“Leonardo da Vinci: Botanica e Visione Neoplatonica della Natura”
Orizzonti d’Arte a cura di Annalisa Di Maria

Annalisa Di Maria, originaria di Alessandria, è studiosa, curatrice artistica ed esperta internazionale d’arte specializzata nell’iconografia pittorica rinascimentale. Membro del Comitato di esperti del Club per l’UNESCO di Firenze.
L’interesse di Leonardo da Vinci per la botanica trova origine nell’infanzia trascorsa a stretto contatto con il paesaggio toscano. Tale curiosità innata si è evoluta, nel corso della sua esistenza, in un’analisi rigorosa e scientifica del mondo vegetale, documentata con precisione attraverso lo studio della morfologia delle piante. Osservando la struttura dei tronchi e gli anelli di accrescimento, Leonardo ha intuito con lungimiranza dinamiche biologiche essenziali, gettando le basi per una comprensione profonda delle leggi che governano lo sviluppo naturale. Gli anelli di accrescimento, determinati dalle variazioni stagionali, costituiscono un vero e proprio archivio naturale.

Foto copertina foglio 14r Manoscritto B, Istituto di Francia.
Oggi, attraverso la dendrocronologia, analizziamo la densità e lo spessore di tali strati legnosi per stabilire l’età degli alberi e ricostruire le variazioni climatiche del passato. Questo metodo, anticipato dalle minuziose indagini leonardesche, conferma come l’analisi anatomica del legno sia indispensabile per decifrare l’evoluzione ambientale e il funzionamento dei sistemi biologici. Di notevole interesse scientifico è un mio recente studio, condotto in collaborazione con due colleghi, riguardante una tecnica di conservazione del legno già citata da Leonardo da Vinci, la cui pratica è stata storicamente documentata in Giappone solo a partire dal XVIII secolo.

Foto 1 Leonardo da Vinci e la tecnica del legno
Questa intuizione, che precorre di secoli i principi della moderna bioarchitettura e l’ancestrale metodo nipponico dello Yakisugi, affonda le proprie radici in un rigoroso lavoro di analisi delle fonti classiche. Leonardo, intellettuale di smisurata curiosità, si dedicò allo studio approfondito dei testi antichi: egli attinse dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio per comprendere le proprietà dei materiali naturali, dai trattati di Vitruvio nel De Architectura per le tecniche di selezione e taglio dei legnami, e dalle opere di Palladio Rutilio Tauro Emiliano per le strategie di gestione forestale. Il metodo leonardiano non si limitò a una mera esegesi dei testi, bensì si distinse per un approccio critico: egli operò una sintesi comparativa tra le diverse fonti, ne analizzò le discordanze e le arricchì attraverso un costante confronto con l’osservazione empirica e la sperimentazione pratica. Un particolare rilievo nel metodo di Leonardo assume lo studio della morfologia fogliare.

Foto 2 Foglio 13r Manoscritto B, Istituto di Francia
Nei suoi quaderni, l’artista-scienziato ha documentato con metodo il sistema vascolare delle piante e i loro adattamenti ambientali, armonizzando il rigore empirico con una straordinaria perizia grafica. Questo approccio multidisciplinare ha permesso non solo di approfondire la conoscenza botanica, ma anche di conferire un realismo senza precedenti alle sue opere pittoriche. Il Codice Atlantico offre ulteriore testimonianza di questo spirito d’osservazione, documentando l’utilizzo di erbe e spezie in ambito culinario e la progettazione di strumenti innovativi destinati alla cucina. Di particolare interesse scientifico è l’impronta di una foglia di salvia conservata tra le pagine del manoscritto: un esempio emblematico di come Leonardo abbia superato la mera rappresentazione estetica per approdare a un metodo di catalogazione analitico, precursore dei moderni erbari botanici. Nella storia del pensiero occidentale, Leonardo da Vinci emerge come una figura di fondamentale importanza pedagogica, pioniere di un rigoroso approccio scientifico allo studio del mondo vegetale. Il suo metodo si fonda sull’integrazione tra osservazione empirica, analisi grafica e una visione olistica della natura, che gli permise di intuire, secoli prima della loro codifica accademica, i principi cardine della botanica moderna, come la fillotassi, le dinamiche di crescita e la dendrocronologia. L’itinerario intellettuale di Leonardo affonda le radici nell’esperienza diretta vissuta tra i paesaggi del Montalbano. Il costante contatto con la flora locale ha alimentato in lui una curiosità sistematica, trasformando la natura in un insostituibile laboratorio di apprendimento. Nei suoi celebri codici, Leonardo ha documentato scoperte che oggi riconosciamo come basi delle moderne scienze naturali: ha descritto con precisione infiorescenze e architettura fogliare, distinguendo con chiarezza tra portamento monopodiale e simpodiale. Egli ha inoltre identificato le regolarità matematiche nella disposizione delle foglie e ha compreso il meccanismo della crescita secondaria, ovvero il processo di ispessimento dei fusti.

