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San Sebastiano nel Rinascimento: modelli iconografici da Mantegna a Leonardo da Vinci

Orizzonti d’Arte a cura di Annalisa Di Maria

Annalisa Di Maria, originaria di Alessandria, è studiosa, curatrice artistica ed esperta internazionale d’arte specializzata nell’iconografia pittorica rinascimentale. Membro del Comitato di esperti del Club per l’UNESCO di Firenze.


L’iconografia di San Sebastiano rappresenta uno dei temi più rilevanti e longevi dell’arte cristiana. Inizialmente raffigurato come soldato romano, il santo si è evoluto tra il Medioevo e l’epoca Barocca, trasformandosi da protettore invocato contro le epidemie di peste a simbolo ideale per la ricerca anatomica e spirituale degli artisti. Se nel Rinascimento il martire diviene il pretesto per lo studio del nudo eroico e della prospettiva, il Barocco ne accentua il pathos e la drammaticità. La persistenza di tale immagine nel tempo è dovuta alla sua duplice natura: una funzione apotropaica, legata alla protezione dal morbo, e un significato filosofico, che vede nel corpo sofferente ma sereno la vittoria dello spirito sulla materia



Fig. 1: San Sebastiano, dipinto di Raffaello Sanzio, 1501-1502 circa, Bergamo, Accademia Carrara.
Nel panorama artistico del Rinascimento, l’iconografia di San Sebastiano legato alla colonna o a un tronco di un albero, si configura come uno dei San Sebastiano nel Rinascimento: modelli iconografici da Mantegna a Leonardo da Vinci più significativi per comprendere il rapporto tra la riscoperta dell’antico e la spiritualità cristiana. La sostituzione dell’albero previsto dalla tradizione agiografica medievale con la colonna classica non rappresenta un semplice aggiornamento formale, ma riflette una precisa volontà culturale del Quattrocento italiano: reinserire la figura del martire in un contesto architettonico che richiama la monumentalità dell’antico, conferendo al corpo del santo una dignità eroica e quasi statuario-imperiale. La colonna, nella sua forma integra, diviene emblema della fermezza della fede cristiana, mentre nella variante spezzata allude alla caduta del paganesimo e alla vittoria della nuova religione. La verticalità del sostegno diventa un asse simbolico che struttura la composizione e guida lo sguardo dello spettatore, accentuando la tensione ascensionale del corpo. Il nudo del santo, trattato con rigore anatomico, si pone come un ponte tra la tradizione classica e la nuova sensibilità rinascimentale, in cui la bellezza ideale è concepita come manifestazione visibile dell’ordine divino. La figura di Sebastiano, esposta e vulnerabile, diventa così un campo di tensione tra la perfezione formale e la fragilità della carne, tra l’ideale e il contingente, tra la bellezza e il dolore. In questo senso, la colonna non è un semplice elemento architettonico, ma un dispositivo semantico che struttura la lettura dell’immagine e ne orienta la ricezione, trasformando il martirio in un evento che trascende la narrazione per farsi meditazione sulla condizione umana. Andrea Mantegna è unanimemente riconosciuto come il principale codificatore di questo modello iconografico. Le sue tre celebri versioni del San Sebastiano oggi conservate al Louvre, a Vienna e alla Ca’ d’Oro costituiscono un vero e proprio laboratorio di sperimentazione formale e concettuale. Nel dipinto del Louvre, la figura del santo, saldamente ancorata a una colonna corinzia, appare come una statua vivente, sospesa tra immobilità scultorea e sofferenza umana. Le rovine che circondano la scena non sono un semplice sfondo, ma un commento visivo sulla caducità del mondo antico e sulla vittoria della nuova fede. L’attenzione di Mantegna per la filologia antiquaria, evidente nella resa dei capitelli, delle iscrizioni e dei frammenti lapidei, riflette la cultura umanistica della corte dei Gonzaga, dove l’artista operò a lungo.


