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Terremoto in Nazionale: Bianchedi si dimette dopo le parole di Abodi. Il ministro: «Non ho messo in discussione i suoi valori»


Le parole del ministro dello Sport Andrea Abodi scuotono ancora una volta i vertici dello sport italiano. Diana Bianchedi lascia l’incarico di capo delegazione della Nazionale, spiegando di sentirsi colpita nei propri valori. Abodi si dice stupito e precisa il senso delle sue dichiarazioni, mentre sullo sfondo resta il delicato confronto che coinvolge CONI e FIGC.


Un’altra giornata ad alta tensione per il calcio italiano. Diana Bianchedi, due volte campionessa olimpica nella scherma e vicepresidente vicaria del CONI, ha rassegnato le dimissioni da capo delegazione della Nazionale italiana, incarico che le era stato affidato ad agosto dal presidente federale Giovanni Malagò.
Una decisione arrivata poche ore dopo le dichiarazioni del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi sul funzionamento della Giunta CONI e, in particolare, sul rapporto fiduciario tra il presidente Luciano Buonfiglio e i suoi vicepresidenti Diana Bianchedi e Marco Di Paola.
Il passaggio che ha provocato la reazione dell’ex schermitrice è stato molto chiaro.

Abodi, commentando le divergenze emerse all’interno della Giunta, ha affermato che i vicepresidenti hanno certamente «diritto e dovere di esprimere un’opinione», osservando però che, quando questa è costantemente contraria, si pone una questione di scelta legata alla natura fiduciaria dell’incarico. Il ministro ha aggiunto che rapporti di questo tipo «normalmente» non durano a lungo.


Bianchedi: «Messi ingiustamente in discussione i miei valori»
La risposta di Bianchedi è arrivata in serata ed è stata immediata: lasciare la Nazionale.
«A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, e delle polemiche che ne sono scaturite negli organi di stampa questo pomeriggio, rassegno le mie dimissioni da Capo delegazione della Nazionale», ha comunicato l’ex campionessa.
Bianchedi ha rivendicato il proprio percorso da atleta e dirigente, sostenendo di avere sempre operato con correttezza, serietà e rispetto delle istituzioni. Il punto più duro riguarda proprio la sfera personale: secondo l’ex schermitrice, quei valori sarebbero stati «ingiustamente messi in discussione».


La dirigente ha spiegato inoltre di avere scelto il passo indietro per tutelare la maglia azzurra e tenere la squadra lontana dalle polemiche. Ha quindi rivolto un ringraziamento al commissario tecnico Roberto Mancini, ai calciatori e allo staff della Nazionale.
Abodi: «Non c’è un tema personale o politico»
Ma c’è anche il punto di vista di Andrea Abodi. Il ministro, secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, ha accolto le dimissioni con stupore, ritenendo che le proprie dichiarazioni non mettessero in discussione i valori personali e sportivi di Bianchedi.
Abodi ha soprattutto respinto la lettura secondo cui dietro le vicende della FIGC ci sarebbe un intervento della politica.


«Non c’è un tema né personale né politico», ha dichiarato, ricordando che le eventuali decisioni spettano agli organi del CONI: saranno la Giunta e il Consiglio nazionale a pronunciarsi. Secondo il ministro, trasformare la questione in uno scontro politico significherebbe mortificare l’autonomia decisionale dello stesso CONI.


Abodi difende Mancini: «Il suo lavoro non è in discussione»
Diverso e altrettanto netto il giudizio del ministro sulla Nazionale e sul commissario tecnico Roberto Mancini.
Abodi ha espresso apprezzamento per lo spirito mostrato dagli azzurri e ha sottolineato come la squadra sia riuscita a concentrarsi sul campo nonostante le tensioni che circondano la Federazione. Sul futuro del ct non ha lasciato spazio a interpretazioni: «Mancini può e deve lavorare con tranquillità, il suo lavoro non è in discussione».


È forse questo il paradosso dell’intera vicenda: mentre Abodi chiede che la Nazionale venga tenuta fuori dalle tensioni istituzionali e garantisce piena serenità a Mancini, proprio le sue dichiarazioni sul funzionamento del CONI hanno prodotto un effetto immediato all’interno dello staff azzurro, con l’uscita di scena della capo delegazione.


Bianchedi lascia quindi la Nazionale, ma resta vicepresidente vicaria del CONI. Ed è proprio negli organismi del Comitato olimpico che si giocherà ora una partita istituzionale particolarmente delicata sul futuro della FIGC e della presidenza Malagò.


Una cosa, almeno, è certa: quello che doveva essere un confronto sulla governance dello sport italiano ha già prodotto una conseguenza concreta. Diana Bianchedi non è più il capo delegazione della Nazionale.