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Rinuncia shock ai vertici della Nazionale: Maldini e Leonardo lasciano dopo appena sedici giorni

ITALYREVIEW – Guglielmo Gatti

La rivoluzione annunciata per il rilancio della Nazionale italiana si è fermata prima ancora di cominciare. Paolo Maldini e Leonardo, nominati l’11 luglio ai vertici del progetto tecnico federale, hanno rassegnato le dimissioni il 27 luglio, chiudendo un’esperienza durata appena sedici giorni. Una decisione improvvisa, maturata nel pieno del caos generato dal caso Pirlo, che ha fatto esplodere tensioni già presenti all’interno della FIGC.

Un progetto nato per rifondare la Nazionale

L’arrivo di Maldini come direttore tecnico e presidente del Club Italia e di Leonardo come advisor era stato presentato come l’inizio di un nuovo ciclo: una struttura moderna, una visione internazionale, un percorso quadriennale verso il Mondiale 2030. Nei primi giorni erano stati sondati profili di alto livello, da Carlo Ancelotti a Pep Guardiola, fino alla scelta condivisa di puntare su Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico. 

Il caso Pirlo e la rottura con Malagò

Il progetto si è incrinato quando Pirlo è stato travolto dalle polemiche per la sua collaborazione con una piattaforma di scommesse russa. La questione ha spinto il presidente federale Giovanni Malagò a bloccarne la nomina, sconfessando di fatto la scelta di Maldini e Leonardo.

Secondo diverse ricostruzioni, i due dirigenti hanno interpretato lo stop come una mancanza di fiducia e di autonomia decisionale: senza la possibilità di scegliere liberamente il CT, il progetto non aveva più senso. Da qui la decisione di dimettersi, comunicata a Malagò durante una riunione federale. 

Reazioni e conseguenze immediate

La notizia ha colto di sorpresa — ma non del tutto — il mondo federale.

Giancarlo Abete, presidente LND, ha parlato di una situazione “non abituale” e della necessità di “ripartire da un progetto serio”. Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha definito l’addio “nell’aria”, sottolineando come Pirlo fosse la scelta di Maldini.

Il ministro dello sport Andrea Abodi ha parlato apertamente di “brutta figura”, mentre Malagò ha replicato con toni polemici. 

La FIGC si ritrova così senza direttore tecnico, senza advisor e senza commissario tecnico, a poche settimane dagli impegni ufficiali.

Chi sarà il nuovo CT?

Con Pirlo fuori dai giochi, la corsa alla panchina azzurra si è riaperta:

Roberto Mancini è considerato il favorito. Antonio Conte resta sullo sfondo, sostenuto da alcune componenti federali.

Per il ruolo di direttore tecnico circola il nome di Giorgio Chiellini. 

Il Consiglio Federale convocato per martedì  dovrà affrontare una situazione che riporta la Nazionale “alla casella di partenza”.

Una falsa partenza che pesa sul futuro azzurro

La rinuncia di Maldini e Leonardo non è solo un episodio di cronaca sportiva: rappresenta l’ennesima frenata nel tentativo di ricostruire un’identità tecnica stabile per la Nazionale.

Il progetto che doveva segnare un nuovo corso si è trasformato in uno dei più brevi della storia recente della FIGC, lasciando aperti interrogativi profondi sulla governance federale, sulle dinamiche interne e sulla capacità di programmare a lungo termine.