Una scoperta legata a Leonardo da Vinci anticipa importanti tecniche di sostenibilità nell’architettura contemporanea.

eldiariodemadrid – Andrés Fidalgo
Una recente ricerca ha portato alla luce un appunto di Leonardo da Vinci, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Spagna, che anticipa le moderne tecniche di trattamento del legno. Questa scoperta collega il pensiero del genio rinascimentale alle attuali pratiche di edilizia sostenibile e apre nuove prospettive per la bioarchitettura del XXI secolo.
Un breve appunto autografo di Leonardo da Vinci, conservato nel Codice Madrid II della Biblioteca Nazionale di Spagna , ha acquisito una nuova dimensione in seguito a uno studio interdisciplinare che lo collega alle attuali tecniche di costruzione sostenibile. La frase, in cui l’artista e inventore osserva che il legno si conserva meglio se bruciato superficialmente, viene ora interpretata come un’intuizione ante litteram.
La ricerca è stata sviluppata da specialisti che hanno analizzato il contesto storico e scientifico del testo, stabilendo un collegamento diretto tra l’empirismo rinascimentale e i progressi attuali nel campo dei materiali ecologici.
Leonardo da Vinci e un’intuizione cinque secoli avanti rispetto ai suoi tempi
L’annotazione, inclusa nel Codice Madrid II —un manoscritto tecnico scritto tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo—, riflette il punto di vista di Leonardo sul comportamento dei materiali.
Lungi dal considerare il legno una risorsa passiva, l’autore lo intendeva come un materiale vivo la cui durabilità poteva essere migliorata attraverso processi naturali. L’applicazione controllata del fuoco, lungi dall’essere distruttiva, permetteva di rafforzarne la resistenza all’umidità, agli insetti e al trascorrere del tempo.
La scienza che si cela dietro al legno bruciato
La tecnica descritta da Leonardo coincide con processi che oggi vengono spiegati attraverso la pirolisi, una trasformazione termica che altera la composizione chimica del legno.
Questo trattamento genera uno strato carbonizzato che funge da barriera protettiva, riducendo l’assorbimento d’acqua, eliminando i nutrienti che favoriscono la proliferazione dei microrganismi e aumentando la resistenza al fuoco.
Il risultato è un materiale più durevole, stabile e sostenibile, senza la necessità di ricorrere a sostanze chimiche inquinanti.
Dal Rinascimento alla bioarchitettura del XXI secolo
La riscoperta di questa tecnica è particolarmente rilevante in un contesto in cui il settore edile è alla ricerca di alternative sostenibili. L’utilizzo del legno trattato termicamente si è rivelato una soluzione efficace per ridurre l’impatto ambientale degli edifici.
Gli architetti contemporanei stanno integrando questi tipi di materiali in progetti che privilegiano l’efficienza energetica, la durabilità e la riduzione delle emissioni. In questo senso, la conoscenza di Leonardo rappresenta un precedente diretto per le attuali pratiche di bioarchitettura.
Una tecnica universale con parallelismi culturali
Lo studio traccia inoltre parallelismi tra le annotazioni di Leonardo e le tecniche tradizionali come il metodo giapponese Yakisugi, che si basa anch’esso sulla carbonizzazione superficiale del legno.
Sebbene sviluppatesi in contesti diversi, entrambe le pratiche rispondono alla stessa logica: sfruttare le proprietà naturali del materiale per migliorarne la resistenza senza alterarne l’essenza.
Patrimonio storico e soluzioni per il futuro
La reinterpretazione di questo frammento del Codice Madrid II dimostra come la conoscenza storica possa offrire risposte alle sfide contemporanee.
In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla necessità di modelli costruttivi più sostenibili, il recupero delle tecniche tradizionali basate sull’osservazione della natura si propone come una via efficace per progredire verso un’architettura più rispettosa dell’ambiente.