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Giro d’Italia, Pogacar ha rischiato la squalifica

Il Giro d’Italia 2024 ha rischiato di perdere la sua stella più lucente a causa del colore dei pantaloncini: il colpo di scena, per fortuna soltanto sfiorato, ha riguardato Tadej Pogacar, che nel suo primo giorno in maglia rosa ha indispettito un po’ tutti per una scelta cromatica che, in seguito, sarebbe stata spiegata dalla sua UAE Team Emirates.

Dopo l’acuto di Oropa il simbolo del primato era passato dalle spalle di Jhonatan Narvaez a quelle dello sloveno, alla vigilia il favorito numero uno addirittura per guidare la classifica generale dalla prima all’ultima tappa. Questo obiettivo è scivolato via e, paradossalmente, l’intera prima avventura nella Corsa Rosa del classe ’98 ha rischiato di fare la stessa fine nel giorno successivo all’acuto firmato nel nome (e con mille analogie) di Marco Pantani. Tutta colpa dei pantaloncini scelti da Pogacar con una nuance simile al ciclamino, maglia che all’epoca, come oggi, non gli apparteneva. Se dai piani alti del Giro d’Italia si era chiuso un occhio, come in effetti prevedibile al cospetto della star attesa e corteggiata per anni prima del sì di quest’edizione, da parte dell’UCI la soglia di tollerenza è stata fin da subito così bassa da paventare addirittura la squalifica. Proprio la mediazione di RCS, organizzatrice della Corsa Rosa, e Castelli, designer della divisa della discordia, ha evitato il peggio a Pogacar che intanto, tramite il suo entourage, aveva giustificato la sua scelta cromatica tirando in ballo un omaggio alla Grande Partenza da Torino e quindi al granata dell’indimenticabile squadra scomparsa 75 anni fa Superga. Per evitare di inasprire gli animi, il giorno dopo Pogacar si è presentato al via con pantaloncini neri, quindi praticamente quelli della sua UAE Team Emirates, prima di virare addirittura sul completo tutto rosa che notoriamente molti corridori evitano per motivi scaramantici. Dunque, tutto è bene quel che finisce bene, anche se in questi casi il noto duello, soprattutto mediatico, tra Giro d’Italia e Tour de France si riaccende: in molti infatti, in maniera maliziosa, dubitano che David Lappartient, il gran capo dell’UCI, insieme ai suoi commissari avrebbe fatto un intervento a gamba tesa del genere alla Grande Boucle. Per il momento nessuno può risolvere questo rebus. Anzi, per evitare altri guai e pasticci dopo la rinuncia già dolorosa dell’altra stella Wout Van Aert, assente per infortunio, tutti hanno fatto un passo indietro: compreso il nuovo cannibale del ciclismo, nei giorni scorsi nel mirino già di parte del gruppo a causa della sua voglia di attaccare anche nelle tappe riservate ai velocisti, che curiosamente a Lucca si sono fatti sorprendere da Benjamin Thomas, presente in una fuga incredibilmente sottovalutata da tutti. Alla fine gli stracci volano tra Alpecin-Decenuninck e Lidl-Trek e i rispettivi capitani (Kaden Groves e Jonathan Milan). E la vera novità è che, per una volta, in una bagarre non c’entra Pogacar, idrovoro di successi ma anche di polemiche