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“È già stata pubblicata…”. L’Ue svela le linee guida ignorate da Speranza

Alla riunione dell’Ecdc l’Italia chiede di applicare regole diverse per la quarantena dei sanitari. Ma viene gelata: “Linee guida già pubblicate”

"È già stata pubblicata...". L'Ue svela le linee guida ignorate da Speranza

Siamo sicuri che al ministero della Salute conoscano bene le regole europee e le indicazioni che vengono date dall’Ecdc per contrastare la pandemia? Il dubbio viene leggendo un recente verbale dell’Health Security Commitee, ovvero la riunione dei rappresentanti dei vari dicasteri della sanità dei Paesi membri dell’Unione europea.

Siamo al 5 gennaio 2022, ovvero i giorni in cui il governo sta pensando di introdurre l’obbligo vaccinale per i 50enni e la curva dei contagi è in rapida salita. Al centro della discussione la diffusione di Omicron in Europa che sta velocemente soppiantando la variante Delta. “La gravità della malattia nei pazienti con Omicron sembra essere inferiore negli individui rispetto a quelli infetti da Delta – si legge nel resoconto di Ecdc – Secondo le prove attualmente disponibili, le dosi di richiamo aumenteranno la protezione contro gli esiti gravi causati dalla variante Delta e si prevede che aumenteranno la protezione contro la variante Omicron”. Gli esperti passano poi a ragionare sulle misure di quarantena e isolamento. L’Ecdc ha delle sue linee guida e lo ricorda ai partecipanti, ma è consapevole che Omicron cambia le carte in tavola: il numero delle persone in isolamento cresce, quelle in quarantena come contatti stretti pure, quindi il rischio di un “lockdown di fatto” c’è. Ribadisce però che “l’attuale guida per il tracciamento dei contatti rimane pertinente” e invita gli Stati a considerare “un approccio più pragmatico, anche se basato sulla scienza”, magari prevedendo di “ridurre i requisiti di quarantena per i soggetti non vaccinati a 5 o 7 giorni (più un test negativo) e liberando prima possibile i vaccinati.

A quel punto, dopo alcuni interventi di altri Paesi, si alza in piedi il rappresentante italiano per far presente che il Belpaese “sta incontrando difficoltà con un personale sanitario esposto al Covid-19”. Gli ospedali sono in affanno, medici e infermieri sono sempre a contatto coi positivi. “L’Italia – continua il nostro ministero – vuole applicare misure più flessibili per questo gruppo specifico a causa della carenza di personale, ma c’è un grande rischio se si consente loro di andare al lavoro ed eventualmente di essere contagiosi”. Non essendo presenti non possiamo sapere se alla riunione sia calato il gelo. Di certo si sa dal resoconto finale che l’Ecdc a questa affermazione dell’Italia risponde con una indicazione secca, quasi una tirata di orecchie, facendo notare che è già “stata pubblicata una linea guida di isolamento separata per gli operatori sanitari”.

Il bello, o il brutto, è che le linee guida non risalgono a due giorni prima. Ma al 9 febbraio del 2021, ovvero quasi un anno fa. Il report si intitola “Infection prevention and control and preparedness for Covid-19 in healthcare settings”. E a leggere bene già prevedeva misure speciali per i sanitari immunizzati. “Nel prendere decisioni sui requisiti di quarantena per gli operatori sanitari vaccinati che hanno avuto contatti con casi di COVID-19 senza DPI raccomandati – si legge – le autorità sanitarie dovrebbero tenere conto di fattori come l’attuale pressione sul sistema sanitario, inclusa la carenza di personale, la probabile protezione del personale vaccinato, data la prevalenza di potenziali COV di fuga, il tipo di vaccino ricevuto e le risorse diagnostiche di laboratorio”. Cosa bisognerebbe fare? Lasciare a casa i sanitari, magari per 14 giorni ad automonitorarsi, dovrebbe essere considera solo una “misura precauzionale”. E soprattutto “questo periodo può essere ridotto dall’evidenza dei risultati dei test RT-PCR negativi per SARS-CoV-2”. Come a dire: se volete far lavorare i sanitari “contatti stretti”, si può fare. Lo sapete dal febbraio 2021.

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