Fig. 2: Andrea Mantegna, San Sebastiano alla colonna, 1480ca Museo del Louvre
La versione viennese, sottolinea l’erudizione dell’artista e la sua volontà di inscrivere la figura del santo in un paesaggio di rovine che funge da metafora della vittoria del Cristianesimo sull’antico. La colonna, qui più slanciata e integrata in un contesto prospettico rigoroso, diventa un elemento di equilibrio compositivo e un segno della volontà di Mantegna di fondere la figura del martire con l’ordine architettonico classico.


Fig. 3: Andrea Mantegna, San Sebastiano, 1457/59 ca Kunsthistorisches Museum, Vienna.
L’opera della Ca’ d’Oro rappresenta l’esito più drammatico della ricerca mantegnesca, grazie a un chiaroscuro marcato che accentua la tensione spirituale del soggetto. In questa versione, il soggetto diviene parte centrale in un asse di simmetria che struttura l’intera composizione e guida lo sguardo verso l’alto, in un movimento ascensionale che riflette la tensione interiore del martire. La resa dello sfondo scuro, più essenziale rispetto alle altre versioni, concentra l’attenzione sulla figura del santo, che emerge come un corpo eroico e vulnerabile al tempo stesso.


Fig. 4: Andrea Mantegna, San Sebastiano, 1506 ca museo Ca’ d’oro, a Venezia.
L’influenza di Mantegna si diffonde rapidamente in tutta la penisola, generando declinazioni regionali differenti. Antonello da Messina conferisce alle sue figure una monumentalità serena che dialoga con la statuaria antica; Perugino definisce un equilibrio frontale e misurato del nudo, destinato a diventare modello di armonia formale, attraverso due versioni, una più naturalistica, quella di Stoccolma e quella più legata al classico nella versione del Louvre. Sodoma introduce una cifra più morbida e sensuale, mentre Botticelli interpreta la verticalità come strumento di elevazione spirituale, evitando però le ricostruzioni archeologiche rigorose. In Botticelli, la colonna perde talvolta la sua connotazione antiquaria per trasformarsi in un elemento più astratto, quasi un segno grafico che sostiene la figura senza vincolarla a un contesto specifico attraverso un vecchio tronco, con un effetto più naturalistico e neoplatonico. Tra le più significative rappresentazioni iconografiche di San Sebastiano, riveste un ruolo di primaria importanza l’opera di Piero della Francesca, conservata presso il Museo Civico di Sansepolcro. Di eguale rilievo artistico è la versione di Antonio del Pollaiolo, custodita alla National Gallery di Londra; in quest’ultima, l’attenzione dell’osservatore è focalizzata con estrema perizia narrativa sul momento culminante del martirio del santo.


Fig. 5: :Sandro Botticelli, San Sebastiano, 1474 Gemäldegalerie Berlino.

Fig.6: Pietro Perugino, San Sebastiano, 1490 ca, Museo del Louvre.
In area ferrarese, la colonna assume spesso un carattere metallico e tagliente, come in Cosmè Tura ed Ercole de’ Roberti, dove la tensione lineare e la durezza dei materiali accentuano la drammaticità della scena. In area veneziana con Bellini e Carpaccio essa si integra armoniosamente con l’architettura urbana, creando un dialogo tra spazio sacro e spazio civile. Qui la colonna diventa un elemento di continuità tra il mondo del martire e quello dello spettatore, un ponte visivo che collega la scena sacra alla realtà quotidiana.


Fig. 7: Antonello da Messina, San Sebastiano, 1476, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda

Fig.8: Giovanni Bellini, dettaglio di San Sebastiano, lato destro del Polittico di San Vincenzo Ferreri1464-68 Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia.
Nelle regioni germaniche e fiamminghe prevale il supporto ligneo, pilastro o tronco, riflesso di una diversa sensibilità materica e compositiva. Artisti come Memling, Bouts, Geertgen tot Sint Jans, Cranach, Altdorfer, Baldung Grien e Schongauer reinterpretano il tema integrando elementi architettonici o naturali come perni spaziali e stilistici. La produzione incisoria contribuisce in modo decisivo alla diffusione del modello, rendendo il San Sebastiano una delle immagini più replicate del tardo Medioevo. In queste opere, il martire appare spesso immerso in paesaggi boschivi o in ambienti urbani complessi, dove il pilastro ligneo diventa un elemento di connessione tra la figura e il contesto.


