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L’incoronazione della Vergine e Santi: capolavoro assoluto di Botticelli e della sua bottega

Orizzonti d’arte a cura di Annalisa Di Maria


La pittura di Sandro Botticelli rivela una trama di peculiarità stilistiche. La linea, principio generatore, si manifesta calligrafica, superando la mera funzione di contorno per divenire ritmo, eleganza e movimento, un arabesco definitorio. Le figure, più disegnate che modellate, emergono da un chiaroscuro rarefatto. Una grazia idealizzata, di natura spirituale, permea le sue creazioni, specialmente femminili, configurando una bellezza tra l’umano e il divino. Tale grazia, intellettuale, neoplatonica, risuona degli influssi umanistici dell’epoca medicea. Le composizioni, armonie calibrate, sottendono una costante ricerca di equilibrio, anche in contesti complessi. Le figure si organizzano secondo schemi geometrici latenti, quali cerchi, diagonali e triangoli, architetture visive impercettibili. Il colore, luminoso e raffinato, si declina in una tavolozza chiara, elegante, composta da toni pastello e accostamenti delicati. La tempera su tavola enfatizza la luminosità vellutata delle superfici, conferendo loro una peculiare risonanza visiva. Un’espressività malinconica pervade i volti, una dolce tristezza, un distacco emotivo che si eleva a cifra poetica. Persino nelle scene mitologiche, le figure appaiono immerse in una dimensione contemplativa, protagoniste silenziose di un dramma interiore. L’influenza del contesto mediceo e del neoplatonismo si riflette nelle opere mitologiche, come “La Primavera” e la “Nascita di Venere”, specchi della cultura filosofica della cerchia di Lorenzo il Magnifico, ove la bellezza si erge a sinonimo di virtù e le allegorie divengono veicoli per esprimere concetti morali e filosofici.

Primavera, 1478 ca (dettaglio)Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi, Firenze.


L’eleganza del movimento trova la sua massima espressione nei panneggi, ondeggianti, dinamici, quasi animati da un vento invisibile. Le figure sembrano fluttuare, sospese in uno spazio che trascende la realtà tangibile.

Dettaglio Nascita di Venere, Sandro Botticelli, 1485 ca, Galleria degli Uffizi, Firenze

Un’evoluzione stilistica segna il percorso del maestro: un periodo iniziale, fortemente influenzato da Filippo Lippi, caratterizzato da dolcezza lineare e intimità; un periodo mediceo, culmine della grazia mitologica e dell’eleganza formale; e un periodo savonaroliano, connotato da un tono più austero, un’intensa spiritualità e colori più cupi.

Incoronazione della Vergine e santi, Sandro Botticelli e bottega. Ultimo decennio del XV secolo ca Villa La Quiete, Firenze.


Giorgio Vasari, nelle sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”(1550, II edizione 1568), costituisce la fonte primaria per l’attribuzione a Sandro Botticelli e alla sua bottega, della pala d’altare maggiore nella chiesa di San Francesco a Montevarchi, affermando testualmente, al termine della biografia dell’artista, che egli “[…] In San Francesco di Montevarchi fece la tavola dell’altar maggiore…”.


L’opera in foto, attribuita a Sandro Botticelli e ai suoi collaboratori, presenta l’Incoronazione di Maria Vergine, tema di grande rilevanza nella tradizione iconografica religiosa. La realizzazione di tale dipinto è databile all’ultimo decennio del Quattrocento. Originariamente commissionata per la chiesa francescana di San Ludovico a Cennano, a Montevarchi vicino Arezzo, testimonia le esigenze devozionali e artistiche della comunità locale. La pala d’altare, tipica produzione botticelliana del tardo Quattrocento, si distingue per la complessità del suo programma iconografico, rivelando un’attenzione meticolosa alla narrazione biblica e alla simbologia religiosa. Il dipinto, testimonia la maturità artistica di Botticelli, permeato da quel velo di malinconia che manifesta uno stile unico combinando eleganza lineare e profonda spiritualità, confrontabile con altre sue grandi pale d’altare. Le soppressioni napoleoniche portarono alla confisca dell’opera, che, dopo un periodo di conservazione nei depositi fiorentini, fu trasferita al Convento delle Montalve a Firenze, oggi Villa La Quiete, ove è tuttora visibile. Villa La Quiete, edificata sul colle di Castello a Firenze, ai piedi del Monte Morello, costituisce un esempio significativo di architettura nel contesto paesaggistico fiorentino. Il nome trae origine da un affresco seicentesco, opera di Giovanni da San Giovanni, raffigurante “La Quiete che domina i venti” (1632). La zona circostante, prediletta dalla famiglia Medici, accoglieva alcune delle loro dimore più illustri, come Villa di Careggi,(dove sorgeva l’Accademia di Ficino e dove nel 1492 morì il Magnifico) Villa di Castello e Villa della Petraia. Attualmente, di proprietà della Regione Toscana, Villa La Quiete è parte integrante del circuito museale dell’Università di Firenze.

Dettaglio pala

La vicenda della sua dispersione in epoca napoleonica è un esempio di come molte opere sacre abbiano subito spostamenti, perdendo il legame originario con la comunità per cui erano state create, unitamente all’oblio in cui cadde la figura di Botticelli dopo la sua morte e conseguentemente anche le sue opere. La Pala di Montevarchi è dunque un esempio significativo dell’arte di Botticelli, che testimonia la diffusione della sua opera oltre i confini fiorentini e che riveste un forte valore identitario per la comunità valdarnese. Un temporaneo ritorno nel 2019 a Montevarchi, luogo della committenza originaria, ha permesso una rinnovata fruizione e studio dell’opera nel suo contesto storico e geografico. La sua storia, segnata dalla spoliazione e dal temporaneo ritorno, la rende non solo un manufatto artistico, ma anche un simbolo di memoria collettiva di opere definite “nascoste” del grande artista. Ludovico da Tolosa, figura preminente nell’opera data la sua centralità per la committenza, si consolida, nel tardo Quattrocento, in un’iconografia ben definita: quella di un giovane presule francescano, avvolto in paramenti pontificali decorati con gigli, e insignito di corona e scettro, questi ultimi talvolta raffigurati ai suoi piedi come simboli espliciti della sua rinuncia al trono regale in favore di una vita consacrata. La sua immagine è frequentemente accostata ad altri santi appartenenti all’ordine francescano, oppure inserita in sacre conversazioni con la Vergine e il Bambino Gesù.

Dettaglio Pala

Dal punto di vista stilistico, le rappresentazioni quattrocentesche tendono a idealizzare le sembianze del santo, conformemente ai canoni estetici dell’Umanesimo rinascimentale. Si riscontra, altresì, una crescente attenzione alla resa naturalistica delle figure e alla loro funzione narrativa all’interno della composizione, pur preservando costantemente il simbolo della corona deposta, elemento iconografico imprescindibile che evoca la sua abdicazione al potere secolare. Botticelli, in particolare, era solito trasfigurare nei suoi personaggi i tratti somatici e la personalità di individui a lui vicini, comportamento tipico di artisti umanisti vicini al mondo neoplatonico. L’arte di Botticelli, cifra inconfondibile nel tessuto del tempo, si eleva per la disarmante eloquenza che promana dai volti, per la grazia che avvolge le anime ritratte, quasi un sussurro di eterea bellezza.