Brent Renaud, 51 anni, il giornalista americano ucciso a Irpin

Le prime notizie della morte di Renaud (51 anni) sono state diffuse sui social dal capo della Polizia locale, Andrei Nebitov, insieme ai documenti del cronista. In un primo momento si è quindi diffusa la notizia che Renaud fosse un reporter del «New York Times» perché indossava il badge della testata. È stato poi lo stesso quotidiano americano a smentire che il cronista avesse un incarico da parte del giornale per i servizi in Ucraina, sebbene avesse collaborato con il Times in passato (nel 2015).

«Siamo profondamente addolorati di sentire della morte di Brent Renaud – ha scritto il Nyt in una nota -Brent era un fotografo e videomaker di talento che per anni ha collaborato con noi, ma non era in missione in Ucraina per il New York Times».

Le prime notizie della morte di Renaud (51 anni) sono state diffuse sui social dal capo della Polizia locale, Andrei Nebitov, insieme ai documenti del cronista. In un primo momento si è quindi diffusa la notizia che Renaud fosse un reporter del «New York Times» perché indossava il badge della testata. È stato poi lo stesso quotidiano americano a smentire che il cronista avesse un incarico da parte del giornale per i servizi in Ucraina, sebbene avesse collaborato con il Times in passato (nel 2015).

«Siamo profondamente addolorati di sentire della morte di Brent Renaud – ha scritto il Nyt in una nota -Brent era un fotografo e videomaker di talento che per anni ha collaborato con noi, ma non era in missione in Ucraina per il New York Times».

Non c’è teatro di guerra che Brent non abbia conosciuto lavorando non solo per il New York Times, ma anche per Boston Globe, Nbc, Discovery Channel, Pbs, Vice News. Dopo aver iniziato la carriera di reporter in occasione degli attentati dell’11 settembre 2011, Renaud con le sue riprese ha raccontato gli eventi più drammatici delle guerre in Afghanistan e in Iraq. Non solo, ha mostrato al mondo anche le immagini del terribile terremoto ad Haiti nel 2010, delle violenze dei cartelli della droga in Messico, della primavera araba in Egitto e del dramma delle carovane di migranti del Centro America. Lavori, tra cui anche alcune serie per il canale Hbo, che sono valsi a lui e al fratello Craig, con cui aveva fondato la piccola casa di produzione Ranaud Brothers, diversi premi internazionali. Come il George Foster Peabody Award, destinato alle eccellenze nel settore delle trasmissioni radio e tv.

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