Fig. 9: San Sebastiano, 1543,bottega di Lucas Cranach il Vecchio, Galleria Nazionale. Oslo.


Nella penisola iberica, pittori quali Fernando Gallego e Pedro Berruguete fondono il gusto fiammingo con la monumentalità rinascimentale, adottando colonne e pilastri per strutturare lo spazio del martirio. In queste opere, la colonna assume spesso un carattere più massiccio e architettonico, integrandosi con ambienti urbani complessi e prospetticamente articolati. La figura del santo, pur mantenendo la sua centralità, si inserisce in un contesto più narrativo, dove la colonna diventa parte di una scena più ampia e articolata. In questo ampio panorama iconografico si inserisce anche il contributo di Leonardo da Vinci, il cui disegno di San Sebastiano riscoperto nel 2016 e dichiarato “tesoro nazionale” costituisce una testimonianza grafica di straordinaria importanza. Databile tra il 1478 e il 1483, il foglio appartiene agli otto studi citati nel Codice Atlantico e presenta sul verso annotazioni in scrittura speculare e diagrammi di luce.


Fig. 10: San Sebastiano, Leonardo da Vinci, 1478-83, disegno a penna e inchiostro su carta, collezione privata francese.(Tajan)
Il recto raffigura il santo legato a un albero, che rivela l’interesse di Leonardo per una rappresentazione sospesa, antecedente al martirio, carica di intensità psicologica e legata alla natura. La torsione del busto, la tensione muscolare e la resa del chiaroscuro anticipano gli studi anatomici successivi e mostrano una precoce maturità stilistica. Il volto del santo, inclinato all’indietro, suggerisce uno stato di estasi interiore, una tensione verso l’alto che trascende la dimensione fisica del martirio.


Fig. 11: dettaglio della torsione del busto.


Il disegno si colloca nel clima intellettuale delle cerchie neoplatoniche fiorentine, frequentate da Leonardo negli anni giovanili. In tale contesto, l’iconografia del martire cristiano si trasforma in una complessa allegoria filosofica: il corpo diviene il limite che trattiene l’anima, la bellezza ideale è il veicolo dell’ascesa spirituale, il martirio non è più sofferenza fisica ma resistenza interiore. La scelta dell’albero, simbolo dell’Anima del Mondo, sostituisce la razionalità della colonna classica, mentre la luce studiata con rigore scientifico sul verso del foglio assume un valore metafisico, poiché nella visione ficiniana la luce equivale all’Intelletto e l’ombra alla materia. L’assenza di frecce e sangue sposta il fulcro dell’opera dal piano narrativo a quello contemplativo, avvicinando il volto del santo alla tipologia psicologica del futuro San Giovanni Battista. Tale scelta non è casuale: Leonardo tende a rappresentare i suoi personaggi in uno stato di sospensione emotiva, in un equilibrio sottile tra interiorità e manifestazione esteriore. La figura del santo diventa così un simbolo della tensione tra la finitezza corporea e l’aspirazione all’assoluto, un’immagine che sintetizza la visione leonardesca dell’uomo come creatura intermedia tra materia e spirito. L’iconografia del San Sebastiano alla colonna si rivela dunque un osservatorio privilegiato per comprendere il rapporto tra corpo, architettura e spiritualità nel Rinascimento. Mantegna ne definisce il modello classico, le scuole italiane, nordiche e iberiche lo reinterpretano secondo sensibilità differenti, mentre Leonardo lo trasforma in un laboratorio di ricerca filosofica, anatomica e luministica. Il martire diventa così non solo figura devozionale, ma simbolo dell’uomo rinascimentale, sospeso tra finitezza corporea e tensione verso l’assoluto.

Riferimenti

James Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Mondadori. Un classico sempre disponibile. Le voci su martirio, colonna, nudo, simboli cristiani e santi sono essenziali per chiarire significati e varianti iconografiche.

R. Lightbown, Mantegna. The Complete Paintings, Phaidon. Il miglior volume monografico reperibile su Mantegna. Analisi dettagliate, ottime immagini, contestualizzazione storica impeccabile. Le tre versioni del San Sebastiano sono trattate con grande precisione.