Foto 3 Sistema di stampa fisiotipica (foglia di Salvia) 1508-1510 circa – Milano, Codice Atlantico f. 197v
Analizzando gli anelli di accrescimento, ha intuito la correlazione tra l’età di una pianta e le variazioni climatiche del suo habitat, cogliendo altresì l’influenza determinante della luce sullo sviluppo vegetale, anticipando così gli studi contemporanei sul fototropismo. Nel Trattato della Pittura, Leonardo eleva la rappresentazione del mondo naturale a rigoroso esercizio intellettuale. Per il genio rinascimentale, l’arte non è mero ornamento, ma strumento di comprensione e interpretazione delle leggi biologiche. Le piante ritratte nei suoi capolavori, quali la Vergine delle Rocce o la Gioconda, non fungono da semplici dettagli scenografici; esse sono organismi dotati di una struttura che riflette una logica funzionale, studiata in stretta interazione con la luce e la prospettiva. Il pensiero leonardesco è oggi considerato, da studiosi come Fritjof Capra e Stefano Mancuso, come l’archetipo dell’approccio ecologico. Leonardo non concepisce le specie come entità isolate, bensì analizza la natura come un sistema complesso e interconnesso, dove le leggi del “macrocosmo” trovano riscontro nel “microcosmo” biologico.

Foto 4 dettaglio foglio RCIN 912424, Royal Collection, Castello di Windsor.
La sua ricerca si concentra costantemente sulle relazioni dinamiche che intercorrono tra gli organismi e il loro ambiente, offrendoci ancora oggi una lezione magistrale sull’importanza di osservare il mondo con occhio critico e consapevole. L’approfondimento della produzione botanica di Leonardo da Vinci ci offre una prospettiva privilegiata per comprendere la complessità del suo metodo di indagine, caratterizzato da un equilibrio esemplare tra rigore empirico e sensibilità artistica. Il genio rinascimentale non si limitava a una mera osservazione estetica delle piante, bensì utilizzava il regno vegetale come un vero e proprio “laboratorio naturale”. Attraverso l’analisi dei suoi Codici, emerge un approccio sistemico in cui le specie botaniche diventano strumenti per decodificare le leggi universali che governano il cosmo. Celebri esempi, come i minuziosi calchi di foglie di salvia, testimoniano l’adozione di tecniche di riproduzione diretta, una pratica pionieristica di documentazione scientifica. Allo stesso modo, lo studio degli apparati radicali e dei sistemi vascolari veniva condotto con la medesima precisione metodologica riservata alle sue celebri indagini anatomiche sul corpo umano. Nell’indagine leonardiana, la botanica si configura come una sintesi tra filosofia naturale e analisi scientifica.

Foto 5 F. 23r Codice Windsor dettaglio
Egli osservava attentamente le dinamiche dei fluidi come il moto della linfa e i processi di assorbimento per ricercare i rapporti matematici tra crescita e proporzioni, indagando le geometrie sottese alle forme naturali. In questo modo, Leonardo riusciva a delineare l’interconnessione profonda tra il microcosmo del singolo organismo e il macrocosmo universale, superando il sapere dogmatico del suo tempo. L’eredità lasciataci da Leonardo da Vinci non è solo un catalogo di forme vegetali, ma un metodo di analisi che pone le basi della moderna filosofia naturale. La sua visione, capace di precorrere concetti scientifici formalizzati solo secoli più tardi, ci invita ancora oggi a considerare l’ecosistema globale come un organismo vivente regolato da leggi fisiche e matematiche, dove la conoscenza nasce dall’integrazione inscindibile tra esperienza diretta, ricerca razionale e contemplazione della bellezza. Il Leonardo neoplatonico e botanico dischiude un orizzonte interpretativo di straordinaria profondità: la botanica cessa di configurarsi quale mera classificazione scientifica per elevarsi a metafisica visibile, presentandosi come la grammatica di una vita che si dispiega secondo leggi universali di unità, proporzione e generazione. Nella dottrina neoplatonica, ogni ente naturale è inteso quale emanazione dell’Uno: non una riproduzione statica, bensì un riflesso gerarchico della sua perfezione. Sebbene Leonardo non sia stato un neoplatonico sistematico, il suo sguardo trasforma la pianta da oggetto inerte a processo dinamico: il seme diviene il punto di origine, simbolo dell’Uno indivisibile; la ramificazione, con la differenziazione in radici, fusti e foglie, manifesta la molteplicità; la forma costituisce il principio unificante che riconduce la varietà alla coerenza dell’insieme.

