindi il 90% scatta già dall’1 gennaio prossimo. Resta confermata l’ulteriore riduzione al 70% fino al 31 dicembre 2024 e al 65% fino 31 dicembre 2025. 
  •  Anche per il 2023 possono accedere al beneficio i proprietari di singole abitazioni. Ci sono due limiti: deve essere la prima casa e i proprietari devono avere una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno innalzandole in base al quoziente familiare).
  • Il Superbonus al 110% non scompare così, da subito e in toto. Si applica ancora al 110% fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che hanno già completato il 30% dei lavori (alla data del 30 settembre 2022). Non ha, come detto, valore retroativo. Se un condominio ha avuto l’ok lo scorso anno tutto procede come stabilito.

Perché il Superbonus è stato rivisto? Intanto per un problema di conti. Banalmente costa troppo allo Stato. “Il Superbonus – ha detto Meloni – nasceva meritoriamente per rimettere in moto la nostra economia dopo la pandemia, ne abbiamo sempre condiviso le finalità, però il modo in cui è stato realizzato ha creato molti problemi e difficoltà. Segnalo a chi ha fatto la campagna elettorale dicendo che il Superbonus consente di ristrutturare casa gratuitamente che questo ‘gratuitamente’ pesa sulle casse dello Stato per circa 60 miliardi di euro e ha creato con un buco di 38 miliardi”. 

Per Meloni “parlare di gratuità con i soldi dei contribuenti è un concetto un po’ ‘bizzarro’: ha prodotto una deresponsabilità, con prezzi non congrui e una distorsione sul mercato sul costo dei materiali”. 

C’è poi un problema, secondo il governo, di disparità. “Il beneficio è andato prevalentemente a favore dei redditi medio alti. Abbiamo deciso di intervenire per correggere alcune distorsioni e concentriamo questa misura verso chi ha maggiori necessitò”, spiega la premier.

Resta aperto il capitolo della cessione del credito. Con la cessione del credito, in sostanza, il beneficiario decide di cedere appunto il suo credito d’imposta pari al 110% all’impresa che esegue i lavori oppure agli istituti di credito o ad altri intermediari finanziari. Se il beneficiario dell’incentivo cede il credito alla ditta che esegue gli interventi edilizi, non paga i lavori eseguiti in quanto, appunto, pagherà quanto dovuto cedendo il proprio credito d’imposta. Se invece il beneficiario del Superbonus 110% sceglie di cedere il proprio credito ad una banca, lo stesso istituto potrà: dare in cambio al beneficiario liquidità immediata per pagare i lavori all’impresa; concedere un finanziamento ponte per pagare i lavori, che poi verrà estinto in seguito quando il cliente cederà il credito alla banca.

“Stiamo cercando una soluzione, una via d’uscita” dal problema della cessione dei crediti edilizi, ma “vorrei ribadire che la cessione del credito è una possibilità, non un diritto, bisogna fare chiarezza su questo”, dice Giorgetti. “Finora – puntualizza – è passata l’idea che il credito d’imposta sia come moneta ma non è così. Chi deve fare un investimento deve valutare se l’impresa costruttrice o la banca sia disponibile a riconoscere il credito, altrimenti devono calcolare il progetto d’investimento in diverso modo”.  

I cittadini “hanno la certezza di poter detrarre il bonus ma non possono avere la certezza di cederlo, altrimenti con il Superbonus avremmo creato una moneta che non è stata creata”. Con la riforma abbiamo fatto “una misura calibrata, non toglie diritti acquisiti però era necessaria”. Il sistema “non può continuare così, noi siamo totalmente impegnati a mantenere la sostenibilità economica. Noi siamo impegnati a tutelare le famiglie in difficoltà che meritano più attenzione, non solo l’1, l’1,5% degli italiani con redditi medio alti che hanno usufruito del Superbonus”, aggiunge Giorgetti. “Quando i condomini valuteranno il loro investimento, dovranno informarsi prima se potranno cedere il credito”, sottolinea.