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Djokovic, la giustizia gli da ragione. Nadal: Ora è giusto che giochi!

“La cosa più giusta è che Djokovic giochi agli Australian Open, dal momento che la giustizia ha parlato” ordinando il suo rilascio dal centro di detenzione dove era alloggiato al suo arrivo nel Paese.

E’ il parere del campione spagnolo di tennis Rafa Nadal.

“Anche se su certe cose posso essere d’accordo o meno con Djokovic – aggiunge alla radio spagnola Onda Cero – la giustizia ha parlato e credo che è la cosa più giusta” per il numero 1 del mondo, che vuole entrare in Australia ma non e’ vaccinato contro il Covid.

Novak Djokovic è stato liberato ma resta in attesa della decisione sul suo caso. La Corte Federale ha ribaltato la decisione del governo e concesso il visto al campione serbo ma per le autorità non è ancora finita, il tennista può ancora essere espulso dal Paese con un provvedimento del ministro dell’Immigrazione.

Non è finita. Novak Djokovic ha vinto l’appello per restare in Australia ma il Governo è pronto a fare ricorso e ha già trattenuto il campione serbo in attesa della decisione.

Non è finita. Novak Djokovic ha vinto l’appello per restare in Australia ma il Governo è pronto a fare ricorso e ha già trattenuto il campione serbo in attesa della decisione.

Novak Djokovic ha vinto l’appello, ottenuto il visto per restare in Australia e giocare lo Slam. Ma la battaglia legale non è affatto finita perché può essere arrestato e poi allontanato dal Paese. L’ultima parola spetta al ministro per l’Immigrazione, Hawke: è lui che, ai sensi del Migration Act, può firmargli il provvedimento di espulsione e rispedirlo in Europa oppure lasciare che giochi lo Slam. C’è una terza via, penalizzante ma meno traumatica: ovvero che al campione sia comunque negato il visto d’ingresso ma senza l’aggravante di essere bandito per 3 anni. Dopo essere stato trattenuto per circa 4 ore, come previsto dai termini, il tennista serbo ha lasciato gli uffici dei suoi legali e adesso attende che gli venga comunicata la decisione definitiva. Non arriverà oggi, come rivelato dai media australiani, ma entro la giornata di domani.

‘Nole‘ ha messo a segno un punto a suo favore, conquistato un set – si direbbe in gergo – e sa bene che per chiudere l’incontro serve ancora dell’altro. Il giudice, che aveva definito “irragionevole” la decisione di negargli l’ingresso nel Paese, ha accolto la tesi dei suoi legali sull’esenzione dal vaccino anti-Covid comprovata da un’adeguate documentazione medica.

La soddisfazione per la decisione della Corte Federale di Melbourne è durata pochissimo, quell’atto ribaltato in aula è stato successivamente spazzato via dal provvedimento delle autorità australiane che hanno bloccato ancora una volta il campione serbo. È la prassi prevista dalla legge e le parole del fratello di Djokovic riportate dai media serbi confermano quanto sta accadendo.

La situazione è in evoluzione e nulla può essere ancora escluso, compresa la possibilità che il numero al mondo nel ranking Atp sia costretto lo stesso a lasciare l’Australia. “Vogliono catturare e rinchiudere Novak di nuovo – sono le parole del fratello riportate dai media serbi -. Attualmente stiamo ragionando sulle prossime mosse da fare. In questo momento è con i suoi avvocati nella stanza in cui erano durante l’udienza, a pensare alle diverse opzioni”.

La vittoria in tribunale, infatti, non poteva essere considerata definitiva. Ne è consapevole lo stesso Djokovic: attraverso i propri legali il Governo aveva già confermato di voler revocare il visto al numero del mondo del tennis. Può farlo? Sì, il documento presentato ha chiarito che, al netto del verdetto della Corte, ha il diritto di trattenere il giocatore e impedirgli – di conseguenza – di svolgere allenamenti e partecipare al torneo, oltre a spiccare nei suoi confronti un provvedimento di espulsione.

Fonti governative australiane al riguardo hanno smentito che sia stato arrestato e che, per adesso, il caso del campione resta oggetto di valutazione. Ecco perché la notizia del suo fermo, nonostante il verdetto del giudice gli abbia restituito libertà, passaporto e opportunità di circolare nel Paese, ha destato grande scalpore, compulsata soprattutto dalla volontà della famiglia del giocatore di dare quanto più risalto possibile agli ultimi sviluppi del caso.

Il ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, ha il potere personale di espellerlo se ha abbastanza prove per ritenere che la persona costituisca “un rischio per la salute, la sicurezza o l’ordine pubblico della comunità australiana o di una parte di essa” oppure per “la salute e la sicurezza di uno o più individui”. Dovesse accadere, il serbo non potrebbe entrare in Australia per tre anni: sarebbe ufficialmente bandito come “persona non gradita”, uno status che lo taglierebbe di fatto fuori anche dalle prossime edizioni dello Slam, privandolo anche della possibilità di arrivare in doppia cifra quanto a numero di tornei conquistati proprio in Australia (9 su 20 totali).

Come sta Djokovic? Le news che arrivano dall’Australia lo raccontano come una persona stanca, confusa, delusa perché credeva di essere nel giusto ma gli era sembrato chiaro da subito che l’ostracismo nei suoi confronti derivasse da ben altre fonti gerarchiche. Il campione ha più dichiarato – in aula come fatto anche nella prima deposizione al momento dell’arrivo nel Paese – di aver spiegato al funzionario che gli era stata concessa un’esenzione medica da Tennis Australia per partecipare agli Australian Open perché era guarito di recente dal Covid-19: era risultato positivo il 16 dicembre e negativo a un test PCR il 22 dicembre ma alcune foto sulla sua partecipazione a eventi pubblici avevano alimentato sospetti sulla veridicità della posizione espressa dai suoi avvocati.

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