Foto 6 Disegno – Studio di fiori – Leonardo da Vinci – Venezia – Gallerie dell’Accademia – inv. 237
La pianta si trasforma, dunque, in un diagramma vivente che illustra il moto di processione e ritorno all’unità. Attraverso un rigoroso metodo empirico, Leonardo indaga fenomeni quali la fillotassi, la crescita elicoidale dei tralci e la torsione dei frutti. Tali configurazioni non rappresentano meri dati biologici, bensì allegorie dell’ascesa, speculari alla scala neoplatonica che conduce dall’ombra della materia alla luce dello spirito. La spirale costituisce, nel pensiero vinciano, un nodo naturale: una dinamica di crescita e continuità che riflette il moto ascensionale dell’anima. Per Leonardo, il mondo vegetale è retto da un ordine numerico che regola la distribuzione della linfa, la ramificazione dei rami e la simmetria dei fiori.

Foto 7 Leonardo da Vinci – RCIN 912425, Un rametto di mora (Rubus fruticosus) c.1505-10.jpg, Royal Collection
Tali rapporti matematici fungono da ponte tra il sensibile e l’intelligibile, assolvendo alla funzione che la matematica riveste nel neoplatonismo: rendere manifesto l’ordine invisibile del cosmo. In tale visione, la botanica leonardiana si configura come una matematica incarnata. Il neoplatonismo interpreta la vita come un flusso continuo che permea i diversi gradi dell’essere. Leonardo descrive il moto della linfa ascendente per la nutrizione e discendente per il consolidamento come un ciclo che riecheggia la processio e la conversio dove l’energia vitale discende per informare la materia e risale per ricongiungersi alla fonte. La pianta è pertanto un organismo meditativo, un microcosmo che riflette la circolazione universale. Sebbene Leonardo non si soffermi sulla dimensione teologica dogmatica, la sua indagine botanica delinea una cosmologia in cui la natura appare come un sistema razionale, necessario e interconnesso. Nulla è lasciato al caso, poiché ogni forma è espressione di un’intelligenza ordinatrice. Questa prospettiva si coniuga armoniosamente con la visione neoplatonica della natura quale specchio e manifestazione dell’Intelletto Divino. La pianta, nell’ottica leonardiana, assurge a icona vivente dell’Uno che si moltiplica per poi ricongiungersi a se stesso: essa è, a tutti gli effetti, una spirale di luce che si fa materia.

Foto 8 L’Anima del mondo e la scala delle gerarchie del cosmo, in un’illustrazione dall’Utriusque Cosmi del neoplatonico Robert Fludd (1617)
L’approccio di Leonardo da Vinci alla botanica costituisce un paradigma esemplare di come il rigore dell’indagine empirica possa coniugarsi con una visione filosofica unitaria. Per una disamina esaustiva del contributo del Maestro, occorre considerare la sua interpretazione della natura non quale mero insieme di elementi isolati, bensì come un organismo vivente e interconnesso, anticipando di secoli le moderne declinazioni del pensiero sistemico. La costante osservazione del rispecchiamento tra il macrocosmo ovvero i processi regolatori del pianeta e il microcosmo, identificato nelle funzioni biologiche umane, riflette l’humus culturale del neoplatonismo fiorentino di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Tale prospettiva concepisce il mondo naturale come manifestazione tangibile di leggi armoniose, ove ogni parte è indissolubilmente legata al tutto da precise corrispondenze. La metodologia leonardiana, fondata sull’osservazione diretta, sulla registrazione sistematica e sulla deduzione, non si pone in antitesi alla speculazione filosofica; al contrario, l’esperienza sensibile assurge a presupposto imprescindibile per la decifrazione del “libro della natura”. Attraverso l’analisi rigorosa, lo scienziato persegue la comprensione dell’essenza intima del creato, in cui la bellezza delle strutture naturali diviene prova tangibile di un ordine superiore, accessibile esclusivamente attraverso l’esercizio della ragione. Le indagini botaniche di Leonardo palesano una straordinaria lungimiranza scientifica, evidente in ambiti quali lo studio della fillotassi, la distinzione tra infiorescenze definite e indefinite, l’analisi dendrocronologica volta alla ricostruzione storica delle essenze arboree, nonché la classificazione dei portamenti monopodiali e simpodiali. Tali studi trascendono la mera finalità tecnica: accostando, a titolo esemplificativo, il flusso della linfa alla circolazione sanguigna, Leonardo eleva il dato botanico a riflessione metafisica, trasmutando l’albero in un simbolo cosmico, unità vivente specchio della logica universale. Un pilastro del metodo leonardiano è rappresentato dal “pensare per immagini”. Il disegno non si configura come semplice rappresentazione estetica, bensì come autentico strumento gnoseologico. Mediante il tratto, il dato visibile diviene veicolo verso l’invisibile; l’immagine si fa epifania della forma, rendendo intellegibile alla mente umana la complessità delle leggi che governano l’universo. La botanica di Leonardo da Vinci attesta dunque l’inesistenza di una divergenza tra scienza e filosofia: integrando il rigore del metodo empirico con una visione capace di cogliere l’unità nella molteplicità, egli restituisce l’immagine di una natura profondamente logica, interconnessa e intrinsecamente dotata di senso.

