CRONACA E ATTUALITÀITALIA

CRISI DEL TURISMO, MILLE AGENZIE VIAGGI CHIUSE IN ITALIA

Dopo due anni di crisi sanitaria uno dei settori più colpiti è senza dubbio quello del turismo. Tutti ricordiamo le immagini spettrali delle principali mete turistiche italiane, vuote.

Ma la crisi non ha investito soltanto le attività commerciali legate al turismo in Italia, a farne le spese sono state anche le agenzie di viaggio. Secondo i dati diffusi dall’Annuario del turismo nel 2019 si è registrata la chiusura di 450 agenzie rispetto al 2018, su un totale di 7.700 imprese censite, di cui 600 tour operator.

A distanza di tre anni i dati continuano ad essere allarmanti. Sempre secondo l’Annuario del turismo solo 6.729 imprese sono registrate tra agenzie di viaggi dettaglianti (in tutto 5.800), operatori (685) e ricettivisti (244), complessivamente circa mille in meno rispetto al 2019.

Questo l’impatto che la crisi ha avuto nel settore. Il 49% delle imprese turistiche si trova nell’Italia settentrionale, di cui l’80% di queste fa parte di un network, il 22% al centro, il 19% al sud e il 10% sulle isole. Il futuro non si prospetta positivo, gli strascichi della crisi sanitaria, il costo dei carburanti in aumento e l’incertezza della situazione internazionale porterà molti italiani a tagliare il budget per i viaggi.

Un italiano su tre ridurrà infatti le spese per viaggi e spostamenti. Questo significherà meno lavoro per le agenzie di viaggi, alberghi, ristoranti e tutto l’indotto del comparto. Anche i turisti internazionali evitano di muoversi.

Secondo l’Assoturismo Confesercenti ad oggi c’è un calo del 30% delle prenotazioni alberghiere per il periodo primaverile. “Il conflitto russo-ucraino – spiega Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti – non ha fermato solo i viaggiatori di questi due Paesi. Assistiamo, infatti, a una diminuzione generale delle prenotazioni da tutta l’area dell’Europa orientale e del Baltico, dalla Finlandia all’Ungheria passando per Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania, mercati minori ma che prima della pandemia avevano mostrato un crescente interesse nella destinazione Italia, e anche dagli Usa“.

Stiamo registrando un fermo pressoché totale delle prenotazioni per i prossimi mesi” – dichiara Maria Carmela Colaiacovo, Presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

Altra questione rilevante è la difficoltà che le strutture turistiche hanno, quando riescono a funzionare, nel trovare il personale stagionale. In molti sono stranieri e, il contesto internazionale in atto ora e le restrizioni in passato, rendono difficile reperire gente disposta a venire in Italia per lavorare.

Di fronte a questa catastrofe occupazionale, ricordiamo che il turismo per l’Italia è uno degli ultimi settori trainanti rimasti, il governo pensa a convincere la popolazione a spegnere i condizionatori, così come è probabile che solleciterà a utilizzare meno gli impianti di riscaldamento il prossimo inverno.

Agli operatori turistici vengono garantiti degli aiuti che però, per loro stessa ammissione, non sono assolutamente abbastanza per far fronte alla situazione emergenziale. Si prevede quindi che il numero delle imprese in crisi del settore turistico possa aumentare nei prossimi mesi, una tendenza che per ora non sembra potersi arrestare.

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