UE scudo anti fake news

BRUXELLES – Uno scudo europeo per difendere una democrazia sotto attacco, assediata da campagne di disinformazione che avvelenano il dibattito pubblico: la Commissione europea ha svelato una delle iniziative di punta del nuovo mandato di Ursula von der Leyen, considerato centrale non solo per parare la propaganda russa sul conflitto in Ucraina ma anche per tutelare le prossime campagne elettorale dalle sempre più frequenti incursioni del populismo anti-Ue.
E non a caso, a stretto giro, è arrivata la risposta di Elon Musk, l’uomo che prima di rompere con Donald Trump era intervenuto spesso e volentieri in tackle nei dibattiti politici interni ai Paesi membri. “La leader dell’Ue dovrebbe essere eletta dai cittadini dell’Ue e non nominata da un comitato” ha scritto Musk su X, rivolgendosi a von der Leyen e riprendendo le parole con cui la presidente della Commissione aveva commentato lo scudo europeo per la democrazia. L’attacco del patron di X, una delle piattaforme che più fa da megafono a mantra sovranisti, fake news, teorie complottiste, indica, in un certo senso, lo stesso Musk come uno dei destinatari del Democracy Shield.
proprio per arginare le operazioni di interferenza e manipolazione orchestrate da attori stranieri (Fimi) che infatti è stato concepito il Centro europeo per la resilienza democratica, pilastro dell’iniziativa. Il modello è quello di Viginum, il servizio francese di vigilanza e protezione contro le ingerenze digitali straniere creato nel 2021 per contrastare disinformazione e campagne Fimi. Il Centro collegherà reti e strutture esistenti che si occupano di minacce nello spazio informativo e opererà come un hub dedicato allo scambio tra le istituzioni Ue e i Ventisette. Non solo: Bruxelles aprirà le porte del suo Centro anti-fake news anche ai Paesi che aspirano a far parte del club blustellato.
Più saranno vicini al traguardo, più saranno bersaglio delle operazioni di disinformazione, è il ragionamento della Commissione. Il caso della Moldavia ha fatto scuola. Attacchi informatici, allarmi bomba, compravendita di voti, ma anche siti falsi di media e un ricorso diffuso a contenuti generati con l’IA sono alcuni degli elementi che hanno segnato le elezioni dello scorso settembre nel Paese dell’Est, candidato all’Ue. Campagne concepite con l’obiettivo di “polarizzare i cittadini, minare la fiducia nelle istituzioni e inquinare la politica nei nostri paesi”, ha rimarcato la responsabile della diplomazia europea Kaja Kallas, puntando il dito contro la Russia, accusata di essere nella cabina di regia delle operazioni Fimi. “Se vogliamo che la democrazia prevalga – avverte Kallas – dobbiamo difenderla meglio”. Il Centro rischia però di essere una tigre di carta. L’adesione degli Stati sarà solo su base volontaria per evitare così invasioni di campo nelle competenze nazionali. E il dossier potrebbe anche inasprire il braccio di ferro in corso con l’amministrazione Usa targata Donald Trump che da tempo martella Bruxelles, accusandola di censura per gli strumenti messi in campo – dall’AI Act alla legge sui servizi digitali – per porre fine al Far West online. Per ora, ha messo le mani avanti il commissario Ue alla Giustizia, Michael McGrath sotto cui ricadrà la responsabilità del Centro “il diritto fondamentale alla libertà di espressione è pienamente tutelato dalle proposte contenute nello scudo per la democrazia”.