CRONACA E ATTUALITÀITALIATORINOVIOLENZA SULLE DONNE E MINORI

Torino, niente carcere per l’uomo che ha sfigurato l’ex moglie. Il giudice: «Lei ha rotto il matrimonio, minacce e insulti comprensibili». Assolto per i maltrattamenti

Gli insulti e le minacce vanno «calati nel loro specifico contesto, l’amarezza per la dissoluzione della comunità domestica che era umanamente comprensibile». Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui la terza sezione penale del Tribunale di Torino (presidente Paolo Gallo, giudici a latere Elena Rocci e Giulia Maccari) ha condannato a 18 mesi, in primo grado, l’uomo che il 28 luglio 2022 ha aggredito la compagna Lucia Regna. La donna si stava separando dal compagno dopo anni di violenze fisiche e verbali, quando – pur dopo diversi tentennamenti – ha deciso di incontrarlo un’ultima volta. Un ultimo incontro terminato con una brutale aggressione. I medici hanno utilizzato 21 placche di titanio per ricostruirle il volto. La donna ha inoltre riportato una lesione permanente al nervo oculare

«L’inferno in casa»

Dopo la rottura con il marito – così riferito la donna – si sarebbe «scatenato l’inferno» tra le mura domestiche: durante una discussione, l’uomo l’avrebbe offesa e poi bersagliata con frasi come «farai la fame a vivere da sola con i ragazzi» e «non sei una brava madre». Commentando questo primo episodio, alla base della contestazione di maltrattamenti, i giudici osservano che «queste frasi devono essere calate nel loro specifico contesto: l’amarezza per la dissoluzione della comunità domestica era umanamente comprensibile». Anche il diverbio rientrerebbe nella «normale (ancorché concitata) dialettica innescata da una decisione sicuramente traumatica». 

L’accusa di maltrattamenti: «Lei poco attendibile»

Almeno in relazione all’accusa di maltrattamenti, la donna è stata ritenuta poco attendibile e le presunte violenze del padre nei confronti dei figli sono state escluse. «Risulta evidente – si legge nei motivi – la tendenza della donna a trasfigurare episodi che fanno parte dei consueti rapporti familiari in insopportabili soprusi di elevata frequenza». 

«Lui sotto stress, si sentiva vittima di un torto»

A maggio del 2022 l’uomo si è trasferito altrove, mentre la moglie è rimasta a vivere con il nuovo compagno e i figli nella casa prima abitata da entrambi. A luglio l’ultimo incontro, iniziato con un diverbio, è sfociato in un’aggressione fisica alla donna e ai suoi genitori. I medici hanno utilizzato 21 placche di titanio per ricostruirle il volto. La donna ha inoltre riportato una lesione permanente al nervo oculare per il violento pugno sferrato dall’ex. Per i giudici della terza sezione penale, l’imputato si sentiva «vittima di un torto» sapendo che un altro uomo «trascorreva del tempo nella casa che per quasi vent’anni era stata la sua dimora familiare e si sostituiva a lui nel suo rapporto con i figli». La chiave di lettura, si legge, sarebbe da rintracciare «in questo sentimento, molto umano e comprensibile per chiunque» e nella «specifica condizione di stress» vissuta dall’uomo in quel momento. 

La condanna a 18 mesi per lesioni

L’imputato è stato quindi condannato a un anno e mezzo e non andrà in carcere. La sentenza, pronunciata a giugno, lo ha assolto dal reato di maltrattamenti e lo ha condannato soltanto per le lesioni, con la concessioni di attenuanti e condizionale. Nei suoi confronti la pm Barbara Badellino aveva chiesto quattro anni e mezzo di reclusione

I due figli di Lucia e la campagna contro la violenza 

due figli di Lucia, costituiti parti civili, si sono fatti promotori di una
campagna contro la violenza di genere
: lo scorso 25 novembre hanno affisso a scuola la foto del suo volto tumefatto con la scritta: «Donne, denunciate subito». 

La difesa: «Attenta e rigorosa analisi dei fatti»

L’avvocato della difesa, Giulio Pellegrino, ha definito la decisione «un caso esemplare di attenzione e rigore nell’analisi dei fatti e delle prove».

Le reazioni: «Una sentenza incredibile»

«Incredibile sentenza di Torino. Quanta strada ancora da fare per le donne, per la loro libertà, per tutti noi. Quanta violenza, quante giustificazioni». Così, sui social, il senatore Pd Filippo Sensi. Una sentenza «incredibile», «non ho parole». Roberto Calderoli , senatore della Lega e ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, si riferisce alla decisione dei giudici di Torino che «hanno inflitto appena un anno e sei mesi ad un marito che ha letteralmente distrutto il volto della moglie 44enne – ricostruito inserendo 21 placche di titanio, con una lesione permanente al nervo oculare – in quanto il suo era «uno sfogo riconducibile alla logica delle relazioni umane» da calare nel contesto di una dissoluzione del matrimonio». Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha chiesto invece che la commissione Femminicidio acquisisca gli atti del processo. «Non possiamo permettere – annuncia – che cali la fiducia delle donne nel denunciare fatti che possono portare a casi di femminicidio e che, in ogni caso, rimangono un macigno nelle loro vite condizionandone ingiustamente le scelte. È dovere verificare ed eventualmente intervenire al fine di avere anche una legislazione sempre più solida che contrasti azioni non giustificabili né comprensibili». «Con sentenze come questa sarà lunga la notte, la cultura del vecchio patriarcato è dura a morire», conclude Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera.