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Pollaiolo e Leonardo da Vinci: l’importante progetto per il cavallo di Francesco Sforza

Orizzonti d’arte a cura di Annalisa Di Maria

Annalisa Di Maria, originaria di Alessandria, è studiosa, curatrice artistica ed esperta internazionale d’arte specializzata nell’iconografia pittorica rinascimentale. Membro del Comitato di esperti del Club per l’UNESCO di Firenze.

A Firenze, durante gli anni ’60 e ’70 del Quattrocento, Leonardo acquisì una profonda familiarità con l’opera dei fratelli Pollaiolo, Antonio e Piero, come molti giovani artisti fiorentini. Il dinamismo anatomico, la tensione muscolare e la rappresentazione del nudo di Antonio costituivano un punto di riferimento imprescindibile per gli artisti dell’epoca, da cui attinse anche in seguito Michelangelo Buonarroti. I primi disegni di Leonardo, raffiguranti battaglie, figure in torsione e la resa dei tendini, testimoniano una chiara assimilazione del linguaggio di Pollaiolo. Alcuni elementi fondamentali della sua ricerca artistica affondano le radici nella lezione di Pollaiolo. L’interesse leonardiano per la meccanica del corpo umano trae ispirazione diretta dalle incisioni e dai dipinti di Antonio del Pollaiolo, come le Battaglie e il San Sebastiano. A Milano, Leonardo approfondì questo interesse con rigore scientifico, ma la matrice “muscolare” fiorentina rimane riconoscibile. Pollaiolo fu tra i primi artisti a rappresentare il corpo in movimento esplosivo, con torsioni e contrapposti accentuati. Leonardo elevò questo principio a un livello superiore, trasformandolo in un movimento naturale, fluido e credibile. La tensione dinamica ereditata dalla scuola fiorentina è ancora visibile nelle figure della Vergine delle Rocce e del Cenacolo. Nonostante l’ambiente milanese fosse meno orientato al nudo eroico rispetto a Firenze, negli studi anatomici di Leonardo e nei progetti per statue equestri, come il Gran Cavallo Sforzesco, riemerge la struttura muscolare “pollaiolesca”, soprattutto nella definizione dei volumi e dei tendini. L’eredità di Pollaiolo si manifesta concretamente nei disegni anatomici di Leonardo, nello studio dei muscoli del collo, delle spalle e dei tendini, dove, pur con una linea più morbida, la struttura rimane “fiorentina”. Nella Vergine delle Rocce (1483–1486), le mani affusolate e nervose, la tensione delle dita e la costruzione anatomica delle braccia riflettono la tradizione di Pollaiolo. Nel Cenacolo (1494–1498), le pose drammatiche degli apostoli, con torsioni e gesti ampi, richiamano la teatralità dinamica dei Pollaiolo, sebbene trasformata in un linguaggio più psicologico. Nei progetti per il monumento Sforza, la resa dei muscoli del cavallo, la tensione delle zampe e la complessa struttura anatomica rappresentano un’evoluzione della cultura del nudo eroico fiorentino.

Antonio del Pollaiolo, Studio per la statua equestre di Francesco Sforza, 1480 circa. Disegno a penna e bistro conservato a New York, Metropolitan Museum of Art.
Studio per il monumento equestre a Francesco Sforza di Leonardo da Vinci, 1485-88 Biblioteca reale, Windsor.
L’opera di Pollaiolo rivela una concezione intrinsecamente scultorea, manifestando una solida comprensione della statica e delle forze necessarie alla realizzazione tridimensionale. Al contrario, il disegno di Leonardo, sebbene ispirato a Pollaiolo, si configura come uno studio preliminare, privo della medesima attenzione ai dettagli tecnici. Nonostante questa lacuna, il bozzetto leonardesco si distingue per l’accentuata torsione della testa sia del cavallo che del cavaliere, un elemento distintivo che ne evidenzia l’originalità interpretativa.

Sebbene non documentata da incontri diretti, l’influenza anche milanese del Pollaiolo su Leonardo, è evidente nella continuità stilistica e nella memoria culturale che Leonardo portò con sé. In particolare questa influenza risente dello studio per la statua equestre di Francesco Sforza di Antonio del Pollaiolo, eseguito a penna e bistro su carta intorno al 1480 e, conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. Quest’opera appartiene a una coppia di studi menzionati da Giorgio Vasari nelle sue celebri Vite, i quali costituivano parte integrante della sua preziosa raccolta, conosciuta con il nome di Libro de’ disegni di Giorgio Vasari. Un foglio pendant si trova alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco.

Il disegno di New York, dalle dimensioni di 28,1 × 25,4 cm, si inserisce nel contesto del progetto di un monumento equestre in bronzo, sebbene il monumento non sia mai stato realizzato, soppiantato nel 1482 dalla commissione del Moro a Leonardo da Vinci per la statua equestre del padre, anch’essa incompiuta. Il foglio newyorkese si distingue per il dinamismo e la tensione anatomica, peculiarità dell’arte di Pollaiolo, maestro nel rendere il movimento e il corpo in azione. Il cavallo impennato, colto in un momento di massima energia, e il condottiero in assetto militare, saldo in sella, denotano una postura controllata ma vigorosa. La resa anatomica del cavallo, con muscoli tesi e torsioni accentuate, riflette l’esperienza di Pollaiolo come orafo e incisore, abituato allo studio della meccanica del corpo. Il modello richiama la tradizione dei grandi monumenti equestri, quali il Marco Aurelio romano, il Gattamelata di Donatello e il Colleoni di Verrocchio, accentuando la violenza del movimento, anticipando soluzioni che ritroveremo in Leonardo e Giambologna. Un lavis bruno, presente sul foglio, potrebbe essere stato aggiunto da Giorgio Vasari, proprietario del disegno nel XVI secolo.

Lo studio non è un semplice esercizio grafico, ma un progetto scultoreo complesso per un monumento celebrativo in bronzo di grandi dimensioni, rivelando la capacità di Pollaiolo di concepire composizioni tridimensionali, il suo interesse per la meccanica del movimento e la resa del corpo in tensione, e la sua visione del condottiero come eroe militare, incarnazione del potere dinastico sforzesco. Il foglio conservato a Monaco, noto attraverso fotografie storiche, mostra un’altra variante del progetto. La documentazione ottocentesca, tramite collotipia, testimonia la fortuna critica del disegno e la sua circolazione tra collezionisti e studiosi. L’opera è chiave in quanto testimonianza del progetto sforzesco precedente a Leonardo, esempio dell’energia grafica di Pollaiolo, documento fondamentale per la storia del monumento equestre rinascimentale, e rivelazione della complessa interazione tra Firenze e Milano negli anni Ottanta del Quattrocento. Come detto, il progetto finale di Pollaiolo non andò in porto e nel 1482 Ludovico il Moro, propose a Leonardo da Vinci di creare la statua equestre di suo padre Francesco Sforza. Ma anche del progetto leonardesco, ci restano solo i suoi disegni.

Un’impresa, questa della progettazione del monumento equestre, che impegnò Leonardo per parecchio tempo, e che però, non vide mai la luce. Leonardo da Vinci, nel concepire il suo primo progetto equestre, trasse ispirazione dalle opere di Antonio del Pollaiolo, orientandosi inizialmente verso una figura di cavallo impennato. Tuttavia, come testimoniato dai documenti storici, l’esecuzione di tale progetto fu interrotta e mai portata a compimento. Leonardo da Vinci, dal il 1490, dedicò un’analisi approfondita all’anatomia e al movimento equino, traducendo le sue osservazioni in una vasta gamma di studi grafici, la figura del cavallo, impiego molto tempo nella sua vita. Questi disegni, comprendevano sia rappresentazioni dinamiche e spontanee, sia meticolose proiezioni ortogonali, assimilabili a rilievi architettonici, accompagnate da misurazioni precise di ogni esemplare. Il culmine di questa ricerca fu la creazione del modello equestre in argilla a dimensioni reali, concepito come prototipo per la realizzazione del monumento.

Nel 1493, il gigantesco prototipo in argilla, con un’altezza di “12 braccia alla cervice” (equivalenti a oltre sette metri), fu svelato al pubblico, riscuotendo un’approvazione unanime. La fase successiva prevedeva la copertura della scultura con uno strato di cera e poi con la “tonaca” in terracotta, matrice per la fusione del bronzo. Tuttavia, le circa cento tonnellate di bronzo necessarie per la fusione del monumento vennero dirottate alla produzione di artiglieria, in risposta alla minaccia di invasione da parte delle truppe francesi di Luigi XII. In conseguenza di ciò, Leonardo interruppe il suo lavoro e lasciò Milano. Nel 1499, al sopraggiungere dell’esercito francese guidato da Gian Giacomo Trivulzio, avversario giurato degli Sforza, Leonardo si trovava già a Mantova.

Il modello, abbandonato nel Castello Sforzesco, divenne bersaglio delle truppe, che lo utilizzarono come bersaglio per esercitazioni balistiche, causandone la frammentazione e la definitiva distruzione. Nel 1506, il ritorno di Leonardo a Milano segnò l’inizio di un nuovo impegno: la progettazione della tomba monumentale di Gian Giacomo Trivulzio. L’opera, commissionata dal potente condottiero, prevedeva un’imponente statua equestre bronzea a coronamento del sepolcro. In questa fase, Leonardo riattivò i suoi studi sulla scultura equestre, orientandosi verso due concezioni differenti: una raffigurante il cavallo impennato, espressione di dinamismo e forza, e l’altra con il cavallo al passo, più sobria e solenne. Nonostante l’impegno profuso, anche questa ambiziosa creazione artistica rimase incompiuta, testimoniando le sfide e le difficoltà che Leonardo incontrò nel concretizzare i suoi grandiosi progetti scultorei.


Leonardo da Vinci, Studi delle zampe posteriori di un cavallo (circa 1508-1517). Realizzato con tecnica a pietra rossa, con lievi accenni a pietra nera, su supporto cartaceo. Dimensioni: 201 x 133 millimetri. Conservazione: Musei Reali-Biblioteca Reale di Torino, inventario Dis. It. Scat. 1/25; 15582 D.C.

Leonardo da Vinci, Studi delle zampe anteriori di un cavallo (circa 1490); tecnica a punta metallica con lumeggiature in biacca su carta preparata in indaco, dimensioni 154 x 205 mm; conservato presso i Musei Reali-Biblioteca Reale di Torino, Dis. It. Scat. 1/24; inventario 15580 D.C.

I disegni superstiti conservati nei suoi vari codici, rivelano una sintesi di osservazioni dirette e capacità inventiva, illustrando il cavallo in molteplici atteggiamenti: statico, in corsa, impennato, in torsione. I fogli superstiti conservati a Windsor, Firenze e Parigi documentano studi anatomici con una resa precisa della muscolatura, derivante dall’osservazione diretta dei cavalli delle scuderie ducali, comprensivi di sezioni, scheletri e analisi proporzionali; studi tecnici che analizzano i sistemi di fusione a cera persa, i canali di colata, i problemi di peso, bilanciamento e le strutture interne di sostegno.
Studio per la creazione del calco della testa del cavallo, Biblioteca Nacional, Madrid.

L’opera rappresenta una precoce e profonda fusione tra arte e ingegneria. Il confronto con il foglio di Pollaiolo si rivela particolarmente fecondo per il primo progetto di Leonardo, ma egli, pur conoscendo la tradizione fiorentina del monumento equestre incarnata da Pollaiolo e Verrocchio, la supera attraverso un approccio ingegneristico inedito. Il progetto del “Gran Cavallo” costituisce la più imponente opera scultorea del XV secolo, una testimonianza dell’eclettismo leonardesco che lo vede impegnato come ingegnere, anatomista, artista e scultore, la dimostrazione della sua capacità di affrontare sfide tecniche considerevoli e un esempio emblematico di capolavoro perduto, ricostruibile attraverso l’analisi dei disegni preparatori.

Riferimenti

“Leonardo e il modello di cera di un cavallo ben proporzionato” Martin Kemp. Archimagazine, estratto dal testo in catalogo Electa.
Bernard Berenson, I disegni dei pittori fiorentini, Milano, Electa editrice, 1961, SBN PUV0037541, offre un’analisi fondamentale dei disegni prodotti dagli artisti fiorentini.
George Szabo, 15. century Italian drawings from the Robert Lehman collection: catalogue, New York, The Metropolitan museum of art, 1978, SBN BVE0368357, cataloga invece i disegni italiani del XV secolo conservati nella collezione Robert Lehman, fornendo un importante strumento per lo studio della grafica di quel periodo.
https://www.openscience.fr/Influence-Neoplatonicienne-et-divine-proportion-chez-Leonard-de-Vinci//efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.openscience.fr/IMG/pdf/iste_artsci23v7n1_1.pdf
https://www.researchgate.net/publication/367986144_Mesures_et_proportions_dans_l’oeuvre_peint_de_Leonard_de_Vinci
Milena Magnano, Leonardo, collana I Geni dell’arte, Milano, Mondadori Arte, 2007, ISBN 978-88-370-6432-7, offre una panoramica sull’opera del genio vinciano.
Andrea Bernardoni, Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza, Firenze, Giunti, 2007, ISBN 978-88-09-05396-0, approfondisce un progetto scultoreo leonardesco di notevole importanza.
Di Maria A., 2019, La Gioconda e il suo significato, Leonardo Da Vinci e la scuola neoplatonica, NFC Edizioni – Emilia Romagna, Rimini.
Silvia Alberti De Mazzeri, Leonardo. L’uomo e il suo tempo, Milano, Rusconi, 1999, ISBN 88-18-23921-X.
André Chastel, Arte e Umanesimo a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico, Torino, Einaudi, 1964.
Pietro Cesare Marani e Maria Teresa Fiorio (a cura di), Leonardo. Dagli studi di proporzioni al Trattato della pittura. Catalogo della mostra (Milano, 7 dicembre 2007-2 marzo 2008).
Carlo Pedretti, Leonardo & io, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 978-88-04-56005-0.
Luca Beltrami (a cura di), Documenti e memorie riguardanti la vita e le opere di Leonardo da Vinci in ordine cronologico, Milano, Fratelli Treves, 1919, SBN NAP010477