L’Euro digitale divide

Da un lato la Banca Centrale Europea, dall’altro gli istituti bancari – su tutti quelli tedeschi – che temono di perdere il controllo dei pagamenti. Se il sistema della BCE offrirà non solo la moneta ma anche la piattaforma digitale, le banche rischiano di veder sfumare un business miliardario: quello delle transazioni online.
Deutsche Bank e Commerzbank, fino alle scettiche BNP Paribas e ING, sono parte attiva del progetto EPI (European Payments Initiative). L’obiettivo del progetto EPI è quello di creare una piattaforma di pagamento paneuropea (Wero), in grado di contrastare i giganti statunitensi dei pagamenti come Visa, Mastercard e PayPal. Al momento, sono questi ultimi a dominare il sistema delle transazioni.
Nel futuro, invece, non si esclude che possa essere la BCE a gestire i pagamenti: il progetto di Francoforte prevede infatti l’euro digitale come alternativa a contanti e monete, ma anche una piattaforma per i pagamenti online, che potrebbe entrare in competizione con le banche commerciali. Questo è il punto di attrito, nonostante la BCE rassicuri sul ruolo di intermediazione degli istituti.
Gli istituti sostengono la proposta dell’eurodeputato del PPE, Fernando Navarrete: sì all’euro digitale, ma no a un sistema di pagamento online gestito dalla BCE, perché ostacolerebbe la crescita di soluzioni private come EPI. Questa posizione è stata ribadita dall’Associazione Bancaria Tedesca (Bdb).
Una parte del modello di business delle banche – rappresentato da commissioni, canoni e gestione di liquidità e dati – verrebbe messo a rischio. Soltanto in Italia, le commissioni hanno generato oltre 9 miliardi di euro nel 2023 (un anno da record per le banche).
La questione sta spaccando l’Europarlamento: sul fronte BCE si schierano socialisti, liberali e verdi; la linea promossa dalle banche è invece sostenuta da popolari e conservatori. Nonostante l’obiettivo della BCE di introdurre l’euro digitale nel 2029, sembra ancora lontano un consenso unanime.