Foto 9 da Mariapaola Forlani
Nel 2019 ho avuto il privilegio di presenziare all’inaugurazione della mostra dedicata a Leonardo da Vinci presso Santa Maria Novella, a Firenze, evento promosso da Aboca in occasione del cinquecentenario della scomparsa dell’artista. Tale circostanza mi ha offerto la preziosa opportunità di interloquire con il Professor Capra e il Professor Mancuso curatori della mostra insieme a Mercati, le cui riflessioni sulla dimensione botanica leonardesca hanno rappresentato per la mia attività di ricerca un momento di notevole interesse e approfondimento culturale. Tale esperienza ha ulteriormente consolidato il mio interesse verso l’argomento, in seguito declinato nel mio percorso di specializzazione in chiave neoplatonica. La mostra analizzava l’intrinseco legame tra arte e natura, utilizzando il genio di Leonardo da Vinci come esempio paradigmatico di osservazione scientifica e sensibilità estetica. Attraverso un approccio sistemico, il percorso evidenziava come l’ambiente rinascimentale fiorentino, caratterizzato da un circolo virtuoso tra ingegno individuale e contesto sociale, abbia favorito l’innovazione. L’esposizione invitava a una riflessione critica sull’urbanistica contemporanea: la perdita di una visione multidisciplinare, che integri bellezza ed emozioni nella progettazione degli spazi, sta impoverendo la nostra percezione della complessità del mondo e la qualità delle relazioni umane. L’installazione di un dodecaedro contenente un gelso in Piazza della Signoria invitava a riflettere sul pensiero sistemico di Leonardo da Vinci. Alla base di tale concezione risiedeva costantemente il profondo legame neoplatonico di Leonardo con l’universo matematico e i solidi platonici, i quali costituiscono, in essenza, la struttura portante e il riflesso autentico della natura e della sua creazione.
“La natura è piena d’infinite ragioni, che non furon mai in isperienzia.” Leonardo Da Vinci
Riferimenti
Fritjof Capra Leonardo e la botanica, Un discorso sulla scienza della qualità, Aboca, 2019
Una delle più facilmente accessibili è “Trattato della pittura di Lionardo da Vinci tratto da un codice della Biblioteca Vaticana, Roma, 1817”
Gestri G e Peruzzi L, “I fiori di Leonardo – La flora vascolare del Montalbano in Toscana”, Aracne, 2013
Raccolti ad esempio in “Aforismi, Novelle e Profezie”, Newton Compton, 1993
Leonardo da Vinci e la pianta di Imola del 1473. Studio critico sulla attribuzione a Danesio Maineri
di Mario Giberti (Autore) Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2016
Antologia della divina proporzione, 2010 Aboca Edizioni.
Giorgio Vasari, Le Vite de’ più eccellenti pittori, scvltori, e architettori scritte da Giorgio Vasari pittore et architetto aretino, Di Nuouo dal Medesimo riviste et ampliate con i ritratti loro et conl’aggiunta delle Vite de’ vivi, & de’ morti dall’anno 1550 infino al 1567. Parte Terza, appresso i Giunti,Fiorenza 1568, p. 8.
A. Chastel, Luigi d’Aragona: un cardinale del Rinascimento in viaggio per l’Europa, Laterza,Roma-Bari 1995
Annalisa Di Maria “Leonardo da Vinci e la scuola Neoplatonica”Volume 1. Paleani editore, 2019.
Annalisa Di Maria “Leonardo da Vinci e la scuola Neoplatonica, la Gioconda e il suo significato”NFC edizioni, 2019.
Andre Chastel, Arte e Umanesimo a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico:studi sul Rinascimento e sull’umanesimo platonico, G. Einaudi, Torino 1964