A. Martindale, Andrea Mantegna and the Italian Renaissance, Thames & Hudson. Testo molto leggibile e ricco di contesto culturale. Perfetto per comprendere la formazione antiquaria di Mantegna e il suo rapporto con la scultura classica.

Carmen C. Bambach, Leonardo da Vinci Rediscovered, Yale University Press. La monografia più recente e autorevole su Leonardo. Analizza anche il San Sebastiano ritrovato nel 2016, con un apparato tecnico e filologico di altissimo livello.

Pietro C. Marani, Leonardo. I dipinti, Skira. Volume accessibile, con immagini eccellenti e schede sintetiche ma rigorose. Utile per confrontare il San Sebastiano con altre opere giovanili.

Frank Zöllner, Leonardo. Tutti i dipinti e i disegni, Taschen. Edizione economica ma di grande qualità. Le riproduzioni sono ottime e le schede, pur concise, offrono un buon supporto iconografico e stilistico.

Paul Oskar Kristeller, Il pensiero filosofico di Marsilio Ficino, La Nuova Italia. Il miglior testo introduttivo al neoplatonismo fiorentino. Chiarissimo, fondamentale per comprendere la dimensione filosofica del San Sebastiano leonardesco.

Eugenio Garin, L’umanesimo italiano, Laterza. Un classico della storiografia italiana. Offre un quadro culturale ampio e indispensabile per collocare Mantegna, Leonardo e la rinascita dell’antico.

Edgar Wind, Misteri pagani del Rinascimento, Adelphi. Testo brillante e suggestivo, molto utile per comprendere il rapporto tra simboli pagani, allegorie e spiritualità nel Quattrocento. Perfetto per interpretare la simbologia della colonna e dell’albero.

Michael Baxandall, Pittura ed esperienza sociale nell’Italia del Quattrocento, Einaudi. Un classico della metodologia storico‑artistica. Aiuta a comprendere il contesto sociale e culturale in cui nasce l’iconografia del martire.

Sydney J. Freedberg, La pittura italiana del Rinascimento, Einaudi. Sintesi autorevole e molto chiara. Le pagine dedicate al nudo, alla luce e alla costruzione dello spazio sono utilissime per interpretare sia Mantegna sia Leonardo.

Erwin Panofsky, Rinascimento e rinascenze nell’arte occidentale, Abscondita. Testo fondamentale per comprendere la differenza tra “rinascita” e “Rinascimento”. Utile per collocare la colonna come simbolo di continuità e rottura con l’antico.

Martin Kemp, Leonardo da Vinci: The Marvellous Works of Nature and Man, Oxford University Press. Uno dei testi più autorevoli e accessibili su Leonardo. Kemp unisce rigore scientifico e chiarezza espositiva, offrendo una lettura profonda della mente leonardesca. Le sezioni dedicate al disegno, alla luce e alla psicologia delle figure sono fondamentali per interpretare il San Sebastiano e il suo rapporto con la tradizione neoplatonica.

Carlo Pedretti, Leonardo da Vinci. Studi di iconografia e di storia della critica, Olschki. Un classico assoluto, facilmente reperibile nelle biblioteche universitarie. Offre analisi acute sulla formazione iconografica di Leonardo, con osservazioni preziose sul rapporto tra disegno, simbolo e invenzione.

Carlo Pedretti, Leonardo. Il disegno, la luce, Giunti. Volume molto accessibile, centrato sugli studi grafici e sulla ricerca luministica di Leonardo. È particolarmente utile per interpretare il verso del foglio del San Sebastiano, con i diagrammi di luce e le note speculari.

Annalisa Di Maria, Leonardo da Vinci e la Scuola Neoplatonica, NFC. Un volume molto accessibile e ricco di contenuti, dedicato al rapporto tra Leonardo e il pensiero ficiniano. Analizza con chiarezza la circolazione delle idee neoplatoniche nella Firenze laurenziana e il loro impatto sulla poetica leonardesca, con particolare attenzione alla luce, all’anima e alla bellezza ideale. È un testo prezioso per comprendere il contesto filosofico del San Sebastiano e la sua lettura spirituale.