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“Dammi il telefono” e lo straniero massacra il bambino di 11 anni

Picchiato selvaggiamente da uno straniero (probabilmente un magrebino, stando alla descrizione fornita dalla vittima) che gli ha strappato di mano il cellulare e lo ha lasciato a terra dolorante. Questa la disavventura occorsa a un bambino di 11 anni a Bologna, nei giorni scorsi.

Stando a quanto riportato dai media locali, il ragazzino stava passeggiando con gli amici per le strade del capoluogo dell’Emilia Romagna, in una serata all’apparenza come tante. Stava tornando a casa dopo aver trascorso un pomeriggio con i compagni, quando, dopo averli salutati, sarebbe stato avvicinato da un uomo in bici. In base alle ricostruzioni, quest’ultimo gli avrebbe preso lo smartphone che aveva in mano, asserendo in un italiano stentato di esserne il proprietario.

L’undicenne, per quanto sorpreso, avrebbe subito reagito tentando di riprendersi l’oggetto sottratto. Ed è stato allora che lo straniero avrebbe dato in escandescenze e gli avrebbe rifilato una serie di calci e pugni. Solo l’intervento di una residente, che aveva minacciato di chiamare le forze dell’ordine, ha evitato il peggio inducendo l’aggressore ad andarsene. Sul posto è poi giunta una volante della polizia, oltre ai sanitari del 118 che hanno prestato le prime cure all’aggredito (che avrebbe riportato ferite fortunatamente lievi). Non si tratta però del primo episodio del genere avvenuto nella realtà comunale guidata dal centrosinistra, negli ultimi anni. E mentre i poliziotti stanno ancora indagando per risalire all’identità dell’uomo, il bambino non ha nascosto l’amarezza nel ripercorrere i fatti.

“Ho notato questa persona che ci seguiva in bicicletta. Io ero al telefono e quando ho salutato i miei amici e svoltato per la via di casa, dove in quel momento non stava passando nessuno. Mi è venuto addosso, strappandomi il telefono – ha raccontato a Il Resto del Carlino – non volevo che prendesse il mio telefono e allora visto che era in bici gli ho dato una spinta per farlo cadere e ho cercato di trattenerlo per il giaccone. Nel buio c’era una signora affacciata a un balcone che ha iniziato a urlare al rapinatore. A quel punto lui mi ha dato due pugni in faccia e sono caduto. Poi mi ha dato due calci sulle costole, uno sulla schiena, mi ha trascinato per terra e mi ha sbattuto la testa contro una macchina. E prima di andarsene mi ha dato altri due calci in testa”, ha raccontato ancora l’undicenne. “Era grande, forse 30 anni, magro magro e scuro di pelle. Era vestito di nero con un cappellino in testa. Adesso sto così così, ho paura a uscire. E poi penso: se fosse stato armato?”.