ATTIVITÀ MILITARI SENZA VINCOLI AMBIENTALI, LA PROPOSTA DI LEGGE PRESENTATA ALLA CAMERA

Svincolare le attività militari da fastidiosi intralci come “le leggi regionali in materia ambientale”, che possano “ritardare o minacciare la prontezza operativa della struttura militare”, “chiamata ad essere sempre al passo con l’evoluzione del quadro geopolitico internazionale”. È quanto si propone di fare la proposta di legge presentata oggi presso la Commissione Difesa della Camera dalla deputata di FDI Maria Paola Chiesa. Se verrà approvata, le esercitazioni militari, la costruzione di basi e poligoni di addestramento e ogni altra attività militare non sarà sottoposta ai vincoli ambientali, a differenza di qualsiasi altra attività dello Stato. Come si legge nel testo introduttivo della proposta “le disposizioni in materia ambientale non potranno produrre effetti sulle aree militari senza il previo consenso dello Stato maggiore della difesa”. Inoltre, il nuovo articolo che andrebbe ad aggiungersi al codice dell’ordinamento militare, assimilerebbe “i siti militari e le aree addestrative permanenti ai siti industriali dismessi.”
Che motivo c’è di svincolare le attività militari dai regolamenti ambientali? Lo illustra ancora la deputata firmataria della legge: “L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, la “guerra tra Israele e Hamas”, le “tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina”, si legge nel testo introduttivo, devono spingere le istituzioni a “riflettere sulla struttura stessa dell’apparato amministrativo-militare che garantisce la sicurezza delle nostre società”.
Se potessero ancora dire la loro, le persone morte proprio a causa delle contaminazioni ambientali dovuta alle attività militari avrebbero qualcosa da obiettare all’onorevole Chiesa riguardo alla sua concezione di “la sicurezza delle nostre società”. Ci sono infatti vari studi scientifici e rapporti che collegano l‘esposizione all’uranio impoverito con un aumento di tumori, in particolare in Sardegna, nelle zone dei poligoni militari come il Salto di Quirra e Capo Teulada. Tra il 2001 e il 2015 la Camera dei deputati ha istituito ben 4 Commissioni di inchiesta sull’uranio impoverito volte a indagare l’impatto delle attività militari sulla salute dei militari stessi, dei civili della Difesa e delle popolazioni residenti nei territori con poligoni militari.
Non a caso proprio la Regione Sardegna ha espresso “profonda preoccupazione e disappunto in merito alla proposta di legge”. L’assessore all’ambiente Rosanna Laconi ha dichiarato che la nuova legge inciderebbe “direttamente e in modo sproporzionato sul territorio sardo, che da tempo ospita la più alta concentrazione di servitù militari a livello nazionale”. Inoltre, ha spiegato l’assessore, l’equiparazione delle aree di addestramento militare ai siti industriali dismessi “comporterebbe l’adozione di soglie di contaminazione del suolo più elevate”, “riducendo le garanzie di tutela ambientale e sanitaria per la popolazione e per gli ecosistemi”.
Ma ormai è chiaro che lo stato di emergenza permanente giustifica la sospensione di garanzie democratiche in tutti i campi, dalle spese per le armi al controllo dell’informazione fino alle tutela della salute e dell’ambiente.