Bambini tolti alle famiglie di origine, sotto accusa le assistenti sociali

Perquisiti gli uffici del Comune di Torino: avvisi di garanzia per sei professioniste

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Nel 2013, quando si rivolse ai servizi sociali, cercava aiuto e sostegno. Invece le portarono via i figli per affidarli a una coppia di genitori, una poliziotta e un’impiegata. Nove anni più tardi, i bambini non hanno ancora fatto ritorno a casa. Oggi emerge che dietro a quell’allontanamento ci sarebbe stato un disegno più articolato che coinvolgerebbe famiglie affidatarie, neuropsichiatri e assistenti sociali. Nei giorni scorsi i carabinieri del nucleo operativo hanno bussato alla porta dei Servizi sociali del Comune di Torino. Sei le persone raggiunte da un avviso di garanzia e che sono state perquisite: quattro assistenti sociali (due attualmente in pensione) e due neuropsichiatre (una in servizio al Maria Vittoria e l’altra all’Asl Torino-distretto Nord). Le accuse nei loro confronti sono di abuso d’ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Si tratta del secondo step dell’inchiesta che lo scorso dicembre ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati della coppia di mamme affidatarie (per i reati di frode processuale e maltrattamenti) e della psicoterapeuta Nadia Bolognini, ex moglie di Claudio Foti e rinviata a giudizio a Reggio Emilia per falso ideologico (secondo la tesi della Procura, le sue relazioni avrebbero «condizionato» i servizi sociali portando all’apertura dell’iter di adottabilità dei minori). Le vittime di questo presunto sistema, sul quale il pm Giulia Rizzo sta cercando di fare luce, sarebbero due fratellini nigeriani strappati alla loro famiglia d’origine sulla base di falsità e illazioni. Avevano due e quattro anni quando vennero portati via. La madre aveva chiesto aiuto perché aveva problemi economici e non riusciva a prendersi adeguatamente cura di loro, soprattutto del maschietto di 4 anni che «era problematico». Ben presto la situazione si è complicata. Un disegno e le poche parole che il bambino con fatica pronunciava sarebbero state interpretate dalla Bolognini — alla quale si era rivolta la coppia affidataria — come segnali di una violenza sessuale. La relazione della professionista avrebbe condizionato le assistenti sociali, che hanno denunciato il padre (l’indagine è stata poi archiviata) e avviato l’iter per incardinare le procedure di adottabilità. Un percorso al quale la madre biologica si è sempre opposta.

Lo scoppio dell’inchiesta Bibbiano ha fatto nascere i primi sospetti. L’avvocato della donna, Ornella Fiore, ha ottenuto dal Tribunale di azzerare il ruolo delle assistenti sociali che fino a quel momento si erano occupate del caso. Contestualmente è partita l’inchiesta della Procura. Le intercettazioni telefoniche racconterebbero le pressioni psicologiche esercitate dalla coppia affidataria sui bambini per interrompere il legame con la madre naturale e le presunte «manipolazioni» della psicoterapeuta. Ora sotto accusa ci sono anche gli assistenti sociali e le neuropsichiatriche che si sono occupate del caso. Gli inquirenti sospettano che la storia dei due fratellini nigeriani non sia un episodio isolato e stanno svolgendo accertamenti su altre pratiche sospette. L’indagine non riguarda tutto il sistema degli affidamenti, ma fascicoli specifici che avrebbero come protagoniste le stesse persone. Ed è in questo contesto che si valuta l’ipotesi di truffa, per i soldi erogati dallo Stato alle famiglie affidatarie.

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