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Quando il Cibo Non Basta: Il Paradosso della Fame nell’Era dell’Abbondanza

Italy Review: 06/11/2025

Rubrica a cura della Dott.ssa Grazia Carolina Menza

Lo scorso 25 settembre 2025, la FAO ha pubblicato un nuovo rapporto che valuta i progressi globali rispetto a parametri fondamentali per il benessere dell’uomo e del pianeta: sicurezza alimentare, produzione agricola sostenibile, parità di genere e tutela delle risorse naturali.
Il documento analizza 22 indicatori collegati a sei Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e mostra un quadro chiaro: in alcuni settori si avanza, in altri si sta tornando indietro.

C’è un dato che colpisce: nel 2024 circa 2,3 miliardi di persone (pari al 28% della popolazione mondiale), hanno avuto un accesso insufficiente al cibo.
Un dato peggiorato rispetto al 2015!
E allora la domanda nasce spontanea:
Com’è possibile che nell’era del progresso scientifico e tecnologico si mangi ancora meno, e peggio?
Il quadro diventa ancora più delicato se si osserva l’alimentazione delle donne in età fertile (15-49 anni), ma si tratta di disuguaglianza?
Questo non possiamo confermarlo, ma porci delle domande è doveroso, poiché questo ci porterebbe a riflettere sulle tante strane situazioni che si vengono a creare.

Secondo l’indice MDD-W (Minimum Dietary Diversity for Women), solo il 65% delle donne nel mondo segue una dieta sufficientemente varia, da garantire nutrienti adeguati per sé e per i propri figli.
Una notizia a dir poco scioccante se si considera che una dieta insufficiente, non significa solo mangiare poco: significa compromettere il metabolismo, energia vitale, fertilità, salute riproduttiva, sviluppo cognitivo dei figli (in caso di gravidanza), sistema immunitario e equilibrio emotivo.

La nutrizione non è solo fisiologia: è società!
Le cause sono spesso associate al clima e alla geopolitica, poiché siamo abituati a sentir parlare di: cambiamenti climatici, tensioni internazionali, aumento dei costi energetici e logistici, ma è solo questo?
Proviamo a guardare oltre, in altre aree del mondo:
i salari (soprattutto femminili) sono in calo
l’investimento nell’agricoltura è insufficiente
il lavoro agricolo è sottopagato e sfruttato
i piccoli produttori vengono schiacciati dalla concorrenza globale

Nei Paesi a basso e medio reddito, i piccoli agricoltori guadagnano meno della metà dei produttori strutturati: spesso meno di 1.500 dollari l’anno.
Quando chi coltiva non vive dignitosamente, il cibo perde valore, qualità e accessibilità.
Ma siamo sicuri che questo non accade anche nel nostro paese?
Mi sento di urlare al mondo: Donne e agricoltura, una chiave strategica!
Non si tratta di slogan.
In ogni continente le donne dimostrano capacità di avere: gestione di risorse, costruzione di reti comunitarie, resilienza economica.
Sostenere l’imprenditoria femminile agricola significa: rafforzare l’economia locale, migliorare la qualità della produzione alimentare, ridurre povertà e dipendenze, e aumentare stabilità sociale e ambientale
Investire nelle donne significa investire nella continuità della vita!
Il mondo è uno, e spesso si pensa che ciò che accade lontano non ci riguardi.


In realtà, viviamo in un ecosistema interconnesso:
L’ossigeno che respiriamo dipende dalle foreste pluviali, in particolare l’Amazzonica.
L’energia che utilizziamo dipende da aree geopoliticamente sensibili come il Medio Oriente.
Le tecnologie che usiamo ogni giorno si basano su risorse estratte altrove:
Africa → tra le zone più ricche per varietà di risorse naturali.
Russia → il paese con il valore complessivo più alto di risorse.
Congo e Cina → fondamentali per cobalto, litio e terre rare.
Quando un’area del pianeta entra in crisi, le conseguenze arrivano fino nelle nostre case, nelle nostre tavole, nelle nostre economie.
Se vogliamo parlare di futuro, non possiamo farlo senza parlare di terra, acqua, semi, lavoro e qualità di vita delle donne.
Aziende, filiere alimentari, ristoratori, agricoltori e investitori sono oggi chiamati a un ruolo strategico: sostenere l’agricoltura responsabile e garantire dignità a chi produce non è un atto morale, è un investimento sul domani!

Dott.ssa Grazia Carolina Menza
Biotecnologa Agroalimentare e Industriale • Facilitatrice Mindfulness • Ideatrice del metodo Pilat Tonic.

Fonti:
FAO, Tracking Progress on SDG Indicators (2025)
WHO, Nutrition in Women of Reproductive Age (2023)
World Bank, Rural Income Profiles (2023)
ecc.